PROGETTI FINALIZZATI

F A T M A - pag.1/5

di Giorgio Ricci* e Gianluca Sotis**
*Direttore del PF FATMA
**Ricercatore presso l'Unità Funzionale di Direzione del PF FATMA

Prevenzione e Controllo dei Fattori di Malattia

La prevenzione si sta sempre più dimostrando la strada giusta da percorrere. L'esperienza del P.F. FATMA aiuta a definire gli scenari futuri e ad orientare gli investimenti nella ricerca

La ricerca nel campo della medicina Preventiva e del "controllo" della patologia è stata a lungo incentrata su singole malattie e gruppi di patologie. In realtà la maggior parte dei fattori di rischio ed epidemiogeni conosciuti e studiati ha dimostrato di essere multipotenziale, agendo contemporaneamente nei confronti di più patologie, in competizione o sinergia. Negli anni '80, nel settore della prevenzione, è andata perciò progressivamente affermandosi la tendenza ad affrontare i problemi per singoli fattori nei confronti di più patologie, anziché nel senso inverso. Ciò ha favorito il recupero di una visione globale, olistica, dell'individuo inteso come soggetto esposto a fattori di rischio e causali, o, viceversa, protettivi di diversa natura ed interagente con il contesto biologico e sociale in cui vive. Epistemologicamente si è avuta una modificazione dei modelli di causalità di riferimento (ancora prevalentemente di stampo tardopositivista) passando da modelli caratterizzati da relazioni lineari ­ se c'è l'agente patogeno, per esempio un microrganismo, in concentrazioni adeguate, allora si sviluppa la malattia ­ a modelli più complessi dove vanno considerate variabili quali la suscettibilità individuale (legata al proprio patrimonio genico), la presenza di concause indispensabili allo sviluppo della patologia, la reattività individuale, intesa non solo in senso protettivo ma anche dannoso (si pensi solo al grande capitolo della autoimmunità ed a quello dello stress). Per la spiegazione dei fenomeni e la loro predittività si è sentita l'esigenza di confrontarsi con strumenti e metodologie nuovi contemplando, in alcuni casi, l'apertura ad approcci inusuali o addirittura estranei alla ricerca biologica tradizionale come la statistica bayesiana, i frattali, i modelli matematici non lineari, quali quelli propri della teoria delle catastrofi e del caos.

In questo contesto il Comitato per le Scienze Biologiche e Mediche del CNR, alla fine degli anni '80 propose l'avvio di un Progetto Finalizzato che, nel solco dei contributi dati dai due precedenti Progetti Finalizzati dedicati alla medicina preventiva ­ il PF "Medicina Preventiva" (1976-1981) ed il PF "Medicina Preventiva e Riabilitativa" (1982-1987) ­ fosse dedicato alla "Prevenzione e Controllo dei Fattori di Malattia"(FATMA). Lo studio di fattibilità identificava otto sottoprogetti (SP) a cui successivamente, in fase esecutiva, ne fu aggiunto un nono dedicato al controllo farmacologico dell'AIDS, secondo la seguente articolazione:

DNAImmagine al computer del DNA

SP1: Alimentazione

SP2: Qualità dell'ambiente e salute

SP3: Cause di malattie da infezione

SP4: Stress

SP5: Controllo della fertilità umana

SP6: Medicina comunitaria

SP7: Fattori di malattie nella patologia materno-infantile

SP8: Controllo della patologia cardiovascolare

SP9: Studio di farmaci per l'AIDS

Il bando di partecipazione riscosse successo nella comunità scientifica italiana: furono presentate oltre 1000 domande relative a tutti gli obiettivi che ci si proponeva di realizzare, ad esclusione di quello relativo alle problematiche derivanti dall'uso dei pesticidi chimico-biologici, fenomeno questo dovuto probabilmente alla scarsa considerazione per queste nuove metodologie ed al conseguente ritardo con cui venivano studiate. L'ampia gamma di competenze presenti nei gruppi di ricerca selezionati (circa 260 Unità Operative), pur richiedendo un continuo sforzo di indirizzo e coordinamento, ha costituito una feconda base di partenza per lo sviluppo di reti collaborative e lo scambio di esperienze, dando luogo in alcuni casi, come il SP "Stress", a stimolanti "contaminazioni" tra scienze sociali, biologiche ed esatte. ( segue pag.2 )

LA RICERCA MULTIDISCIPLINARE PER LA PREVENZIONE: UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Per un Progetto Finalizzato, la fase degli adempimenti di chiusura ­ quella cioè successiva al finanziamento diretto delle attività di ricerca - è caratterizzata prevalentemente da iniziative volte alla valorizzazione e alla divulgazione dei risultati nonché al loro eventuale trasferimento all'utenza. Si tratta di un momento importante per i potenziali utilizzatori dei risultati conseguiti e per gli stessi ricercatori. Creare e sviluppare canali di comunicazione tra chi produce ricerca e chi la utilizza rappresenta, infatti, una delle condizioni fondamentali per l'efficacia della ricerca finalizzata ­ in termini di miglioramento delle condizioni generali di vita di un Paese ­ ma anche per il suo sviluppo futuro, favorendo le interazioni tra potenziali committenti e depositari di know how. L'esistenza di risorse umane e strumentali e di un patrimonio di competenze e di collaborazioni scientifiche strutturate ­ che significano capacità di un'alta e qualificata produttività ­ deve, inoltre, valere come criterio di orientamento delle scelte politiche sulle tematiche e sugli investimenti da privilegiare.
L'articolo preparato della Direzione del P.F. per la rivista "Ricerca&Futuro" si affianca alle altre iniziative in corso di realizzazione, quali attività convegnistiche (oltre al convegno di chiusura sono programmate varie riunioni su tematiche o risultati specifici, orientate al coinvolgimento di un uditorio più selezionato) e realizzazioni editoriali (tra cui una collana di pubblicazioni che illustra le varie tipologie di prodotti realizzati e il loro valore innovativo) e di editoria elettronica (un CD ROM sulla storia ed i risultati del P.F.).
Il P.F. FATMA ­ la cui struttura più che in altri Progetti Finalizzati è stata caratterizzata da un approccio multidiscliplinare unificato dal denominatore comune della prevenzione dei fattori di malattia ­ ha costituito un'evoluzione ed

un affinamento dei PP.FF. delle generazioni precedenti ed ha dimostrato nel complesso un'elevata produttività (testimoniata, tra l'altro, dall'alto numero di pubblicazioni su riviste di prestigio).
Ma, insieme al vivo compiacimento per la qualità dei risultati conseguiti, è doveroso esprimere un'altrettanto viva proccupazione circa il futuro della ricerca biomedica dedicata alla prevenzione; non esiste, infatti, al momento nel CNR nessun programma quadro in cui si affrontino le tematiche della prevenzione con una visione ed un approccio unitari. Alcune questioni sembrano addirittura scomparse dall'interesse generale. Basti pensare alle malattie infettive emergenti e riemergenti, ben lungi dal rappresentare un retaggio del passato, come dimostrano le più recenti osservazioni epidemiologiche, o alle malattie cardiovascolari, alle quali è stato dedicato un limitato Progetto Strategico avviato alla conclusione. Di converso, appaiono privilegiati gli aspetti ad alto contenuto tecnologico, pur importanti, sia dal punto di vista clinico sia delle ricadute produttive. Eppure le linee di orientamento della ricerca europea (V Programma Quadro) indurrebbero ad una diversa e maggiore attenzione, quantomeno per coerenza tra le decisioni nazionali e quelle della comunità.
L'auspicio è quindi che, in questa difficile fase di riordino della ricerca italiana, non venga meno l'impegno nel campo dell'epidemiologia ­ disciplina trasversale e di raccordo tra vari settori ­ e della prevenzione, sviluppando anche i necessari momenti di collegamento con le iniziative che possono essere intraprese all'esterno del CNR, in particolare dall'Istituto Superiore di Sanità. È bene ricordare che la prevenzione è sì un investimento a rendimento differito, ma con alti tassi di interesse.

Prof. Augusto Panà
Presidente Comitato di Progetto e Membro Comitato per le Scienze Biologiche e Mediche del CNR

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