A R E E D I R I C E R C A |
P A L E R M O |
| a cura di Rita Bugliosi |
"Lo sforzo umano e finanziario sostenuto dal CNR - spiega il direttore dell'Area, il dottor Buccheri - ha messo gli Istituti in condizione di operare in breve tempo, al massimo della competitività"
Sebbene sia di recente costituzione - risale infatti alla primavera del 1996 - l'Area della Ricerca di Palermo è già una realtà pienamente efficiente. Raccolta tutta in un unico edificio, un palazzo di cinque piani situato alla periferia del capoluogo siciliano, essa si rivela funzionale per i dipendenti siano essi amministrativi, tecnici o ricercatori.
In una stessa costruzione è possibile trovare infatti tutti i servizi, da quelli di tipo "sociale" (mensa, bar, agenzia di viaggi) a quelli più strettamente scientifici (biblioteca, aule convegni, sale riunioni), oltre, naturalmente, agli attrezzati laboratori.
Di livello elevato è, inoltre, la sua rete informatica (vedi pagine seguenti) che ne fa un importante punto di riferimento per la divulgazione scientifica ed il trasferimento tecnologico in tutto il territorio regionale.
Della storia dell'Area, del suo presente e del suo futuro abbiamo parlato con il direttore, il dottor Rosolino Buccheri.
Da quali esigenze è nata l'Area della Ricerca di Palermo e qual è la sua storia?
Il CNR sbarca a Palermo fra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 con l'istituzione del Centro Studi per il Miglioramento Genetico degli Agrumi (CSMGA) e, subito dopo, della sezione staccata del Laboratorio di Fisica Cosmica e Tecnologie Relative (LFCTR) di Milano; il primo su iniziativa di Francesco Giulio Crescimanno, professore ordinario della Facoltà di Agraria, la seconda su iniziativa di Livio Scarsi, professore ordinario della Facoltà di Scienze, entrambi dell'Università di Palermo.
All'inizio degli anni '80, su iniziativa dell'allora Presidente del CNR Ernesto Quagliariello e sotto la spinta delle esigenze di sviluppo scientifico e tecnologico portate avanti da scienziati e politici siciliani, nascono gli Istituti di Applicazioni Interdisciplinari della Fisica (IAIF) e di Fisica Cosmica e Applicazioni dell'Informatica (IFCAI), che prende il posto della sezione staccata del LFCTR, gli Istituti di Biologia dello Sviluppo (IBS) e di Fisiopatologia Respiratoria (IFR) nel settore biomedico, l'lstituto di Geochimica dei Fluidi (IGF), l'Istituto per l'Edilizia ed il Risparmio Energetico (IEREN) e, infine, l'Istituto di Tecnologia della Pesca e del Pescato (ITPP), recentemente ridenominato IRMA (Istituto di Ricerca sulle Risorse Marine e l'Ambiente).
La Biblioteca dell'Area
Tranne l'ITPP/IRMA, che aveva (ed ha) sede a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, e l'IFR, che trovò posto all'interno dell'ospedale "Cervello" di Palermo, tutti gli altri Istituti, in attesa della realizzazione dell'Area della Ricerca (inizialmente prevista in via dei Cantieri), vennero ospitati in locali concessi dalle facoltà universitarie di cui facevano parte i loro direttori. Nel giro di qualche anno, tuttavia, avendo preso atto del fallimento dell'iniziativa di via dei Cantieri, gli Istituti IFCAI, IGF e IEREN venivano trasferiti presso appartamenti in varie parti della città, dove, pur in mancanza dell'ambiente e dell'impiantistica adatti alla ricerca, avevano uno spazio sufficiente. All'inizio degli anni '90, una parziale applicazione dell'accordo di programma CNR-MISM, siglato nel 1988, permetteva la nascita progressiva, oltre che dell'Area, di altri Organi di Ricerca. Vedevano così la luce l'Istituto di Chimica e Tecnologia dei Prodotti Naturali (ICTPN), l'Istituto di Tecnologie Diagnostiche Avanzate (ISMEDA), l'Istituto di Scienze e Tecnologie dello Sport e dell'Attività Fisica (ISTSAF), recentemente confluito nell'IFR, l'Istituto di Tecnologie Didattiche e Formative (ITDF), il Centro Ricerche sui Sistemi Elettrici di Potenza (CERISEP) e il Centro Studi sulle Reti di Elaboratori (CERE).
A metà degli anni '90, quindi, non considerando l'ITPP/IRMA di Mazara del Vallo, a Palermo operavano 10 Istituti e 3 Centri in 8 settori distinti della Scienza e della Tecnologia, per un totale di oltre 200 unità di personale (di cui la metà ricercatori), in quasi completo isolamento gli uni dagli altri, ospiti in sedi sparse per la città e del tutto inadeguate alle attività istituzionali previste. La presa in carico dell'edificio di via Ugo La Malfa da parte del CNR nella primavera del 1996 e lo sforzo umano e finanziario fatto per il suo adeguamento in termini di arredi, strutture tecnologiche e servizi, ha permesso il trasferimento degli Istituti dalle loro sedi provvisorie, mettendoli in condizione di operare, al massimo della competitività, nei rispettivi settori di indagine scientifica.
In che modo la costruzione dell'Area ha influito sull'attività degli Istituti?
La sede di via La Malfa (15.000 mq suddivisi in cinque piani
sopra terra, un piano terra, due piani interrati ed un minimo di spazio aperto), anche se
manca ancora qualche importante dettaglio per la sua piena funzionalità, permette già
1'erogazione di un insieme di servizi, gestiti da appositi uffici della Direzione di Area,
che riguardano sia le esigenze del personale (parcheggio, bar-buvette, cash
dispenser, ufficio viaggi) sia le esigenze strettamente legate alla ricerca (la
biblioteca centralizzata, le aule convegni e la sala riunioni, la rete informatica, il
Centro di Calcolo).
Aula didattica per corsi
di formazione
Questa circostanza ha costituito un avanzamento di primaria importanza non solo per gli Istituti che già avevano un solido credito scientifico in campo nazionale ed internazionale, ma anche e soprattutto per gli Istituti più piccoli e quelli di nuova formazione che, a corto di personale (specie amministrativo) e mezzi finanziari, avevano difficoltà ad imporsi per l'evidente condizione di inferiorità in cui si trovavano, dovendo spendere la maggior parte del loro tempo per lo svolgimento di compiti che con la ricerca attiva avevano poco o nulla a che fare.
L'altra importante circostanza che sta iniziando ad influire positivamente sull'attività degli Istituti è la visibilità che una sede come quella di via La Malfa permette al CNR di acquisire nel confronti della città e dell'Isola tutta. Il processo di promozione delle attività di ricerca, condotto dalla Direzione di Area con il concorso ed il sostegno di tutti gli Istituti già da anni, ha adesso un punto preciso di riferimento anche in termini logistici e ciò comporta una maggiore facilità nei contatti con l'esterno, contatti di cui tutti gli Istituti e quindi tutte le attività scientifiche beneficiano.
La sede è stata visitata da tante personalità politiche e scientifiche, locali, nazionali ed internazionali, che hanno mostrato grande interesse per la presenza a Palermo di una struttura scientifica di livello europeo, di cui si sentiva la mancanza.
L'influenza della sede potrà, comunque, avere ancora maggiore importanza al momento in cui gli Istituti potranno disporre del personale e della strumentazione prevista sulla carta e risalente al famoso accordo di programma CNR-MISM dell'88, ancora in gran parte eluso.
Che rapporti vi sono fra la struttura del CNR, le istituzioni locali e, più in generale, il territorio?
Prima della costituzione dell'Area della Ricerca e del suo trasferimento in via La Malfa, i contatti con il territorio si fondavano principalmente su iniziative individuali, anche molto pregevoli, dei singoli direttori, ma che, in un contesto scarsamente industrializzato come quello palermitano, non avevano effetti di grande rilevanza. In particolare i contatti con le istituzioni locali erano praticamente assenti e, considerata anche la cronica scarsezza di risorse in termini finanziari e di personale, non esisteva alcuna possibilità di influire sulla cultura scientifica del territorio.
La costituzione dell'Area e, successivamente, l'utilizzo della struttura di via La Malfa, con le conseguenze che questi eventi hanno comportato in termini di alleggerimento dei compiti gestionali da parte dei ricercatori e di cospicuo aumento delle risorse tecnologiche e scientifiche, hanno permesso ai direttori di spostare parzialmente all'esterno il proprio interesse e di attirare, di converso, l'attenzione di enti pubblici ed imprese sulla ricerca scientifica. In questo l'Area si è mossa come un tutt'uno, nella consapevolezza della difficoltà dell'impresa e della necessità di spezzare, ove possibile, l'isolamento della ricerca scientifica e orientando le proprie attività in direzione delle esigenze del territorio, dove la ricerca stessa opera e da cui riceve il sostentamento.
Un importante esempio di questi movimenti è l'attivazione, su iniziativa dell'ICTPN, del servizio di consulenza per la certificazione delle imprese sulla gestione della qualità e dell'ambiente. I risultati sono globalmente lusinghieri. Una stretta collaborazione con il Commissariato dello Stato per la Regione Siciliana, la Regione stessa e l'Associazione degli Industriali, oltre ad altre istituzioni pubbliche e private siciliane, ha permesso l'erogazione, nell'arco di pochi mesi di lavoro e senza altra spesa che il tempo dei dipendenti delle istituzioni stesse, di un servizio di enorme importanza come la banca dati sulle fonti normative siciliane (in altra parte di questo numero sono riportate le caratteristiche fondamentali di FoNS ed i commenti dei responsabili di alcune delle Istituzioni che hanno contribuito alla realizzazione della banca dati e della sua erogazione tramite sito INTERNET).
È inoltre in corso, sempre insieme con il Commissariato dello Stato per la Regione Siciliana ed utilizzando il sito di FoNS, l'istituzione dello Sportello Regionale per le Imprese; è anche in via di definizione la stipula di un protocollo di intesa con la Provincia Regionale di Palermo per lo svolgimento di un programma volto alla diffusione della cultura scientifica, programma che va nella direzione promossa e voluta dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.
Sempre su iniziativa dell'Area di Palermo, sono inoltre in avanzato stato di progresso contatti con la Regione Siciliana, appoggiati dalla Presidenza dell'Assemblea Regionale Siciliana, per la formulazione di un accordo quadro con il CNR, volto ad utilizzare le competenze scientifiche e tecnologiche dell'Ente in funzione dello sfruttamento delle risorse naturali della Sicilia.
Da citare, infine, i non meno importanti contatti in corso con le Associazioni degli Industriali, con il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, con la Società per l'Imprenditoria Giovanile, con la AUSL di Palermo e con l'Azienda Municipalizzata Autotrasporti, che sono potenzialmente in grado di generare collaborazioni proficue sia per il CNR sia per il territorio, purché si metta l'Area di Palermo in condizioni di concludere l'iter dell'adeguamento della sede e si dotino gli Istituti del personale e della strumentazione scientifica necessari per potere assolvere questi compiti.
La Sala Convegni
Quali sono i progetti per il futuro e quali gli interventi che ritiene più urgenti?
La sede di via La Malfa, come ho gia detto, costituisce un grande miglioramento delle condizioni della ricerca scientifica a Palermo ma, per la posizione in cui essa si trova, non è suscettibile di ampliamenti e questo potrebbe in futuro costituire un limite all'espansione delle attività, specie qualora il personale dovesse raggiungere la dimensione prevista dagli organici ufficiali e se tutti i contatti in corso portassero, come sperato, a nuove iniziative di collaborazione con altre istituzioni per la realizzazione di progetti di interesse per il territorio. I processi di promozione e realizzazione del trasferimento tecnologico dalla ricerca alle imprese potrebbero in particolare subire gravi ritardi e limitazioni in un contesto che ha tanto bisogno di innovazione tecnologica. In ogni caso non sarà possibile trasferire in via La Malfa altri Organi, oltre a quelli già presenti ed a quelli (IFR e ISMEDA) in corso di trasferimento.
Bisogna quindi, da un lato, completare in breve tempo l'iter per l'adeguamento della sede di via La Malfa, in modo da permetterne la piena funzionalità, non foss'altro che per valorizzare gli investimenti fatti finora dal CNR. Dall'altro potrebbe rivelarsi necessario, a medio termine, acquisire nuovi spazi che permettano un maggiore coinvolgimento della ricerca palermitana nei programmi di sviluppo del territorio.