A M B I E N T E |
L A T E R R A |
| di Piero Manetti Presidente del Comitato Nazionale per le Scienze Geologiche e Minerarie del CNR, Roma |
Come rendere compatibili risorse, ambiente e sviluppo
Premessa
Le Scienze della Terra sono in una fase di trasformazione nei loro rapporti con la società e il mondo produttivo. Il mutamento da "scienze delle risorse minerarie", e soprattutto del petrolio, a "scienze del territorio e dell'ambiente" impone una sfida notevole, perché dovranno convivere con altre "scienze dell'ambiente" e perché il problema delle risorse si pone in una nuova prospettiva, da quella mineraria a quella che comprende aria, acqua e suolo, e che, quindi, è sempre più intrecciato col tema dell'ambiente e dell'impatto antropico sul territorio.
Effetti disastrosi del terremoto
del 16/6/1964 sugli edifici
della città di Niigata in Giappone
Inoltre, l'esplosione demografica e la crescita economica costituiscono formidabili fattori di impatto che pongono a tutti i Paesi il problema di uno sviluppo sostenibile. Questo sarà il problema dei problemi nel prossimo secolo e spingerà le Scienze della Terra, intese fino ad ora come Scienze della Terra solida, a trasformarsi in Scienza della Terra, ovvero del sistema Terra come sistema integrato. Ciò richiederà una notevole riconversione e una capacità di interazione con altre discipline, non solo nel campo scientifico e tecnologico ma anche in quello umanistico e socioeconomico. Il problema ambientale non va visto, quindi, in modo riduttivo e localistico, come l'inquinamento delle acque e lo smaltimento dei rifiuti, ma in prospettiva globale e integrata; non va neppure visto come un'opportunità per la sola "scienza applicata"; si tratta infatti di capire meglio come funziona il pianeta nel suo insieme, e ciò comporta un grosso sforzo anche per la "scienza di base". Uno sforzo, quindi, conoscitivo, per comprendere e spiegare i rapporti tra parte solida e parte fluida della Terra, tra parte inorganica e biosfera, tra parte superficiale e parte profonda.
L'interazione tra le "geosfere" è appunto il primo tra i grandi obbiettivi; gli altri contributi, anche se rientrano nelle competenze tradizionali della Scienza della Terra (vedi reperimento di risorse, prevenzione e mitigazione dei rischi geologici), sono visti sempre nell'ottica planetaria ("minimizzare gli effetti dei cambiamenti ambientali e globali, e adattarvisi"). Negli obbiettivi sopra indicati si inseriscono alcuni grandi temi di ricerca e, precisamente: 1. Paleoambiente ed evoluzione biologica, 2. Cicli geochimici e biogeochimici globali, 3. Fluidi sulla ed entro la Terra, 4. Dinamica della crosta (oceanica e continentale), 5. Dinamica del mantello e del nucleo, 6. Riduzione dei rischi naturali.
Movimento
franoso
indotto da un evento sismico
Quanto detto sopra si può allora sintetizzare in due punti:
1. Alle scienze della Terra si offrono grandi opportunità se sapranno rinnovarsi culturalmente in un mondo che cambia;
2. La distinzione tra ricerca di base e applicata, come l'abbiamo conosciuta finora, è sempre meno netta; i due aspetti sono sempre più legati.
Con queste premesse il Comitato ha impostato la propria attività tenendo conto dei finanziamenti degli obbiettivi sopracitati e sollecitando i propri Organi a tenere presenti queste nuove prospettive e a trasferire sempre più i risultati dei finanziamenti sulla letteratura internazionale.
Il Comitato Nazionale per le Scienze Geologiche e Minerarie del CNR si avvale per la propria attività di 15 Istituti, 12 Centri, 2 Gruppi di Ricerca, 3 Gruppi Nazionali per la Protezione Civile, a cui si affiancano anche 2 Istituti Nazionali di Coordinamento. Esistono anche altre iniziative più specifiche della realtà italiana che sono state promosse dal Comitato o a cui partecipa la comunità scientifica italiana attraverso il CNR, che riguardano la geologia delle aree urbane, la cartografia geologica e l'esplorazione profonda della crosta e dei fondi oceanici.
I principali settori di intervento degli Organi CNR e dei Gruppi della Protezione Civile riguardano:
a) Rischi naturali, dove si affrontano ricerche riguardanti i rischi idrogeologici, vulcanologici e sismici.
Occorre segnalare che, accanto agli studi ed all'attività di consulenza e sorveglianza vulcanica, i nostri organi sono stati ripetutamente impegnati nell'Umbria e nelle Marche durante la crisi sismica dell'autunno/inverno 1997, attività che dura tuttora, e nell'ultimo evento franoso che ha così duramente colpito la Campania. Questo settore, mentre usufruisce di un notevole impegno finanziario da parte della Protezione Civile e del CNR, sta sempre più diminuendo in risorse umane per le difficoltà di sostituzione del personale che lascia il proprio posto di lavoro per raggiunti limiti di età. Contemporaneamente emerge dal mondo politico l'esigenza di rafforzare le competenze geologiche per la sorveglianza del territorio e per la prevenzione delle catastrofi naturali. Il CNR non può perdere questa occasione di riaffermare le proprie competenze scientifiche, che sono uniche in Italia e che hanno pochi equivalenti a livello mondiale.
b) Geologia marina, dove sono stati sviluppati molteplici progetti che riguardano la geologia di aree oceaniche e mediterranee, soprattutto attraverso Progetti Strategici, la paleoclimatologia e la geologia ambientale marina.
c) Georisorse, dove si continua l'attività di esplorazione di risorse alternative (geotermiche) in aree italiane ed extraitaliane, e dove gli studi sul trattamento dei minerali industriali hanno messo a punto metodi per lo smaltimento dell'amianto portando un notevole contributo alle emergenze ambientali.
d) Aspetti metodologici applicati alle Scienze della Terra. È questo un settore di vitale importanza per gli studi applicativi e di base. Pur nelle ristrettezze di bilancio sono stati fatti investimenti straordinari ed un accordo con il Progetto Nazionale di Ricerca in Antartide per creare laboratori da usare in coutenza nel campo della geochimica, della geocronologia e della petrologia sperimentale.
e) Geodinamica e geofisica della terra solida. Settore tradizionale per la geologia italiana, con studi essenzialmente rivolti ai processi geodinamici delle Alpi e dell'Appennino che stanno acquistando una importanza sempre maggiore per la comprensione delle variazioni paleoclimatiche, per la individuazione delle strutture attive, anche ai fini delle carte di rischio.
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| Una linea ferroviaria danneggiata da un movimento franoso provocato da un evento sismico |
Accanto all'attività istituzionale degli Organi, per un sempre maggiore coinvolgimento in tematiche di interesse per la salvaguardia e la conoscenza del territorio nazionale sono stati promossi negli ultimi anni Progetti Strategici sulla "Geologia delle grandi aree urbane", "Cartografia geochimica ambientale", "Caratterizzazione e valorizzazione dei materiali lapidei" e "Conoscenza delle strutture profonde di campi geotermici toscani", che coinvolgono, oltre a CNR e Università, anche Regioni ed altri Enti di ricerca nazionali.
Infine, occorre segnalare un'iniziativa del CNR, insieme ad AGIP ed ENEL, che rappresenta il più importante progetto di ricerca applicata nelle Scienze della Terra. Si tratta del progetto CROP (Crosta Profonda), che fin dal 1986 si è occupato dell'esplorazione profonda del sottosuolo per l'individuazione di risorse energetiche (petrolio e campi geotermici) e delle strutture attive in cui si generano i terremoti. Sono stati acquisiti 8000 km di linee sismiche in mare, 450 km a terra e con i progetti in atto (Alpi orientali ed Appennino centrale) sarà possibile acquisire una conoscenza del sottosuolo che ha pochi uguali a livello mondiale. Per il futuro occorrerà uno sforzo del CNR per completare le conoscenze sull'Appennino meridionale (Calabria e Sicilia), anche al fine di comprendere i meccanismi di formazione dei terremoti in quelle aree a grande rischio sismico.
Altra importante iniziativa riguarda la partecipazione all'"Ocean Drilling Program" attraverso un consorzio di Paesi europei coordinati dall'European Science Foundation, che rappresenta un programma scientifico internazionale di grande respiro e di gran successo nel campo delle Scienze della Terra. A questo progetto il CNR dovrebbe quest'anno confermare la propria partecipazione quinquennale.
Nel concludere questa breve e sintetica presentazione, ritengo che, una volta definiti i compiti dell'Ente, esistano i presupposti per un rafforzamento delle Scienze della Terra basato, oltre che sulle competenze degli Organi del Comitato, anche sull'interesse che dimostrano gli Enti e le Amministrazioni pubbliche (Protezione Civile, Servizi Tecnici Nazionali, Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, ENEA, Regioni) e le Società private (ENEL, AGIP) ai programmi promossi e coordinati dal CNR.