AREE DI RICERCA |
GENOVA |
| a cura di Rita Bugliosi |
"Lo sforzo principale dell'Area - dice il direttore - è verso un processo di integrazione culturale e operativa tra gli Istituti, al fine di fornire al territorio un'immagine del CNR corrispondente alla sua importanza"
È tra le prime Aree previste dall'Ordinamento dell'Ente: è nata infatti nel 1978, dall'aggregazione di tre Istituti (Istituto per i Circuiti Elettronici, Istituto per l'Automazione Navale, Istituto per le Tecnologie Didattiche). È solo nel 1992, però, che inizia ad assumere un assetto analogo a quello definitivo poiché accorpa tutti gli otto Organi afferenti in un unico edificio: la Torre di Francia, situata nel centro direzionale di San Benigno.
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Da quest'anno poi la struttura si è arricchita di un nuovo Organo, l'Istituto per l'Oceanografia Fisica, che ha sede a La Spezia e che faceva parte dell'Area della Ricerca di Padova, in quanto costituiva una sezione distaccata dell'Istituto per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse.
La localizzazione degli Istituti genovesi in un unico complesso architettonico si è rivelato un vero punto di forza per l'Area poiché ha favorito la sinergia tra i ricercatori dei diversi Organi, stimolando lo svolgimento di studi in comune e il raggiungimento di risultati significativi. La compattezza interna ha poi fatto sentire i suoi riflessi anche all'esterno, facilitando i rapporti con la realtà produttiva e con le istituzioni locali che hanno trovato nell'Area un interlocutore scientifico valido, in grado di fornire competenze differenziate.
Per conoscere in maniera più approfondita la vita dell'Area, i suoi problemi e i cambiamenti previsti per il futuro abbiamo incontrato il suo direttore il dottor Piergiulio Avanzini.
Direttore, l'Area che Lei dirige è una delle più vecchie del CNR e la sua vicenda è piuttosto complessa; me ne vuole fare brevemente la storia?
Effettivamente l'Area di Genova esiste già da venti anni; è stata costituita infatti nel 1978 con l'aggregazione di tre unità organiche. Il momento costitutivo rappresentò la spinta per un progetto di accorpamento totale di tutte le iniziative dell'Ente presenti sul territorio in un unico insediamento. Tale progetto ha incontrato, negli anni, molte difficoltà per la sua realizzazione. L'insediamento comune si è reso possibile a partire dal 1992, con la presa di possesso della quasi totalità degli spazi disponibili nella Torre di Francia, situata nel quartiere di San Benigno, una zona storicamente industriale, il cui tessuto produttivo ha attraversato un periodo di declino, ma nella quale è in atto un grande sforzo di riconversione.
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La concentrazione di tutti gli Istituti presenti a Genova in un unico edificio è stata poi completata nel 1994, con l'aggiunta degli Istituti di Chimica Fisica Applicata ai Materiali, di Cibernetica e Biofisica, di Corrosione Marina dei Metalli, di Studi Chimico Fisici sulle Macromolecole Sintetiche e Naturali e di Matematica Applicata. Si è così avuta la concentrazione nella stessa struttura di circa 200 ricercatori e tecnici del CNR ai quali vanno aggiunti altrettanti visiting scientists e visiting researchers. Oggi si può affermare che il periodo costitutivo transitorio si sia concluso e che l'Area sia completamente operante e a regime.
L'opera di realizzazione e di avviamento operativo dell'Area va, naturalmente, attribuita ai direttori che mi hanno preceduto; io ho assunto la direzione dell'Area solo di recente e provenivo da un'esperienza trentennale conseguita in strutture di ricerca industriali, con funzione di ricercatore all'inizio e di manager di ricerca negli ultimi anni. Mi trovo, quindi, in una situazione ideale per poter valutare, senza condizionamenti, i punti di forza e di debolezza di questo organismo, cercando di utilizzare l'esperienza acquisita all'esterno per correggerli.
Come si è inserita l'Area nella realtà locale? Costituisce un punto di riferimento per la città?
Le impressioni che ho avuto nel momento in cui ho assunto l'incarico sono state, devo dire, contrastanti. Da una parte, ho potuto constatare un elevato livello di qualità degli Istituti, una loro forte capacità di confrontarsi, a pari merito, con realtà di ricerca internazionali spesso nominalmente più titolate, e una notevole perizia nel reperire risorse economiche aggiuntive con contratti spesso di provenienza internazionale. Dall'altra, ho avuto le percezione che nel territorio vi fosse una conoscenza molto scarsa del CNR e delle sue potenzialità scientifiche.
A fronte di questa situazione ho, pertanto, ritenuto opportuno avviare una politica di intervento per migliorare sia gli aspetti funzionali interni sia quelli collegati alla visibilità verso l'esterno.
Lo sforzo avviato, e tuttora in corso, si è concentrato innanzitutto verso la stimolazione di un processo di integrazione culturale e operativa tra gli Istituti afferenti, in modo da potenziare al massimo le sinergie e le possibilità di collaborazioni trasversali, in particolare su temi multidisciplinari ad ampio respiro. In secondo luogo a fornire al territorio un'immagine del CNR che corrisponda all'importanza che esso ha e deve avere a livello cittadino e regionale.
Tutto ciò in modo da creare occasioni di interazione intra ed extra murali per produrre crescita sia per la società locale sia per gli stessi Organi di ricerca dell'Area. Per quanto riguarda l'integrazione culturale e operativa interna, essa è risultata favorita dell'unicità dell'insediamento, che facilità gli scambi tra ricercatori anche di discipline differenti. Questa sollecitazione all'integrazione ha trovato, inoltre, la piena collaborazione delle direzioni degli Istituti che si sono mostrate sensibili a cogliere le maggiori opportunità che derivano dai progetti multidisciplinari.
La politica di stimolazione all'integrazione ha portato, nell'ultimo anno, ad avanzare varie proposte di progetti di ricerca che coinvolgono contemporaneamente più Istituti ed operatori esterni.
Tali iniziative, presentate a diversi enti finanziatori, sono state promosse e coordinate in gran parte dall'Area.
Due di queste hanno dato luogo all'acquisizione, da parte dell'Area, di contratti assegnati dal Parco Scientifico e Tecnologico della Liguria nell'ambito di azioni legate ai fondi Strutturali Regionali Europei. In uno di questi l'Area svolge la funzione di project manager del progetto, coordinando le attività di alcuni consociati esterni, oltre che quelle degli Istituti partecipanti.
La funzione di supporto gestionale ad un progetto condotto da più partner dovrebbe divenire in futuro un servizio da poter mettere a disposizione di quegli Organi di ricerca, che intendano partecipare, in veste di prime contractor, a progetti multipartner quali quelli europei.
L'Area sta, inoltre, operando per formalizzare varie convenzioni ed accordi di collaborazione con le principali industrie, le amministrazioni pubbliche e i centri di ricerca pubblici e privati presenti sul territorio.
A seguito di tali iniziative la visibilità del CNR è migliorata ed è cresciuta la domanda di ricerca e di servizi di alto livello, rivolta da parte di organizzazioni esterne ai nostri Organi.
Si può anzi dire che industrie, amministrazioni e strutture di ricerca genovesi percepiscano ora l'Area come il "CNR di Genova" e, quindi, come un centro al quale fare riferimento e far pervenire proposte e domande anche se concernenti uno solo degli Organi afferenti.
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Quali sono i servizi dell'Area? Quali pensa avrebbero bisogno di un potenziamento o di un ammodernamento?
L'Area è dotata di un'eccellente biblioteca che sta cominciando ad operare per via telematica con l'obiettivo di portare l'informazione direttamente sul tavolo del ricercatore del CNR; ospita un Euroufficio, che ha come scopo quello di fornire informazioni ed assistenza agli Istituti che devono intraprendere progetti europei; ha una sala utilizzata di frequente per congressi e seminari, molto ben organizzata ed è dotata di una rete telematica molto efficiente.
Tutti questi servizi, già funzionanti, richiedono alcuni miglioramenti, ma la cosa principale da fare è forse operare seguendo un'interpretazione più adeguata dello statuto che prevede che l'Area si configuri come un efficace supporto, non solo strutturale, alle ricerche che vengono condotte dagli Istituti ad essa afferenti. L'Area di Genova aspira quindi ad una piena attuazione del decentramento operativo dell'Ente in modo di poterlo rappresentare a livello locale.
Rendere operativi i dettami dello statuto significa, in pratica, gestire infrastrutture comuni di ricerca; mettere gli Organi nella situazione logistica migliore per svolgere la loro attività; attuare collegamenti istituzionalizzati con le maggiori realtà territoriali che operano nell'area del sociale, dell'economia e della ricerca stessa; favorire il trasferimento dei risultati delle ricerche; promuovere e coordinare progetti di servizio o di ricerca integrati, mantenendone la responsabilità scientifica agli organi partecipanti, ma, soprattutto, reperire risorse economiche allo scopo di ridurre le spese a carico dei singoli organi.
Si tratta, dunque, di istituire dei servizi d'Area che promuovano la proposizione di progetti interdisciplinari, curandone, per conto degli Istituti partecipanti, gli aspetti amministrativi e di gestione ed, eventualmente, di coordinamento funzionale, mantenendo loro la responsabilità e la leadership scientifica.
Occorre, inoltre, istituire funzioni che promuovano la domanda di ricerca da parte degli operatori del territorio per un utilizzo migliore delle competenze presenti nei vari Organi e per attuare così il trasferimento dei risultati in maniera efficiente.
È necessario, infine, liberare gli Istituti da gran parte degli obblighi burocratici ed amministrativi facendo in modo che essi vengano assunti gradualmente dall'Area.
Tutto questo non può essere il risultato della politica di una singola Area, ma deve derivare da un'azione concertata con la politica generale dell'Ente.
Quanto ha fin qui detto evidenzia la necessità di fissare in maniera chiara gli obiettivi da raggiungere nel futuro per ottimizzare l'attività della struttura. Come orienterà dunque i suoi interventi?
È indispensabile, come già detto, attuare a pieno lo spirito dello statuto e, contemporaneamente, sensibilizzare gli Organi di ricerca affinché operino con una visione organizzativa integrata che veda nell'Area un fornitore non solo della mera gestione condominiale, ma anche di servizi comuni e di funzioni di supporto per le attività verso il territorio.
L'obiettivo è, dunque, che l'Area della Ricerca di Genova possa essere percepita dal territorio, oltre che come rappresentanza del CNR a livello locale, anche come centro promotore di iniziative culturali e scientifiche multidiscipliari di interesse per la comunità.
Tutto ciò comporta il ridisegno dell'organizzazione dell'Area, delle sue funzioni e della sua struttura di personale, che va effettuata con il consenso completo e convinto degli organi afferenti, all'interno di un modo di operare più moderno e più adeguato alle esigenze della realtà nella quale viviamo.