A R E E D I R I C E R C A |
P A L E R M O |
Istituti:
pluridisciplinarietà ad alto livello
| Non è certo un'Area monotematica quella di Palermo. I suoi
Istituti si occupano infatti di discipline diverse (medicina, biologia, flsica,
astroflsica, chimica, informatica, etc.), alcuni con ricerche di tipo prevalentemente
fondamentale, altri con studi anche di tipo applicativo. Tutti, comunque, svolgono un'attività di buon livello, contribuendo a garantire la visibilità del CNR ed a favorire una sua sempre più capillare adesione alle realtà territoriali del Paese, anche quelle più periferiche. Per conoscere più dettagliatamente i campi d'azione di quest'Area abbiamo incontrato i direttori di alcuni degli Istituti che vi afferiscono. |
Geraci: presto nei computer il DNA al
posto dei microchip
Direttore dell'Istituto di Biologia
dello Sviluppo
Quali sono le ricerche condotte nel Suo Istituto?
L'Istituto di Biologia dello Sviluppo, nel quale vi sono notevoli
competenze nell'ambito della biologia molecolare e della conoscenza del DNA, si interessa
prevalentemente di embriologia ed utilizza per le proprie ricerche embrioni di riccio di
mare, di topo e di uomo. L'attività è suddivisa attualmente in nove linee di ricerca.
Una linea di ricerca studia i mastociti: i ricercatori dell'IBS hanno purificato per la
prima volta questo tipo di cellule dal cervello di ratto, scoprendo che tali mastociti,
indotti da neuropeptidi come la sostanza P, un neuromediatore presente nel sistema nervoso
centrale, producono TNF-alfa, una citochina. Poiché si è constatato che un aumento del
TNF-alfa si riscontra in molte malattie neurodegenerative, la stessa ricerca è stata
trasferita sull'uomo allo scopo di studiare i meccanismi mediante i quali spiegare
l'evolversi di importanti patologie.
Un gruppo di ricercatori si occupa dei geni homeobox, geni che determinano
l'identità regionale in una grande varietà di organismi. Gli studi hanno finora condotto
all'identificazione di geni con homeobox coinvolti in eventi precoci di
specificazione cellulare, nella polarizzazione dorso-ventrale dell'embrione e nella
definizione della regione di confine tra ectoderma ed endoderma.
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| Sezione di muscolo di topo allo stadio embrionale e fetale |
Un terzo gruppo di ricerca studia i meccanismi utilizzati
dall'uovo vergine di riccio di mare per localizzare i fattori materni durante lo sviluppo
embrionale.
Va precisato che nell'embrione di riccio di mare l'asse animale-vegetativo è già formato
nell'uovo vergine. Dopo la fecondazione, e man mano che avvengono le divisioni cellulari,
le cellule acquisiscono differenti destini e le loro differenze possono essere spiegate
con la localizzazione di fattori materni.
Nel corso di queste ricerche il gruppo ha identificato ed isolato alcune molecole presenti
in una regione specifica del citoplasma dell'uovo. Tali molecole sono responsabili della
formazione di strutture ectodermiche (bocca) nell'embrione, ed un'alterazione della loro
distribuzione nell'uovo provoca malformazioni durante lo sviluppo dell'embrione.
Un'altra linea di ricerca studia il ruolo dei collageni durante lo sviluppo embrionale del
riccio di mare al fine di comprendere meglio i meccanismi che controllano il corretto
sviluppo di un embrione.
Un reparto dell'Istituto studia la Parietaria judaica, responsabile della forma
più diffusa di allergia nell'area mediterranea, disturbo che interessa circa 10 milioni
di persone. La ricerca ha portato alla clonazione dei due più importanti allergeni da
polline di questa pianta; di questi ultimi si è stabilita la sequenza aminoacidica e la
struttura tridimensionale. Ciò potrebbe condurre alla costruzione, per ingegneria
genetica, di molecole con attività allergenica nulla, da iniettare nei soggetti
allergici.
In Istituto si studia, poi, la regolazione dell'espressione genica durante la miogenesi,
con l'obiettivo di chiarire i meccanismi molecolari che sono alla base dello sviluppo e
del differenziamento del muscolo scheletrico e che sono implicati nel mantenimento di un
fenotipo normale. Scopo finale è approfondire la conoscenza delle alterazioni molecolari
presenti nelle patologie muscolari e neuromuscolari.
Un programma di ricerca studia le molecole responsabili dell'adesione cellulare allo scopo
di comprendere i meccanismi che regolano la loro funzione ed individuare il ruolo che esse
svolgono nelle interazioni cellula-cellula e cellula-matrice extracellulare, interazioni
di primaria importanza per il corretto sviluppo dell'embrione.
Un gruppo di ricercatori mira a capire i meccanismi di controllo ed a caratterizzare i
fattori molecolari che sono alla base della regolazione della trascrizione dei geni degli
istoni durante le prime fasi dello sviluppo dell'embrione di riccio di mare.
Una linea di ricerca si occupa, infine, dei meccanismi di regolazione della sintesi dei
neurosteroidi e della loro funzione nel sistema nervoso centrale per comprendere quanto
siano implicati nelle patologie neurodegenerative quali ischemia, morbo di Alzheimer e di
Parkinson.
Interessante è poi lo studio che i nostri ricercatori stanno conducendo, con un
finanziamento del Progetto Finalizzato "Beni Culturali", sul DNA delle
popolazioni che nel 2000 a. C. sono immigrate in Sicilia ed in Sardegna. Obiettivo finale
è dimostrare, studiando il DNA ricavato dai resti delle loro ossa, che entrambi i popoli
derivano da un unico ceppo proveniente dalla zona dei Balcani. In tal modo si darebbe un
fondamento scientifico a questa ipotesi finora surrogata solo dal fatto che nelle
necropoli delle due isole sono stati rinvenuti bicchieri simili, di forma campaniforme.
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Riccio di mare ed embrione allo stadio di blastula con mesenchima |
Gli studi condotti in Istituto, pur delineandosi prevalentemente come ricerche di base, presentano molti risvolti applicativi. Come si traduce questo aspetto nei rapporti con la realtà produttiva e territoriale?
La maggiore visibilità che il CNR ha acquisito nel territorio,
in seguito alla costruzione dell'Area della Ricerca, ha favorito naturalmente l'Istituto
nei rapporti con le istituzioni locali e con le piccole e medie imprese della zona.
La Regione Siciliana utilizzando fondi dell'Unione Europea intende, quindi, finanziare
progetti di ricerca che coinvolgano il CNR e che mirino a migliorare i processi produttivi
delle aziende, introducendo innovazione.
Un settore di interesse è quello farmacologico, nel quale la competenza che l'Istituto ha
nel settore dell'embriologia si rivela preziosa sia nel campo della diagnostica sia in
quello della terapia delle malattie neurodegenerative.
Un altro possibile campo di applicazione è quello dell'acquacoltura, nel quale le
conoscenze di embriologia dell'IBS possono rivelarsi utili per ottenere uno sviluppo
migliore e più rapido delle specie ittiche.
Quale ritiene sarà lo sviluppo futuro dell'Istituto e che direzione prenderà l'attività?
Se volgiamo la sguardo al futuro, uno degli argomenti di biologia
che suscita sempre più interesse per le implicazioni scientifiche, etiche e politiche, è
l'intervento sul DNA di embrioni umani. L'embriologia umana in questo campo ha avuto
nell'ultimo decennio un forte avanzamento, grazie alla fecondazione assistita ed alla
possibilità di conoscere meglio le prime fasi dello sviluppo dell'embrione umano fino
all'impianto nell'utero materno.
Contemporaneamente, c'è stato un accrescimento delle conoscenze nel settore della
biologia molecolare, e le terapie in grado di intervenire sul DNA e sui geni sono più
vicine. Se si fondessero le due cose si potrebbe dunque giungere alla soluzione di molte
patologie oggi non curabili. L'IBS ha una notevole esperienza, come ho già sottolineato,
nel campo dell'embriologia, partendo dagli embrioni di riccio di mare, passando per gli
embrioni di topo, per finire agli embrioni umani. A questo proposito vorrei ricordare che
la prima "bambina italiana in provetta" è nata nel 1984 a Palermo ed a questo
evento ho collaborato anche io, insieme con altri colleghi, in veste di biologo. Il
contributo che a questi studi di biomedicina può venire dall'IBS, grazie all'esperienza
che in questo settore hanno i diversi gruppi di ricerca presenti nell'Istituto, è davvero
elevato e può fare di questo Organo una realtà di punta del CNR, e non solo, in questo
campo di frontiera della biologia.
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Proteine di superficie cellulare localizzate nel riccio di mare |
Un altro settore che avrà un posto preminente nella biologia dei
prossimi anni è lo studio di meccanismi che interessano la fisiologia e la patologia,
studio che va condotto, però, guardando alla complessità del fenomeno.
Fino ad oggi il "riduzionismo", ossia l'attenzione per il sempre più piccolo,
è stato l'ambito in cui si sono sviluppate la maggior parte delle ricerche di
biomedicina: si è scesi dall'organo alla cellula, per arrivare alla singola molecola o
all'unità più piccola con la quale si è cercato di spiegare i vari processi. Alla fine,
però, si è capito che la ricerca del sempre più piccolo porta spesso ad illustrare
benissimo meccanismi che non sono però generalizzabili, dal momento che la natura è più
complessa. Non è possibile ridurre i processi biologici a singole cellule che agiscono in
maniera specialistica; vi sono dati certi, ad esempio, che molecole che si pensava
appartenessero ed agissero solo sul sistema nervoso, hanno, invece, una chiara interazione
con cellule del sistema immunologico che, stimolato, manda segnali influenzando il sistema
endocrino. A Santa Fè, negli Stati Uniti, esiste un Centro di ricerche dedicato proprio
alla "Complexity", una scienza o meglio un modo nuovo di impostare i
problemi, secondo il quale è giusto studiare i meccanismi biologici a livello molecolare,
solo però se vengono sempre rapportati ed inseriti nella complessità del fenomeno che si
sta studiando. Nell'IBS già alcune ricerche di neuroimmunologia sono impostate seguendo
questa filosofia, coniugando, quindi, immunologia, neurologia ed endocrinologia o anche
collegando la biologia molecolare a particolari patologie muscolari e neuromuscolari o a
reazioni allergiche ed a malattie neurodegenerative.
Infine, un altro campo che si affermerà nei prossimi anni è quello che vede
un'interazione tra biologia e informatica, e che porterà alla costruzione di computer in
cui i microchips sono sostituiti dal DNA, passando dal silicio al carbonio ed
utilizzando le enormi capacità di informazione e processi contenute da questa molecola
organica.
Tale ricerca, denominata "DNA computing", è, naturalmente, solo agli
inizi, tuttavia esiste già una collaborazione tra alcuni ricercatori dell'Istituto ed un
gruppo di informatici delle Università di Palermo e di Bucarest. Si tratta, è facile
comprenderlo, di una realtà tutta da scoprire, ma davvero stimolante e sulla quale,
penso, valga la pena di investire uomini e tempo, senza dover impegnare grosse quantità
di denaro.