A R E E   D I   R I C E R C A

P A L E R M O

Salerno: brevettato un nuovo test per la tubercolosi
Direttore dell'Istituto per lo Studio di Metodologie Diagnostiche Avanzate

 In un settore come quello medico in cui si sottolinea continuamente l'importanza della prevenzione, la diagnosi è senza dubbio un momento fondamentale per il paziente. Qual è il contributo del Suo Istituto a questa attività?

Prima di rispondere alla sua domanda vorrei precisare che l'ISMEDA esiste per il CNR in termini di produttività e di personale, ma non è ancora fisicamente presente nell'Area della Ricerca di Palermo e continua a svolgere la propria attività all'interno dell'Università del capoluogo siciliano, Università che mette a disposizione del CNR locali ed attrezzature.

L'obiettivo principale dell'ISMEDA è lo sviluppo e l'ottimizzazione di indagini diagnostiche. Di particolare interesse è il nostro studio sulla tubercolosi, grazie al quale abbiamo messo a punto un test utile per la diagnosi e per il monitoraggio della terapia antitubercolare.

strumentazioneCappa a flusso laminare
per colture cellulari

La diagnosi tubercolare si fonda attualmente sul test cutaneo alla tubercolina, sulla radiografia del torace e sulla coltivazione dei micobatteri in terreni di coltura. Quest'ultima indagine, che in taluni casi permette di formulare una diagnosi accurata, fornisce una risposta dopo circa un mese. Durante questo periodo i pazienti vengono sottoposti ad intensi trattamenti farmacologici per evitare la progressione della malattia; tale terapia però non solo debilita la persona, ma risulta inutile qualora i test diagnostici non depongano per la tubercolosi.

Il test messo a punto nel nostro Istituto è poco invasivo, dal momento che si serve di un semplice prelievo di sangue (o di liquor, in presenza di una possibile meningite tubercolare) e fornisce un risultato certo in una settimana. Il test si fonda sull'analisi di linfociti T, i linfociti gamma/delta, che reagiscono nei confronti del micobatterio della tubercolosi. Il test, che può inoltre rivelarsi utile per valutare l'efficacia della terapia antitubercolare e stabilire quando interrompere la cura, è stato sperimentato su un buon numero di persone, tanto che si è deciso di brevettarlo.

Sempre nell'ambito della tubercolosi, i ricercatori dell'ISMEDA stanno studiando il modo di ottimizzare il test cutaneo alla tubercolina, allo scopo di eliminare i falsi negativi. L'obiettivo è quello di sostituire la sostanza attualmente utilizzata (il derivato proteico purificato del micobatterio della tubercolosi o PPD) con una miscela di 3-4 peptidi purissimi che garantiscano la certezza del risultato con la massima sensibilità e specificità.

La ricerca sulla tubercolosi è nel complesso particolarmente impegnativa e procede molto lentamente. Ritengo però che essa vada proseguita poiché si tratta di una patologia che sta riemergendo con notevole impatto sociale. La causa principale della sua ricomparsa è da ricondurre alla diffusione dell'AIDS, con il risultato dell'esistenza di focolai di infezione e malattia tubercolare, che ci inducono a non trascurare il problema.

Una seconda linea di ricerca condotta presso l'ISMEDA riguarda lo studio dei trapianti nel topo e nell'uomo. Nel topo abbiamo utilizzato un modello sperimentale che ha permesso un'indagine sul ruolo di peptidi immunodominanti. Assai più difficile appare il raggiungimento dello stesso obiettivo nell'uomo, a causa del numero elevato di variabili genetiche. Pertanto, occorrerebbe individuare il peptide responsabile del rigetto in ogni singola coppia donatore/ricevente. Si tratta di una ricerca lunga e complessa, ma è senza dubbio questa la strada da percorrere se si vuole evitare l'uso di terapie immunosoppressive non specifiche, che annientano il suo sistema immunitario e lo rendono suscettibile alle malattie.

grafico
Analisi citofluorimetrica in tre colori dei recettori a, b, g, per l'interleuchina su una popolazione linfocitaria

Alla base di questi studi vi sono le analisi genetiche di popolazione, ricerche che in Istituto stiamo conducendo in collaborazione con i più grandi esperti di questo argomento tra i quali i professori Alberto Piazza e Luca Cavalli Sforza.

Una terza linea di ricerca dell'Istituto esamina gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche ed i possibili rischi che possono derivare dall'esposizione ai campi magnetici. I risultati finora conseguiti non evidenziano alcun pericolo per l'uomo. Dagli studi da noi condotti è emerso che vi sono delle minime modificazioni biologiche, quali ad esempio l'alterazione temporanea della velocità di rilascio di alcune molecole, e che tali modificazioni variano da soggetto a soggetto.

Le ricerche condotte in Istituto presentano tutte una notevole applicabilità; come si esplica a livello territoriale?

Malgrado, come gia detto, l'Istituto non sia ancora inserito nell'Area, la sua attività è perfettamente visibile e valutabile in termini di risultati; la scarsità di rapporti con la realtà territoriale non dipende, quindi, da una nostra limitata produttività. All'origine di ciò vi è, piuttosto, la localizzazione in una zona economicamente depressa in cui l'industria è poco sviluppata, e del tutto inesistenti sono le aziende farmaceutiche nelle quali l'ISMEDA troverebbe validi interlocutori.

Diversa è la situazione se si esaminano altre realtà: sono in fase di avvio rapporti di collaborazione con le strutture ospedaliere cittadine, estremamente interessate ai nostri studi sulla tubercolosi ed alle ricerche sui trapianti. È indubbia, credo a tutti i livelli, la necessità di trovare molteplici meccanismi di connessione tra la ricerca e l'industria.

Quale ritiene siano gli interventi più urgenti per l'Istituto?

La prima cosa di cui l'Istituto necessita è senz'altro una sede efficiente e ben attrezzata all'interno dell'Area, che consenta di abbandonare i locali dell'Università di Palermo, dove tuttora è ubicato l'Istituto, che verrebbe così ad avere con essa solo rapporti di collaborazione scientifica.

Altrettanto urgente è il potenziamento del personale; l'aumento del numero dei ricercatori darebbe una spinta agli studi condotti in Istituto, consentendoci di raggiungere più rapidamente risultati ed obiettivi. Non meno indispensabile è, inoltre, l'assegnazione di personale amministrativo che faciliterebbe la gestione dell'Istituto ed una migliore utilizzazione dei finanziamenti che l'Istituto riceve dall'esterno. Attualmente l'ISMEDA non ha alcuna unità di personale amministrativo, con gravi disagi per i ricercatori. Sarebbe inoltre opportuno un chiaro e realizzabile quadro di sviluppo dell'Istituto, che darebbe la possibilità di programmare adeguatamente il futuro.

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