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AGRICOLTURA |
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SOSTENIBILE | |
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IVAN SARTORATO |
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LA LOTTA ALLE MALERBE |
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ATTRAVERSO UN |
APPROCCIO | |
| SOSTENIBILE | ||
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| Campi di frumento nella maremma toscana
infestati da avena selvatica e da speronella
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È noto anche ai non addetti ai lavori che le malerbe rappresentano uno dei più importanti fattori limitanti per le produzioni agrarie e compromettono il valore estetico e funzionale delle opere umane (basti pensare alla funzionalità di un canale di bonifica, alla fruibilità di un parco archeologico, al valore estetico di un tappeto erboso). Ai non addetti ai lavori può però sfuggire l'entità del danno che le malerbe determinano, sempre elevato anche nelle agricolture progredite dove si stima che il danno prodotto, nonostante gli interventi di controllo messi in atto, si aggiri attorno al 5%. Da sempre le malerbe sono state eliminate con interventi manuali, poi con interventi meccanici ed ultimamente con prodotti chimici, definiti erbicidi o diserbanti, che permettono il loro controllo senza danneggiare le colture.
La malerbologia è nata alla fine della II Guerra Mondiale con la scoperta dei primi erbicidi di sintesi (2,4 D, MCPA) tuttora molto usati. Indubbiamente l'uso degli erbicidi, permettendo di trattare in poco tempo e a basso costo ampie superfici, è risultato particolarmente funzionale all'evoluzione della moderna agricoltura.
In malerbologia dapprima si sono sviluppate le conoscenze sugli erbicidi e successivamente quelle sulle malerbe, a differenza di quanto successo nell'entomologia agraria e nella patologia vegetale. La fiducia iniziale nel mezzo chimico ha contribuito, infatti, a relegare in secondo piano per quasi due decenni gli studi di base sulla biologia e l'ecologia delle malerbe. La necessità di tali studi è emersa però in maniera evidente quando si sono sviluppati i primi problemi agronomici ed ambientali prodotti dagli erbicidi, come l'adattamento delle comunità di malerbe, l'inquinamento delle falde, lo sviluppo di resistenze. Questa situazione ha reso indispensabile un aumento delle conoscenze per gestire la tecnologia di diserbo, fino a livelli che sempre più difficilmente possono essere raggiunti da un singolo agricoltore.
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| Canale di bonifica infestato da Pistia stratioides (lattuga d'acqua) specie esotica in diffusione nel delta del Po. questa specie, introdotta per scopi ornamentali, è sfuggita alla coltivazione e sta diventando una pericolosa infestante degli ambienti acquatici |
Un primo aiuto all'agricoltore per una migliore gestione del mezzo chimico è la realizzazione di sistemi di aiuto alle decisioni che permettono di razionalizzare l'uso degli erbicidi. Un esempio di tali sistemi è il programma GESTINF, sviluppato presso la Sezione di Malerbologia dell'Istituto del CNR: tale programma richiede un'analisi della flora infestante presente al momento del diserbo e indica se è necessario o meno diserbare, elencando le soluzioni migliori sia come efficacia sia come minor impatto sulle acque. Questo approccio non è comunque sufficiente a risolvere il problema dell'evoluzione della flora infestante, fonte di tutte le difficoltà che l'agricoltore incontra: le piante infatti si adattano più o meno rapidamente, ma inevitabilmente, ai vari disturbi che l'uomo-agricoltore mette in atto contro di esse. L'agricoltore si vede così costretto ogni 4-5 anni a riorganizzare la propria tecnica di lotta poiché le malerbe da combattere sono cambiate. In questa situazione l'efficienza del diserbo può essere mantenuta solo cambiando gli erbicidi e/o miscelandoli tra loro e avviando quindi la spirale perversa secondo la quale "più si diserba più si deve diserbare".
L'unica via di uscita da questa logica è organizzare la gestione delle malerbe su principi ecologici, sviluppando un sistema integrato di controllo delle malerbe: un tale sistema si basa sull'utilizzo di conoscenze e mezzi di tipo tecnologico, biologico ed agronomico in una strategia coordinata di medio-lungo periodo. I risultati di un tale approccio saranno tanto più validi quanto più elevate saranno le nostre capacità previsionali. In questo settore di indagine la Sezione ha dato importanti contributi, in particolare sulla previsione delle emergenze delle malerbe e del danno prodotto alla coltura da una flora complessa. La formalizzazione del concetto di densità equivalente ha reso possibile l'introduzione del criterio gestionale della soglia economica di intervento anche nel settore delle malerbe, permettendo l'applicazione del paradigma di base della lotta integrata, in forza del quale la lotta deve essere eseguita solo quando il danno prodotto supera il costo degli interventi.
Il passo successivo nella razionalizzazione di un sistema integrato di lotta consiste nell'utilizzo a livello gestionale dei principi ecologici e cioè nello sfruttamento della capacità competitiva della coltura, nella creazione di condizioni avverse all'insediamento delle malerbe, nell'aumento dei processi di predazione e di depauperamento dello stock di semi del terreno e nella limitazione dell'introduzione di specie esotiche, ecc. Tutto questo può essere ottenuto solo se si sviluppano le conoscenze sulle colture di copertura, sull'allelopatia, sull'effetto che le diverse tecniche agronomiche hanno sulla dinamica di popolazione delle malerbe. L'utilizzo di colture di copertura rappresenta uno dei pilastri della gestione ecologica delle malerbe: queste sono specie che vengono coltivate in certi momenti dell'anno e che una volta devitalizzate od interrate riducono la germinazione delle malerbe grazie all'effetto pacciamante ed alla liberazione di sostanze allelopatiche cioè di sostanze chimiche ad azione tossica selettiva. La Sezione si sta interessando da tempo a questi problemi per cercare di mettere a punto sistemi di lotta validi economicamente e sostenibili anche nell'agricoltura biologica.
In conclusione, sembra difficile, allo stato attuale, immaginare un'agricoltura senza erbicidi; è però possibile immaginare un'agricoltura basata su tecniche sostenibili nella quale gli erbicidi rappresentino solo una delle componenti della strategia di lotta, con un ruolo via via meno importante al crescere delle conoscenze.
| Summary | ||
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It is well known that weeds represent one of the
more important limiting factors for agriculture. Weed science is a relatively
new discipline, that begun with the invention of selective herbicides during
World War II. For several decades the availability of cheap and highly effective
herbicides reduced the need for studies on weed ecology and on alternative weed
control methods. It has been recently recognised, however, that weed control
heavily based on herbicides causes a continue evolution of weed flora, with the
appearance of weeds that resist herbicides.
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Herbicide resistance, together with an increased
attention to environmental pollution problems, is forcing weed science toward an
Integrated Weed Management approach (IWM). IWM is based on the study and
exploitation of all the various interactions between weeds, agricultural
practicies, and the environment. Decision support systems have been created to
assist farmers in choosing the best weed control option; our Research Division
developed GESTINF, a program that defines the best post-emergence options (in
terms of efficacy, cost and environmental impact) on the basis of an analysis of
existing weed flora. Future steps toward a sustainable weed control should increasingly be based on insights on weed biology and on weed-crop interaction. |