C E N T R I |
CONSERVAZIONE DELLE OPERE D'ARTE |
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Giovanna Alessandrini Direttore del Centro "Gino Bozza" per lo Studio delle Cause di Deperimento e dei Metodi di Conservazione delle Opere d'Arte del CNR, Milano |
L'attività scientifica del Centro "Gino Bozza" per lo studio delle cause di deperimento e dei metodi di conservazione delle opere d'arte
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Croste nere sulla pietra d'Angera, varietà gialla |
1966: due drammatiche alluvioni colpirono le città di Firenze e di Venezia, scrigni di un inestimabile patrimonio storico-artistico che subì danni incommensurabili. I conseguenti problemi conservativi delle opere danneggiate vennero posti all'attenzione degli studiosi (non solo italiani), indipendentemente dalla specifica disciplina scientifica. I danni provocati, infatti, dai drammatici eventi richiesero uno sforzo notevole, sia dal punto di vista materiale sia intellettuale, per affrontare il restauro di un vasto numero di manufatti, patrimonio dell'intera comunità. Si verificarono così le condizioni ideali per un approfondimento delle conoscenze fino al momento puramente empiriche, sulla interazione "substrato/ambiente" e "substrato/intervento" e per un affinamento delle tecnologie dello stesso intervento conservativo indirizzato ormai, grazie all'influenza della grande figura dello storico d'arte Cesare Brandi, verso il rispetto massimo del manufatto: "le opere d'arte architettoniche devono essere curate con gli stessi metodi e la stessa attenzione delle superfici delle pitture" (così affermò Brandi nel corso della relazione conclusiva del XXIV Congresso Internazionale dell'Arte, Bologna, 1978).
Seguì lo sviluppo di studi e ricerche sulle cause e sui meccanismi di degrado, sulle metodologie da adottare nel corso dell'intervento conservativo e/o sui prodotti da applicare sulle superfici, sia con finalità consolidanti (per materiale disgregato) che protettive per conferire la giusta idrorepellenza alla superficie. Si pervenne, infine, alla distinzione tra lo scopo del consolidamento del materiale da quello della sua protezione, due fasi ben distinte, sia concettualmente sia materialmente, che nel passato ricadevano, indistintamente, nel termine assai più generico ed insoddisfacente di "conservazione".
Un contributo determinante fu apportato dagli Organi istituzionali del Ministero dei Beni Culturali (Istituto Centrale del Restauro in Roma ed Opificio delle Pietre Dure in Firenze) cui si affiancarono nuovi Organi voluti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, particolarmente sensibile alla conservazione del patrimonio storico-artistico del Paese. Nacquero così, negli anni 1969-1974 i tre Centri per lo studio delle cause di deperimento e dei metodi di conservazione delle opere d'arte, con sede a Milano, Firenze e Roma, attraverso opportune convenzioni rispettivamente con il Politecnico di Milano (Facoltà di Fisica Tecnica, oggi confluita nel Dipartimento di Energetica), l'Università di Firenze (Facoltà di Chimica), l'Università di Roma (Facoltà di Ingegneria). Solo negli anni successivi, la rete degli Organi CNR nello specifico campo della conservazione del patrimonio culturale italiano fu ampliata con la creazione dell'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (Roma, Montelibretti) e con l'Istituto per la Conservazione delle Opere Monumentali di Lecce. Se i tre Centri succitati afferiscono, oggi, al Comitato Nazionale per le Scienze di Ingegneria e di Architettura del CNR, i due Istituti afferiscono al Comitato Nazionale per le Scienze e la Tecnologia dei Beni Culturali.
Ai ricercatori degli Organi del CNR, in stretta collaborazione con gli esperti scientifici del Ministero dei Beni Culturali e con ricercatori universitari, si deve la nascita di quella che oggi possiamo definire come la "scienza della conservazione", una scienza a carattere interdisciplinare.
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Fenomeni di esfoliazione e polverizzazione sulla pietra de'Angera, varietà bianca |
Se comuni sono le finalità dei cinque Organi la conoscenza e la conservazione dei Beni Culturali differenziate sono le tematiche di ricerca, differenziazione che vede la sua origine nella "storia" pregressa dei ricercatori afferenti agli stessi Organi.
Il Centro per lo studio delle cause di deperimento e dei metodi di conservazione delle opere d'arte di Milano (CeCOA) è, oggi, conosciuto nel settore conservativo anche come Centro "Gino Bozza", perché dedicato alla memoria del prof. Gino Bozza, eminente figura di ingegnere fisico-tecnico, già Rettore del Politecnico di Milano, ma anche grande umanista e cultore delle opere d'arte, che tanto si adoperò, come Direttore dell'allora Istituto di Fisica Tecnica, per la creazione del Centro CNR, conscio che il patrimonio culturale di un Paese può essere conservato solo su basi scientifiche.
Secondo quanto previsto dalla convenzione istitutiva, il Centro si propone le seguenti finalità:
a) conoscenza dei materiali a struttura porosa e metallici impiegati nell'edilizia storico-artistica;
b) conoscenza delle diverse forme di degrado (fisico, chimico, biologico), valutazione dei meccanismi ed entità del degrado.
In particolare, le suddette finalità vengono perseguite attraverso:
Rientra ancora nell'attività scientifica del Centro la normazione, su base sperimentale, delle prove chimiche, fisiche, petrografiche e biologiche per la definizione sia della caratteristiche dei materiali sia del tipo di degrado e per la valutazione dell'efficacia dei trattamenti conservativi (prodotti e/o metodologie). Questa attività viene svolta dai ricercatori del Centro nell'ambito della Commissione NorMaL (Normativa Materiali Lapidei) istituita nel 1980 d'intesa tra il CNR ed il Ministero dei Beni Culturali. Si tratta di una iniziativa unica in Europa nel settore conservativo: i documenti a tutt'oggi pubblicati dalla Commissione sotto forma di Raccomandazioni costituiscono una base essenziale per una significativa Diagnostica e, di conseguenza, per la progettazione di un intervento conservativo corretto sotto il profilo tecnico ed aderente alla realtà dal punto di vista finanziario.
Presso il Centro, in ossequio al carattere interdisciplinare della materia, operano chimici, geologi, biologi, ingegneri, ciascuno impegnato nelle ricerche secondo le propria specifica competenza ed in stretta collaborazione con storici dell'arte, archeologi ed architetti.
Il raggio di attività del Centro riguarda prevalentemente l'Italia settentrionale e tuttavia, per l'alto grado di specializzazione raggiunto, è frequentemente interessato ai problemi conservativi di manufatti presenti in altre regioni del territorio nazionale (per esempio, in Liguria, nel Trentino, nel Veneto, in Sicilia) e fuori dai confini nazionali (per esempio, nell'Arcipelago Maltese, in Armenia).
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Efflorescenze (prodotti bianchi) sulla pietra d'Angera, varietà gialla |
Numerosi sono così i manufatti di grande rilevanza storico-artistica che sono stati oggetto di ricerche da parte del Centro, dalle aree archeologiche ai manufatti medievali, ai manufatti rinascimentali fino a quelli barocchi, sia che si tratti di opere architettoniche sia di Beni Storici Artistici (affreschi, stucchi, terrecotte, ecc.). Lungo può essere l'elenco delle opere d'arte di cui il Centro si è interessato, dal Duomo alla basilica di S. Lorenzo ed antistante colonnato, dall'Arco della Pace alla chiesa di S. Maria delle Grazie ed il relativo Cenacolo vinciano, dalla basilica di S. Satiro con la prospettiva del Bramante alla basilica di S. Ambrogio in Milano, dalla Certosa di Pavia alla Cappella Colleoni in Bergamo, dai templi di Saturno e di Castore/Polluce al palazzo Senatorio nella piazza del Campidoglio in Roma, tanto per citare gli esempi più eclatanti sia dal punto di vista artistico sia scientifico.
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Residui della "boiacca" in cemento (grigio) applicata negli anni '50 nella pietra d'Angera, varietà rosa |
Particolarmente interessanti, un caso per tutti, gli studi condotti per l'intervento conservativo del cortile d'onore della Ca' Granda, l'antico Ospedale Maggiore di Milano, oggi sede dell'Università agli Studi. Si tratta di uno splendido esempio del Barocco lombardo, iniziato nella seconda metà del XV secolo su progetto dell'Amadeo ma portato a termine nei secoli XVII-XVIII ad opera di grandi maestri fra cui il Ricchini. Il cortile si presenta costituito da quattro lati a porticato dove giocano un pregevole effetto cromatico materiali diversi: la pietra d'Angera nelle sfumature dal bianco al giallo al rosa per i toni scultorei, i bassorilievi che costituiscono il fregio che corre sui quattro lati e tutti gli elementi architettonici (archi e sottarchi, cornici, ecc.), la pietra grigia di Viggiù per i capitelli, il granito rosa di Baveno per i fusti delle colonne, il calcescisto nocciola della Bassa Valdossola per la basi, il granito bianco di Montorfano per le sottobasi. Le analisi di laboratorio si sono concentrate sulla pietra d'Angera, una dolomia proveniente dalla sponda orientale del Lago Maggiore, per il suo degrado tanto avanzato da compromettere la stessa leggibilità degli elementi: fenomeni di esfoliazione, polverizzazione, croste nere, efflorescenze caratterizzavano la morfologia della pietra. Si tratta di fenomeni di degrado dovuti, come hanno accertato le analisi, all'influenza negativa degli elevati livelli di inquinamento raggiunti a Milano negli ultimi 50 anni e favoriti nella loro evoluzione da errati interventi conservativi effettuati anche in un recente passato, che hanno fatto ampio uso di materiali non adeguatamente idonei come i silicati alcalini (vetri solubili) ed il cemento.
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Formella in pietra d'Angera, varietà rosa, al termine dell'intervento conservativo che ha rispettato le tracce degli utensili impiegati originariamente |
Il Comitato Tecnico Scientifico, che ha seguito la progettazione e l'esecuzione dell'intervento, si è trovato ad affrontare le difficili scelte relative all'utilizzo di materiali sintetici per le diverse fasi operative (preconsolidamento, consolidamento, protezione) ed a ricercare, su basi scientifico-sperimentali, il corretto equilibrio tra il rispetto dei materiali tradizionali di origine e l'ottenimento di risultati concreti di conservazione quali la creazione di una reale barriera protettiva nei confronti dell'ambiente esterno, tuttora estremamente aggressivo verso la pietra calcarea.
Oggi il Cortile è stato riportato al suo primitivo splendore: l'intervento è stato documentato attentamente e minuziosamente per rendere sempre "leggibile" la storia della conservazione e più agevole la futura manutenzione del monumento.
Non può ritenersi concluso questo breve excursus sulla attività del CNR nel campo della conservazione dei Beni Culturali del Paese non ricordando le ultime iniziative: il Progetto Strategico "Beni Culturali - Scienza e Tecnologie Innovative per la Conoscenza, Conservazione e Fruizione dei Beni Culturali" conclusosi nel 1995, il Progetto Finalizzato "Beni Culturali" attivato nel 1996 e la creazione dell'Istituto Nazionale di Coordinamento Beni Culturali (1996).