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di Franco Denoth
Presidente del Comitato Nazionale di Consulenza per la Scienza e le Tecnologie dell'Informazione del CNR

Il futuro corre sui bit

In un libro dello CSELT si rincorrono alcune
accattivanti visioni del terzo millennio

Riceverà i quotidiani di sua scelta, nella propria abitazione, via Internet, avrà un ruolo attivo nella determinazione dei programmi televisivi non limitandosi più al ruolo di passivo spettatore, riceverà in modo interattivo notizie sulla viabilità urbana ed extraurbana, sulle condizioni meteorologiche dell'area prescelta e sui servizi essenziali. Attraverso un sistema di comunicazione personale potrà attivare e programmare, a distanza, gli elettrodomestici. Questo singolare e fortunato personaggio non conoscerà attese: troverà l'ascensore al piano, il cibo pronto in pochi minuti, secondo i dettami di un menù preselezionato, la vasca da bagno ricolma d'acqua alla giusta temperatura.libro

Potrà iscriversi all'Università a distanza e frequentare da casa, seguire i corsi di aggiornamento culturale e professionale, telelavorare con tutti i supporti e le applicazioni più avanzate della tecnologia, partecipare in videoconferenza a più convegni. Sarà appassionato di politica? Nessun problema. Abiterà, infatti, in una "Networked Town" (la città cablata) dove potrà seguire da casa propria: il calendario dei lavori del Consiglio Comunale, il dibattito politico in tutte le sue sfaccettature, i programmi di sviluppo economico e produttivo dell'area metropolitana di appartenenza, il percorso, spesso sofferto ed incerto, dell'ultima istanza inoltrata per la richiesta di una Carta d'identità, del passaporto o magari della patente di guida.

Sono cronache di un futuro annunciato che rischiano di tramutarsi in un sogno lontano? Forse. Una cosa è certa: non stiamo parlando di robot o di un extraterrestre, ma più semplicemente di un cittadino di quella che sarà la vita di ogni giorno nell'èra della rivoluzione informatica. Una rivoluzione già in atto, molto più vicina e coinvolgente di quanto non siamo portati naturalmente ad immaginare. A dimostrarcelo arriva un libro vivace ed interessante scritto da Roberto Saracco, Michela Billotti e Margherita Penza, pubblicato da CSELT (Il Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni di Torino del Gruppo Telecom Italia), La Scomparsa delle Telecomunicazioni.

Un titolo sicuramente provocatorio che, in trasparenza, fa emergere la tesi di fondo: il futuro che ci aspetta sarà dominato dalle telecomunicazioni e dalle sofisticate applicazioni delle tecnologie informatiche. Con questa realtà dovremo fare i conti, perché "telecomunicare sarà come respirare". A sostegno di quest'affermazione gli autori, che di questo futuro già si nutrono, muovendosi nel contesto di un centro di ricerca come CSELT, proiettato sui sentieri della sperimentazione, offrono col linguaggio semplice ed efficace della divulgazione, lo spaccato completo, ricco di articolazioni ed implicazioni delle principali trasformazioni legate al progressivo avvicinamento di tre settori considerati strategici per lo sviluppo del pianeta: l'informatica, l'elettronica e le telecomunicazioni, per l'appunto. Ci stiamo incamminando, spiegano gli autori, verso una realtà in cui, grazie allo sviluppo delle tecniche trasmissive, dell'elettronica, dell'optoelettronica, dei sistemi radio e della ricerca nel campo informatico, sarà possibile trasmettere una quantità enorme di dati e informazioni, sulle reti di comunicazione, in un'unità di tempo minima. Milioni di miliardi di bit al secondo saranno veicolati sulle reti, mentre già si calcola che nel 2005 trilleranno 600 milioni di cellulari. Suoni, parole ed immagini faranno così il giro del mondo, annullando ogni limite di spazio e di tempo. Saremo dentro un unico flusso di informazioni in cui il sapere diventa un processo infinito, continuamente alimentato da una rete di conoscenze che si evolve nel tempo.

Una grande sfida ci pare, non solo per la tecnologia, ma anche per il mondo della cultura, della scienza e, non ultimo, del diritto. La rivoluzione in atto tocca persino i fondamenti del vivere civile ed i principi della convivenza democratica. Se si pensa che il 50% della popolazione mondiale non conosce l'uso del telefono, ben si capisce quanto piccola sia quella parte del pianeta che è riuscita a cancellare la piaga della povertà e del sottosviluppo.

"La comunicazione è il collante dell'umanità, quella che fa di un branco di individui una comunità di persone", basta questa frase di Habermas per avere l'esatta percezione che solo attraverso lo sviluppo della scienza e delle infrastrutture comunicative, si potrà misurare il grado di progresso e di benessere raggiunto da popoli e nazioni. Nella società dell'informazione a dominare è una progettazione a livello planetario, una "mente universale" che sceglie per noi, cattura i nostri pensieri, attrae desideri e aspettative, orientando consumi e comportamenti". È la dimensione della rete, che entra nella vita quotidiana. Viviamo dentro i circuiti immateriali della mente globale, con un terminale costantemente aperto verso qualcosa o qualcuno. "La comunicazione è la principale forza semiotica che tenta di mettere in opera fattori e processi di informazione, di conoscenza, di ordine. Ma così facendo produce nello stesso tempo rumore, distorsione, fraintendimento. È dunque necessario generare altra comunicazione per frenare quest'ulteriore riemersione del disordine" (Gian Paolo Caprettini, Ordine e Disordine). Contro questo pericolo dobbiamo combattere, cercando di dominare un orizzonte che presenta un riflesso accattivante e nello stesso tempo inquietante. Al di là della scontata e ormai quasi unanime esaltazione della società digitale, si profila l'affannosa ricerca da parte dell'individuo di un percorso di senso, di un approdo stabile e definitivo. Ordine e disordine, cosmo e caos, energia e entropia, senso e smarrimento, dietro queste categorie di matrice teoretico/filosofica, è possibile scorgere uno spazio interpretativo nuovo, che arricchisce il libro di infinite ulteriori possibilità di commento e di analisi.

Se la società dell'informazione si espande, prepariamoci dunque a comprendere la direzione e il significato di questa "tendenza fondamentale del nostro tempo". Il processo di trasformazione non ha, infatti, investito solamente la realtà industriale e quindi tempi e ritmi del lavoro e dei cicli produttivi, ma ha investito i processi di acquisizione e rielaborazione del sapere, facendo sentire i suoi effetti sui più vari campi dello scibile, dall'antropologia all'estetica, dall'urbanistica all'ingegneria, dall'informatica all'architettura.

Il fenomeno Internet, la presenza sul mercato di telefonini-computer, l'integrazione di servizi in video e in voce, la trasmissione in tempo reale di dati e di informazioni con tecniche numerico-digitali, sono sistemi che potenziando le capacità espressive dell'uomo, impongono l'uso di un nuovo vocabolario oltre che di un'etica applicata alle scienze empiriche. "Noi parliamo spiega il semiologo Paolo Fabbri senza avere coscienza delle difficoltà espressive che dobbiamo superare per comunicare. Ciò che risulta semplice per la macchina, diventa non di rado difficile per noi. Il computer è un sistema di esplorazione del mondo naturale, un simulatore, una protesi tecnica, un prolungamento dell'uomo che ci fa indagare zone di intelligenza e al contempo ragioni di insospettata stupidità".

Ricerca mercato e valori si toccano quindi, formando un sistema a cascata, che conferisce spessore e importanza alle sinergie, alla logica della collaborazione, agli schemi complessi e a volte bizzarri delle grandi alleanze internazionali. Il merito dei nostri autori è quello di avercelo, con misura e discrezione, ricordato.

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