AREE DI RICERCA |
MILAN0 |
Direttore dell'Istituto di Ricerche sul Rischio Sismico
(IRRS)
Quali sono le attività dell'Istituto?
L'Istituto di Ricerche sul Rischio Sismico svolge attività in tutti i settori che aiutano a valutare il rischio di terremoti e, successivamente, dunque, a ridurlo.
Accanto a questi studi, che occupano un posto preminente, vi sono attività collaterali legate alla storia stessa dell'IRRS, che è nato coma Istituto per la Geofisica della Litosfera.
Gli altri due campi di ricerca sono la geofisica crostale e il telerilevamento applicato. Nel primo caso vengono utilizzate vibrazioni provocate, quali possono essere le esplosioni, per ricostruire la geometria e al composizione della crosta terrestre.
Le finalità di questi studi sono, oltre che conoscitive, applicative. Attraverso essi infatti si possono acquisire informazioni su strutture geologiche che più di altre possono dare origine ai terremoti e, quindi, individuare zone di territorio a rischio.
Il telerilevamento si serve di immagini effettuate dal satellite per compiere studi sull'ambiente, finalizzati alla previsione di particolari produzioni agricole o alla conoscenza dell'evoluzione dell'inquinamento idrico e atmosferico.
Il telerilevamento però può anche essere utilizzato per stimare, mediante il satellite, la quantità e la distribuzione del costruito per valutare i possibili rischi legati ai fenomeni sismici.
Una parte dei ricercatori si dedica poi più specificamente ai problemi collegati al rischio sismico.
L'IRRS studia la sismicità storica del territorio nazionale allo scopo di ricostruire gli eventi del passato; si occupa poi di tecniche probabilistiche per stimare l'attività sismica futura e valutare i possibili pericoli che ne deriverebbero.

Importanti sono anche gli studi sulle amplificazioni che al moto sismico inducono particolari condizioni morfologiche e litotecniche di alcune parti del territorio.
Alcuni ricercatori si occupano invece di zone particolarmente sensibili ai terremoti, che provocano in tali siti frane o smottamenti.
Un nucleo, infine, si interessa della vulnerabilità degli edifici.
Da quanto fin qui detto si comprende come le competenze richieste siano varie, dalla geologia all'urbanistica, e come l'IRRS si caratterizzi per la sua interdisciplinarità.
Gli studi condotti dall'IRRS e la conoscenza più approfondita della morfologia del territorio rendono possibile la prevenzione dei terremoti?
Va subito precisato che è possibile prevedere la conseguenze dei terremoti, ma non anticipare con precisione l'evento sismico.
Esiste infatti una mappatura delle zone a rischio ed esistono varie tecniche che consentono di valutare con quale probabilità in una determinata area possa verificarsi un terremoto, entro quale lasso di tempo e con quali caratteristiche; dati questi che vengono continuamente aggiornati.
Esiste anche una valutazione delle conseguenze che un terremoto può provocare sulle costruzioni attuali.
È impossibile, però, circoscrivere con precisione la zona che verrà colpita dal sisma perché è limitata la conoscenza dei meccanismi attraverso cui si scatena un terremoto.
Vista l'impossibilità di prevenire i terremoti, quali sono i suggerimenti e gli interventi dell'IRRS per limitarne i danni?
La sola attività possibile consiste nell'adeguare alle caratteristiche del territorio le qualità del costruito per evitare che le conseguenze siano disastrose.
Tuttavia non sempre ciò è possibile perché la normativa sismica in Italia ha una genesi particolare: vi sono zone quali quelle di Messina e della Calabria, in cui è in vigore dal 1909, a seguito del terremoto che il 31 dicembre 1908 colpì questa parte d'Italia, e regioni in cui, invece, lo è solo dal 1984-85.
Sarebbe invece opportuna una programmazione degli interventi sismici sugli edifici per dotarli di livelli di sicurezza adeguati ed evitare quindi che i danni derivati dai terremoti siano gravi.
C'è stata, è vero, una razionalizzazione della situazione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980; la norma vigente prevede infatti che chiunque decida di apportare modifiche ad un edificio, debba attuare tutti gli opportuni interventi per adeguarlo alla normativa sismica.
Per sensibilizzare la popolazione su questo tema il CNR partecipa, insieme con altri enti, alle campagne di informazione organizzate dalla Commissione Nazionale Terremoti.
Quali sono le zone a più alto rischio sismico nel nostro Paese?
Le zone più soggette a terremoti sono senz'altro quella dell'Appennino centro-meridionale e l'area orientale della Sicilia caratterizzata da forti scosse di assestamento, legate all'evoluzione tettonica di questa parte d'Italia.
Esse tuttavia non costituiscono attualmente le aree più soggette a danni poiché, essendo già state colpite da forti terremoti, hanno adeguato le costruzioni alla normativa sismica.
Quali sono le principali collaborazioni dell'Istituto?
L'IRRS partecipa all'attività del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti, istituito presso il CNR per decreto congiunto della Protezione Civile e del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, allo scopo di coordinare la ricerca finalizzata alla riduzione dei rischi sismici.
Ha inoltre rapporti di collaborazione con le amministrazioni locali, in particolare con le Regioni Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, alle quali mette a disposizione le proprie competenze tecniche.
Non mancano poi contatti di tipo internazionale: attualmente i ricercatori dell'IRRS stanno coordinando un programma finanziato dall'Unione Europea riguardante le tecniche di valutazione e rappresentazione di terremoti con caratteristiche assegnate.