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PROGETTI STRATEGICI
EV - K2 - CNR
di Giorgio Poretti
Dipartimento Scienze Matematiche dell'Università di Trieste
| La rimisurazione
del K2 Con stazioni GPS (Global Positioning System) sperimentali si controlla il movimento crostale tra Tibet e Nepal |
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La ricerca italiana in Himalaya
I ricercatori italiani hanno sempre subito il fascino ammaliatore delle montagne e in particolare dell'Himalaya. Essi sono stati i pionieri delle ricerca scientifica in quell'area topograficamente e geologicamente tanto tormentata, punto di scontro di due continenti e punto di incontro (e di separazione) di innumerevoli razze e religioni diverse.
Basta ricordare i principali eventi succedutisi in questo secolo. La spedizione del Duca degli Abruzzi nel 1909 e, soprattutto, quella di Filippo de Filippi del 1913-14, che portarono in occidente una quantità enorme di informazioni su un mondo presso di noi ancora completamente sconosciuto, e la spedizione scientifica del Duca di Spoleto sul ghiacciaio Baltoro del 1929, alla quale prese parte il giovane Desio, che riuscì, per la prima volta, ad inquadrare geologicamente il territorio compreso tra Nanga Parbat e il K2.
Con i finanziamenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il professor Desio continuò le sue ricerche sulla geologia del Karakorum, negli anni '50 e '60 durante i quali conquistò il K2.
Fu un suo collaboratore, il professor Antonio Marussi, che produsse le prime carte delle anomalie gravimetriche del Karakorum e, negli anni 1975-78, organizzò anche il primo sondaggio di sismica profonda (Deep Sysmic Sounding) nel triangolo compreso tra la pianura dell'Indo, il Nanga Parbat e il Pamir. Da questo studio emerse che lo spessore della crosta terrestre sotto l'Himalaya era di 70-75 km, più di tre volte il valore che si registra nella pianura del Punjab.
Il progetto Ev-K2-CNR
Nei primi anni '80 cominciò a manifestarsi l'interesse per l'Himalaya Nepalese ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche finanziò campagne gravimetriche nella parte centro-orientale del Paese. Ma una nuova, potente spinta alla ricerca scientifica in Himalaya venne data dal professor Desio, a partire dal 1986, con la creazione del Comitato Ev-K2-CNR che, raccogliendo fondi dal CNR e da privati, costruì poi il laboratorio Piramide alle falde dell'Everest, promuovendo ricerche in campi nuovi per quelle altitudini, come fisiologia, medicina, fisica dell'atmosfera, idrobiologia, etologia, zoologia ed altre ancora.
Nel 1991 fu approvato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche un programma di ricerche intitolato "Evoluzione geodinamica delle più alte cime della catena Himalayana: Everest e K2", dedicato alla misura delle coordinate precise di due reti di punti distribuiti tra il Sinkiang, l'altopiano Tibetano e la pianura indo-pakistana: una nella zona dell'Everest e l'altra nella zona del K2.
La prima fase di questo progetto è partita nel 1991, con un finanziamento della CEE e con la collaborazione dell'Ente Cinese per la Topografia e la Cartografia. E stata così misurata con strumentazione GPS (Global Positioning System), una rete di 39 punti situati nell'area compresa tra il Tibet del Sud e il Nepal centro-orientale fino alla pianura indiana.
L'anno successivo (settembre 1992) ebbe luogo la misura dell'Everest e nell'estate del 1996 quella del K2.
Nonostante molti problemi tecnici siano già stati affrontati e risolti nel 1992, nonostante il progresso tecnologico abbia permesso di realizzare strumenti molto più leggeri ed efficienti, quest'ultima spedizione è stata molto più dura, snervante e piena di incognite di quella dell'Everest.
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| Uno schema grafico dell spedizioni effettuate sul K2 |
K2 una montagna difficile
La storia alpinistica del K2 nei 40 anni trascorsi dalla spedizione Desio è cosparsa più di insuccessi e di lutti che di tentativi riusciti.
Ma se salire in vetta è un'impresa tanto complessa, difficile, rischiosa, anche effettuare una misura precisa di questa montagna non lo è stato di meno. Il reperimento dei fondi, degli strumenti, delle persone adatte, il permesso per una spedizione topografica in zona di guerra, per l'uso di strumentazione strategica come ricevitori GPS e gravimetri, la salita a tappe forzate verso il Campo Base ed altre difficoltà logistiche hanno messo a dura prova la determinazione dei ricercatori di portare a casa dati quanto più affidabili possibile.
Lo schema della misura
Se i risultati finali non sono ancora disponibili, si può almeno descrivere quale è stato lo schema delle misure. Esso prevede un poligono di base CGE dai vertici del quale è stata traguardata la vetta. In realtà il punto E, nascosto dal ghiacciaio, non è in vista diretta di C e G. Quindi si è fatto ricorso ad un punto di appoggio F posto più a valle e in vista di tutti e tre.
Da notare ancora che i punti C ed E sono situati su roccia fissa, mentre G ed F sono situati sul ghiacciaio e quindi sono in costante movimento. Lo spostamento del ghiacciaio è stato seguito, nel periodo di osservazione, con misure topografiche giornaliere dai due punti A e B ai punti fissi C e D, e con procedimenti fotogrammetrici. A tale scopo è stata impiegata una camera metrica che permette di scoprire anche piccoli spostamenti mediante elaborazione di immagini successive.
Il contributo pakistano
Un ruolo fondamentale è stato svolto dal prof. F. A. Shams della Punjab University, vecchio amico di Desio, che è riuscito ad ottenere l'autorizzazione all'uso dei ricevitori GPS sul ghiacciaio Baltoro, considerata zona di interesse militare. A Rawalpindi si sono uniti alla spedizione anche due ricercatori del Geological Survey of Pakistan. Uno ha proseguito fino al Campo Base; all'altro è stato affidato il compito di controllare il ricevitore satellitare collegato con un punto trigonometrico situato nella parte superiore della valle dell'Indo. Per i ricercatori, infatti, il problema più grosso non è stato quello di misurare la differenza di quota tra la vetta e il Campo Base, ma quello di collegare il punto G con il più vicino punto della rete topografica del Pakistan che si trova a 90 km di distanza sulla rocca di Skardu. Questo collegamento è stato effettuato con una sessione di 30 ore di osservazioni del nuovo GPS Leica 3000.
Da Islamabad a Skardu e da qui al Campo Base avanzato del K2 sono stati raccolti i valori di gravità che serviranno per il calcolo del Geoide locale. Dalla differenza tra geoide ed ellissoide si potrà presto calcolare, inch'allah, la nuova quota ortometrica della cima del K2.
Guardando al futuro
Nell'ottobre dello scorso anno, ricercatori statunitensi dell'Università del Colorado hanno stabilito una rete di 6 stazioni GPS sperimentali in Nepal e hanno rimisurato la rete del 1991 ottenendo dei primi risultati molto interessanti sul movimento della crosta terrestre in quella zona.
La rimisurazione periodica della rete GPS del Nepal fornirà valori affidabili sui movimenti crostali in atto tra Tibet e Nepal. Si impone ora il consolidamento dei punti misurati nel Baltistan ed il loro collocamento in una rete più vasta che includa il K2 e il massiccio Nanga Parbat-Haramosh, permettendo un confronto dei movimenti tettonici di questa zona con quella dell'Everest.