AREE DI RICERCA |
GENOVA |
| a cura di Rita Bugliosi |
Gli Istituti: i protagonisti dello sviluppo del territorio
L'insediamento dell'Area in una zona storicamente industriale ha senza dubbio semplificato il rapporto tra gli Istituti e il mondo produttivo locale. Gli Organi del CNR hanno dunque trovato un terreno adatto a generare fenomeni di trasferimento tecnologico di prodotti e processi produttivi. A facilitare ciò contribuisce poi la natura delle tematiche di ricerca che riguardano settori di estremo interesse e ricchi di ricadute applicative: si va all'informatica alla biomedicina, dall'ingegneria marina ai nuovi materiali, dalle tecnologie didattiche alla cibernetica. Per mettere meglio a fuoco alcune delle attività degli Istituti, abbiamo incontrato i direttori di quattro dei nove Organi che fanno capo all'Area di Genova.
Grassia: sviluppiamo tecnologie per l'ambiente marino ed il trasporto marittimo
Direttore dell'Istituto per l'Automazione Navale (IAN)
La posizione di Genova sul mare ha senz'altro favorito la nascita di un Istituto qual è quello da Lei diretto. In che modo ne ha condizionato la natura?
La nascita dello IAN è stata favorita da numerosi fattori: una prestigiosa Facoltà di Ingegneria, il porto con i suoi traffici marittimi, un tessuto industriale nei campi dell'elettronica, dell'impiantistica e della cantieristica, significativo ancor oggi.
Non bisogna poi dimenticare l'esistenza, nel capoluogo ligure, degli uffici di Gestione Flotta delle grandi compagnie di navigazione con sede a Genova, e ancora l'Istituto Idrografico della Marina, il Registro Navale Italiano e altri organismi di consulenza, ricerca e sviluppo nei campi navale, marittimo e portuale. La cultura del mare, di cui è permeata la città, riconducibile anche ai prestigiosi trascorsi, ha indotto l'Istituto a considerare da un lato, la nave, l'uomo e l'intero processo della navigazione e, dall'altro, ad approfondire lo studio dell'ambiente marino e delle tecnologie ad esso dedicate.
A ciò sono, pertanto, riconducibili le attività dello IAN che sono divisibili in quattro aree: Trasporti e Telematica, Robotica a Automazione, Sistemi Ambientali, Elettronica e Informazione.
Da quanto Lei ha detto risulta che le ricerche condotte dallo IAN hanno un'elevata applicabilità. Quali sono le principali realizzazioni dell'Istituto?
Cella di manipolatori subacquei, in corso di sviluppo nell'ambito del progetto dell'UE AMADEUS II |
Tutta l'attività dell'Istituto è stata improntata a realizzazioni precompetitive e preindustriali sin dal momento della sua costituzione, nel luglio del 1970. Lo IAN nasce infatti per svolgere studi e ricerche nel campo dell'automazione di bordo, miranti a garantire una gestione sicura, efficiente ed economica della nave, governata con l'ausilio di calcolatori di processo. Negli anni '80 proseguono le ricerche sul telecontrollo e sulla gestione della nave da terra, con studi su autopiloti adattativi, sistemi integrati di posizione, architetture hardware basate su microprocessori, protocolli di comunicazione per l'automazione di bordo distribuita, manutenzione programmata degli apparati di macchina.
Tra le tante realizzazioni dell'Istituto vorrei ricordare la costruzione di sistemi di acquisizione dati a microprocessori e il relativo sistema operativo, applicabili su mezzi navali veloci, allo scopo di ridurre i movimenti indesiderati, aumentando così il comfort e la sicurezza dei passeggeri.
Degna di nota è anche la realizzazione di un prototipo di simulatore navale di manovra per l'addestramento del personale navigante, con immagini interamente generate dal computer.
Assai interessante è, inoltre, il laboratorio marino d'altura costituito dalla piattaforma ODAS Italia 1, una struttura che mira a sviluppare ricerche multidisciplinari nel settore dell'ambiente e delle tecnologie marine. Nata come strumento per l'acquisizione dei soli dati meteorologici, la boa, posta nel bacino ligure-provenzale, è stata successivamente sviluppata per farne un punto di raccolta di parametri meteo-marini e biologici, di interesse per la conoscenza dell'ecosistema.
Prove in vasca di prototipo di veicolo
sottomarino ROMEO. |
L'importanza della boa è legata al fatto che consente di raccogliere in situ, anche in condizioni meteo-marine avverse, lunghe serie temporali di dati, utilizzabili per avviare una migliore conoscenza dei fenomeni, per fornire riferimento ai dati attualmente raccolti da satellite e per rispondere efficacemente ai bisogni di validazione della modellistica dei grandi sistemi atmosferici e marini.
Il laboratorio marino si è rivelato utile, fra l'altro, sia per la valutazione dei fenomeni di cambiamento ambientale a lungo termine sia per lo studio degli organismi che si sviluppano sulla boa ed intorno ad essa.
Verso la metà degli anni '80, a seguito dell'attività svolta nel settore del trasporto marittimo, l'Istituto ha ottenuto il coordinamento delle prove mediterranee nel progetto COST 301 della UE. Tali prove hanno portato alla realizzazione, in cooperazione internazionale, di un sistema di sorveglianza e controllo della navigazione marittima esteso all'intero bacino mediterraneo. Il centro di coordinamento ha operato per circa un mese nel Porto Antico di Genova, dove ora sorge l'Acquario. In questo settore si è verificato il trasferimento dell'innovazione, come dimostra la realizzazione, ormai indiscutibile, di sistemi di sorveglianza del traffico marittimo (Vessel Traffic Services).
Altre esperienze condotte hanno portato lo IAN ad essere considerato un polo di eccellenza in vari settori delle tecnologie marine: dalla robotica sottomarina al monitoraggio ambientale, dalla strumentazione elettronica per applicazioni oceanografiche a sistemi di acquisizione dei dati applicabili poi nell'acustica e nelle telecomunicazioni da satelliti.
Un'altra attività di rilievo è costituita dallo sviluppo e dalla realizzazione di veicoli sottomarini telecomandati (ROV), studiati con architetture di calcolo opportunamente distribuite.
Da un primo prototipo se ne è realizzato un secondo, ROBY 2, in grado di operare ad una profondità di circa 150 metri e provato con successo in Antartide, dove ha consentito di effettuare studi nel settore della biologia e della zoologia marina.
I successi legati a tale missione hanno condotto ad un terzo veicolo, ROMEO, assai avanzato negli apparati di propulsione e di navigazione e in grado di operare fino ad una profondità di 500 metri. Innovative sono, in questo caso, le caratteristiche del cosiddetto carico pagante, costituito da sensori di vario tipo, inseriti in cartucce, quindi facilmente intercambiabili in base alle diverse missioni operative.
I due veicoli verranno impiegati in Antartide sia per lo sviluppo di progetti di robotica e telescienza sia quali mezzi di ausilio per lo sviluppo di progetti di geodesia e di climatologia.
Quali sono le principali collaborazioni dell'Istituto?
Lo IAN lavora in collaborazione con centri di ricerca nazionali, prima fra tutte l'Università di Genova, ma anche con realtà estere.
All'interno del progetto dell'UE. Mast 3, ad esempio, in sinergia con l'Università del capoluogo ligure, la Heriot Watt University di Edimburgo in Gran Bretagna e con l'Università di Barcellona, in Spagna, lo IAN sta lavorando alla realizzazione di AMADEUS II, una cella con due braccia, dotate di manipolatori, in grado, quindi, di compiere operazioni complesse.
Nel progetto ARAMIS (Advanced Rov Package for Automatic Mobile Inspection of Sediments) i partner sono invece la Tecnomare di Venezia, la Heriot Watt University scozzese, l'IFREMER (Istituto Francese di Ricerca per l'Esplorazione del Mare), l'Università di Barcellona e l'Institute of Marine Biology di Creta.
Quali ritiene siano i settori da potenziare?
Il settore dei sistemi marini, marittimi ed ambientali possiede tuttora notevoli possibilità di espansione; sia nel mondo sia in Europa gli investimenti, anche privati, sono ingenti; basti pensare all'ingegneria off-shore, a quella costiera e delle opere a mare. Grande attenzione va rivolta ai sistemi di monitoraggio dell'ambiente marino al fine di preservarlo dai rischi di inquinamenti cronici ed accidentali.
Di estrema utilità sono anche i vari campi tecnologici dell'oceanografia operativa, rivolta sia alla conoscenza del mare e degli oceani sia allo sfruttamento sostenibile delle risorse marine, quali la pesca, i minerali, i combustibili liquidi e gassosi, sia all'archeologia subacquea.
Attenzione maggiore va poi dedicata ai servizi e alle tecnologie di emergenza da impiegare, a seguito dei frequenti incidenti marittimi, per la localizzazione e il recupero dei relitti e per interventi di bonifica da tossici sia in superficie sia nei fondali marini.
Da sviluppare è, inoltre, il trasporto veloce ed il cabotaggio affinché divengano competitivi o addirittura alternativi all'ormai saturo trasporto su gomma. Ciò implica l'effettuazione di scelte delle vie di traffico, dei terminali di carico e scarico e dell'organizzazione intermodale del trasporto.
Esistono, dunque, bisogni da soddisfare e realtà produttive inadeguate rispetto alle reali necessità; ma soprattutto deve considerarsi carente il sostegno dei fondi pubblici destinati all'innovazione prodotta da imprese che debbono sovente competere, anche all'estero, in condizioni di inferiorità.
Il CNR ha dimostrato finora, e deve continuare a farlo, sensibilità nei confronti di tali problemi. È per questo motivo che lo IAN si è fatto promotore, con università ed imprese, di due progetti sui criteri innovativi di progettazione e gestione di opere e sistemi marini, di una Commissione Normativa, di un Gruppo di Ricerca sull'Ingegneria del Mare e di altre iniziative nei campi della robotica sottomarina e dei sistemi ambientali. Per quanto detto sarebbe auspicabile la riedizione del Piano Nazionale Mare o l'avvio di un Progetto Finalizzato di settore.