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EDITORIALE/1
di Giuseppe Tognon
Sottosegretario al Ministero dell'Università
e della Ricerca Scientifica e Tecnologica
Una riforma utile
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La ricerca è un bene prezioso e molto particolare. E in suo nome che esistono grandi istituzioni come il CNR ed è in suo nome che si levano da molte parti appelli e raccomandazioni affinché ridiventi protagonista dello sviluppo del Paese. Ma un governo deve saper esprimere un pensiero d'insieme e deve riuscire a fornire le ragioni generali in virtù delle quali è opportuno intervenire su questo o quell'aspetto della politica nazionale. Certamente l'Italia deve recuperare terreno. Spende per ricerca e innovazione tecnologica l'1,2% del prodotto interno lordo, di fronte al 2,3% della Gran Bretagna, al 2,4 % della Francia e al 2,5% della Germania. Ha un numero di ricercatori troppo basso, con un'età media troppo alta; un sistema farraginoso e burocratico, ma con potenzialità enormi.
Ogni sforzo va inquadrato in un contesto europeo. Bisogna coniugare la ricerca di base con quella applicata, al fine di assicurare all'Italia la possibilità di acquisire le risorse necessarie per poter competere con gli altri partner europei nella sfida tecnologica mondiale. In tutte le democrazie industriali la ricerca privata si concentra intorno alle istituzioni pubbliche dove è più forte e innovativa la ricerca di base. L'Europa, schiacciata com'è dai bassi costi della manodopera asiatica da un lato e dalla innovazione tecnologica degli Stati Uniti dall'altro, deve reagire. L'Italia, dal canto suo, può e deve dire una parola. Per tornare al centro della competizione europea e per recuperare la tradizione nazionale del "costruire", così da portare la parte "colta" del Paese a parlare con quella "incolta". In questa direzione ci si è mossi rispondendo ad una esigenza peraltro messa in evidenza dall'Accordo per il lavoro firmato dal Governo e dalle parti sociali il 24 settembre scorso.
L'Accordo prevede un'azione specifica per la Ricerca e l'Innovazione, che ha portato fra l'altro all'istituzione a Palazzo Chigi di un Comitato Interministeriale con compiti di coordinamento delle politiche del settore. Questo nuovo organismo, di concerto con il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, che vedrà rafforzato il proprio ruolo di indirizzo, dovrà garantire la razionalizzazione e il riordino delle politiche della ricerca e dell'innovazione attraverso la definizione di obiettivi di medio termine, rispetto ai quali mobilitare tutte le risorse presenti nei singoli ministeri, nelle agenzie, negli enti e nel sistema produttivo.
Vogliamo fare sul serio. Per questo motivo il Governo ha chiesto e ottenuto dal Parlamento (Ddl Bassanini) un'ampia delega in cui si prevede l'individuazione di una sede di indirizzo strategico e di coordinamento della politica della ricerca, il riordino degli enti operanti nel settore, lo snellimento delle procedure per il sostegno alla ricerca applicata e la previsione di organismi per la valutazione, anche al fine di programmare e coordinare i flussi finanziari in ordine agli obiettivi generali. Nel frattempo si è avviato un attento confronto con le parti sociali sugli strumenti fiscali da impiegare - anche come automatismi - per incrementare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, soprattutto da parte delle Piccole e Medie Imprese. Si stanno studiando misure per favorire l'occupazione e la mobilità dei ricercatori tra Enti e mondo imprenditoriale.
E una grossa responsabilità e noi vogliamo onorare gli impegni costruendo una riforma utile e non una riforma per la riforma. E importante aprire un dibattito che dia voce a tutti gli addetti ai lavori e no, a tutti quelli che si vogliono impegnare a darci una mano per la realizzazione di questo ambizioso programma. La ricerca, come le idee, cammina sulle gambe degli uomini, anche se richiede investimenti massicci e organizzazione complessa. Riprendendo un cantautore romano, potremmo dire che non vogliamo una "gara dei sogni" e che «l'importante non è sentirsi bene, l'importante è pensare un po' più piano, altrimenti i pensieri ti scappano lontano».