A M B I E N T E |
L' ACQUA |
di Antonio
Artegiani |
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Una ricerca multidisciplinare per la pesca
Comprende lo studio dei parametri ambientali, la biologia delle specie ittiche, l'alimentazione, la riproduzione, l'accrescimento e tutti gli aspetti tecnologici legati alla pesca
Porto di Ancona: molo Mandracchio e, in primo piano, la Mole Vanvitelliana |
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L'Istituto di Ricerche sulla Pesca Marittima (IRPEM) è stato il primo Istituto del CNR che ha iniziato a fare ricerca in questo settore, studiandone i vari e molteplici aspetti e, in un certo senso, è tuttora l'unico.
La ricerca sulla pesca, infatti, è una ricerca multidisciplinare che comprende lo studio dei parametri ambientali, siano questi abiotici come la temperatura, la salinità, i sedimenti, e biotici come la clorofilla, il particellato organico, il fitoplancton; comprende lo studio della biologia delle specie ittiche; l'alimentazione, la riproduzione, l'accrescimento, la dinamica di popolazioni, ecc., e gli aspetti tecnologici, quali nave da pesca, rete ed attrezzi da pesca, elettronica applicata alla pesca, ecc..
L'Istituto studia le problematiche relative a tutti questi fattori in stretto contatto sia con gli operatori della pesca (singoli pescatori, cooperative e consorzi di pesca) sia con gli amministratori, siano questi locali, come le Capitanerie di Porto o le varie Regioni e Comuni costieri, sia nazionali, come il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.
Inizialmente l'IRPEM è nato come Istituto di Tecnologia della Pesca ed afferiva al Comitato Tecnologico. Ma già dai primi anni i suoi ricercatori oltre che degli aspetti prettamente tecnologici, si interessavano, giustamente, anche di quelli biologici, particolarmente delle specie ittiche oggetto di pesca, non trascurando però quelle specie che, pur non avendo un valore commerciale ma condividendo con queste lo stesso habitat, interagiscono con loro in modo complementare o competitivo. Anche alcuni parametri ambientali, come per esempio la temperatura e la salinità delle acque di mare, furono fin dall'inizio presi in considerazione visto l'evidente legame che esiste fra il comportamento dei pesci e questi parametri.
Quindi la trasformazione dell'Istituto, il cambio della denominazione da Tecnologia della Pesca in quella attuale ed il cambio del Comitato di afferenza da quello per l'Innovazione e le Ricerche Tecnologiche al Comitato per le Scienze e le Tecnologie dell'Ambiente e dell'Habitat, è stata un'evoluzione logica.
Lo stretto rapporto che l'Istituto ha sempre mantenuto con il mondo della pesca ha reso possibile il trasferimento di conoscenze e tecnologie ai diretti interessati.
Il lavoro del pescatore, anche se può avere degli aspetti affascinanti e romantici, specialmente se visto in una bella giornata estiva o inquadrato in un bel tramonto, è in generale un lavoro molto faticoso e particolarmente pericoloso, sia per le modalità sia per il sito in cui viene svolto. Il lavoro è praticamente continuativo, 24 ore su 24, con brevi interruzioni, al massimo di qualche ora, ed è svolto in un luogo che per sua natura è insalubre (a causa dell'umidità, del rumore, ecc.) ed instabile (beccheggio e rollio della barca).
L'Istituto si è sempre adoperato perché il lavoro del pescatore fosse reso meno faticoso e pericoloso e potesse continuare a tramandarsi alle future generazioni.
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Saraghi (Diplodus vulgaris) attorno alla barriera artificiale realizzata dall'IRPEM fuori Senigallia (Ancona) |
Solo alcuni esempi:
Il verricello salpareti che, sperimentato dall'Istituto negli anni '70, facilita enormemente il recupero e la sistemazione della rete a bordo, facendo risparmiare tempo e fatica, è stato recepito non solo dalla marineria di Ancona ma anche da altre marinerie italiane.
Così pure la modifica delle reti, sia introducendo nuovi "piani", che ne facilitano la costruzione e la riparazione, sia utilizzando "pezze" con maglie più grandi, è stata una innovazione recepita favorevolmente dai pescatori.
L'Istituto ha sperimentato che utilizzando nella prima parte della rete, quella cioè che serve per convogliare il pesce, una maglia 10 volte più grande di quella che normalmente adoperavano i pescatori, si ha lo stesso effetto di convogliamento ma con una resistenza al traino, da parte della rete, molto inferire e quindi con notevole risparmio energetico. Mentre utilizzando una maglia più grande nella parte del sacco (la parte cioè terminale della rete ove si accumula il pesce) aumentava la selettività della rete, veniva pescato cioè del pesce di taglia più grande, permettendo così ai giovani di arrivare almeno alla taglia di prima riproduzione, contribuendo a garantire il mantenimento della specie in quantità pescabile.
L'esperienza e la tradizione, che fino ad oggi consentivano al pescatore di sapere sia come pescare sia quando pescare, in molti casi non gli è più sufficiente se vuole veramente garantirsi che la specie, oggetto della sua pesca, sopravviva e si riproduca a livelli commercialmente sfruttabili.
La pesca non può considerarsi un'attività predatoria; il pescatore deve perdere la mentalità del cacciatore ed assumere quella del coltivatore. Le risorse biologiche marine non vanno più depredate ma vanno "coltivate" e gestite.
Una buona gestione delle risorse biologiche rinnovabili comporta che di queste se ne conosca la biologia (riproduzione, accrescimento, comportamento, dinamica degli stocks, ecc.) e si conoscano le condizioni meteo marine che condizionano tali processi. Ecco quindi che l'esperienza personale e la tradizione non sono più sufficienti al pescatore per gestire correttamente la risorsa; qui subentra il contributo dell'Istituto con la sua attività di ricerca sia nel settore biologico sia in quello ambientale e tecnologico.
Conoscere, per esempio, il regime delle correnti marine dell'Adriatico, non in modo generale come si potrebbe desumere anche dal Portolano, ma nel dettaglio sia dei sottobacini (Nord, Centro e Sud) sia locale; conoscere se queste correnti hanno un regime costante o hanno una variabilità giornaliera, stagionale, annuale o interannuale; sapere qual è la dinamica di formazione e quindi l'origine delle masse d'acqua dell'Adriatico, sono tutte nozioni di fondamentale importanza per comprendere gli spostamenti, le migrazioni e la dinamica degli stocks delle varie specie ittiche, siano esse pelagiche che bentoniche, e stabilire quindi le modalità e i tempi del "fermo biologico" (= periodo di sospensione dell'attività di pesca) per permettere che gli stocks si riprendano.
Proprio con questo spirito, l'Istituto si propone quale organismo di ricerca, di consulenza e di riferimento di alcuni consorzi autogestiti dei molluschicoltori.
La fascia costiera, che è quell'area di mare compresa fra la battigia e alcune miglia al largo, è certamente la zona di mare più importante dal punto di vista biologico. È qui che molte specie si riproducono e passano il periodo larvale e post larvale della loro vita. È un'area di mare che va assolutamente rispettata e protetta.
Nella fascia costiera, generalmente, si concentra l'apporto di acqua dolce dei fiumi e con essa quel "potenziale energetico" costituito dal particellato sospeso e dai nutrienti (sali disciolti di azoto, di fosforo e di silice) che sono alla base della produttività primaria e, quindi, della catena alimentare.
L'IRPEM, sin dagli anni '70, ha progettato e realizzato in tale zona di mare barriere artificiali a fini multipli, per creare ostacoli solidi e voluminosi, che impedissero l'attività di pesca con reti al traino ("strascico" e "volante") e nello stesso tempo costituissero dei rifugi per la riproduzione di pesci, molluschi e crostacei e un supporto solido per l'attecchimento delle larve vagili di ostriche e mitili. Il "know how" scientifico e tecnologico è stato trasferito alle cooperative della "piccola pesca" insieme con la gestione di tali zone di ripopolamento create inizialmente a scopo sperimentale per fini scientifici.
Il termine "piccola pesca" non è di facile definizione, indicativamente possiamo intendere quella pesca fatta sotto costa con piccole imbarcazioni e con attrezzi da posta, come il "tremaglio", il "palangaro" e le "nasse". Tale pesca è altamente ecologica poiché rispetta l'ambiente ed è selettiva in quanto pesca prevalentemente gli adulti.
L'impegno dell'IRPEM, con la sua attività di ricerca di base e applicata, è sempre stato e sarà sempre di supporto all'attività di pesca nel rispetto della natura e delle sue risorse, affinché tale attività dell'uomo, fra le più antiche della storia dell'umanità, possa proseguire nel futuro.