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AGRICOLTURA |
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SOSTENIBILE | |
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GIAN TOMMASO SCARASCIA
MUGNOZZA |
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LA SOSTENIBILITA' |
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E' UNA |
SFIDA GLOBALE | |
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Occorre ricercare e sperimentare modelli di equilibrio fra produttività e funzionalità dell'agricoltura |
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Introduzione
Vorrei, forse per deformazione professionale, che alla definizione di attività primaria non si desse soltanto un significato di "prima nel senso della storia", ma si riconoscesse il senso di "prioritaria", perché essenziale per la vita umana, poiché assicura agli esseri eterotrofi la condizione ineluttabile di sopravvivenza: l'alimento.
Sono altresì dell'opinione che l'agricoltura, in quanto attività primaria dell'uomo nell'uso ragionato, e non rapinatore, delle risorse naturali, deve per principio essere sostenibile, cioè ecoeconomica ed ecocompatibile. Lo è stata per millenni, poiché l'agricoltore è il logico e connaturale custode dell'ambiente e della multifunzionalità dell'agricoltura. Lo è stata anche quando ha dovuto intensificarsi per sopperire alle esigenze della crescente popolazione.
Ma, dalla fine del XIX secolo (un miliardo di persone) l'esplosione demografica (sei miliardi oggi), la competizione sui mercati, la discutibile imitazione dei trionfanti modelli di modernità e di prosperità dell'era industriale (peraltro durata un secolo e mezzo) hanno progressivamente trasformato l'attività primaria nei Paesi avanzati in un'agricoltura industrializzata, ricca di interventi agrochimici. Caratteristica durata circa un secolo poiché nei Paesi avanzati si sta ritornando verso modelli sostenibili. Nei Paesi emergenti, però, la bomba demografica impone ancora modelli che comportano sfruttamento e inquinamento delle risorse naturali.
Questo dossier, composto da interventi di valenti esperti di lunga esperienza anche sul campo, come i loro studi sull'agricoltura sostenibile dimostrano, vuol dare aggiornate risposte ad una delle più angosciose inquietudini della società umana: la sostenibilità.
Il concetto di sviluppo non di crescita sostenibile è molto cambiato durante gli ultimi 20 anni, dalla pubblicazione per esempio del volume Limiti dello sviluppo. La Conferenza ONU di Rio de Janeiro (1992) ha aggiunto ad una sostenibilità, vista prevalentemente in termini economici, la dimensione ambientale, e il Vertice mondiale sui problemi della società (Copenhagen, 1995) vi ha associato quella sociale. Ma è ormai sempre più chiaro che se non si garantisce un livello di vita, una sicurezza di benessere alla gente, la sicurezza ecologica non decolla.

La sostenibilità è dunque una delle inevitabili regole dell'attività economica e sociale. È veramente una sfida globale. I Paesi avanzati, che hanno consumato e consumano risorse naturali molto più dei Paesi emergenti, stanno percependo grazie a un corredo di conoscenze scientifiche, al flusso di informazioni ed a movimenti di gruppi sociali la portata dei gravi pericoli della distruzione delle funzioni ecologiche di base della Terra; ma le adeguate misure ancora segnano il passo.
Sotto il profilo dell'agricoltura e delle attività connesse, oggi la sostenibilità è insidiata da molti eventi: accelerata distruzione di risorse naturali (per esempio 2/3 dei terreni coltivati sono stati colpiti dal degrado negli ultimi 50 anni), agrobiodiversità in evidente declino, consumo di risorse idriche per l'irrigazione (già ben più alto dei consumi industriali e civili) aumentato ancora dell'8% in trenta anni, aumento dell'inquinamento di suolo, acqua e atmosfera, rischi di riduzione della capacità complessiva della vegetazione di catturare gas serra, ecc. ecc. Eppure l'agricoltura deve evolversi: per tanti Paesi emergenti come fu per quelli oggi avanzati essa è il motore della crescita economica ed è tuttora fonte di occupazione del 60-70% della forza lavoro; in tutti i Paesi deve garantire il fondamentale diritto naturale dell'umanità: la sicurezza alimentare e nutrizionale.
Nel dossier vengono illustrate ricerche e tecniche agroecologiche che realizzano in armonia con le condizioni ambientali un'agricoltura ed uno sviluppo rurale sostenibili, sperimentando e applicando: piani integrati di uso e protezione della fertilità dei terreni da degrado e inquinamento; scelta di colture e di animali (attenzione, dunque, alle neglette specie locali) più compatibili e fisiologicamente adatti (o adattati) alle condizioni dello specifico agroecosistema; realizzazione di nuovi sistemi colturali per ciascun areale di coltivazione a tendenziale riduzione del livello di intensificazione ma redditizi per quantità o qualità e tipicità; introduzione (o reintroduzione) di cicli di avvicendamenti e rotazioni che proteggano la fertilità del suolo e risparmino risorse idriche; messa a punto di tecniche di resistenza integrata a fattori di stress biotici (parassiti) e abiotici (stati climatici sfavorevoli); adozione di metodi di tutela delle foreste con una equilibrata gestione delle produzioni lignee ed interventi per lo sviluppo delle zone montane anche per la prevenzione da catastrofi naturali; valorizzazione e conservazione dell'agrobiodiversità; diffusione dell'itticoltura; impiego di biotecnologie rapportate agli effetti sulla stabilità dei sistemi naturali e sulla innocuità per l'uomo; riuso dei rifiuti (compresi quelli domestici e ove possibile industriali); revisione dell'uso dell'energia sia nelle agricolture ad intensità di capitale che ad intensità di lavoro; ridefinizione delle politiche agrarie ai vari livelli istituzionali, ecc.
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Foto Antonio Ottombrino |
Certamente, lo studio e l'applicazione nei Paesi avanzati di innovazioni coerenti con la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del sistema agricolo allargato sono meno difficili di analoghe realizzazioni nelle regioni dei Paesi emergenti, dove sono da studiare e sperimentare forme di sostenibilità funzionali ad ecosistemi spesso fragili perché sfruttati per la necessità di sopperire alle esigenze della sovrappopolazione, o perché marginalizzati dalla desertificazione e dalla salinità. È il caso, per esempio, dei territori agroecologicamente sfavoriti come i tropici semiaridi dell'Asia meridionale e dell'Africa occidentale dalla tipica agricoltura pluviale, spesso deficienti in acqua e nutrienti (fosforo e azoto), soggetti a siccità e devastazioni da parassiti, in cui le alte temperature accelerano la distruzione della sostanza organica e la capacità di ritenzione idrica dei suoli; oppure negli altipiani delle Ande tropicali dove siccità e gelate sono frequenti; oppure nelle aree umide dell'Africa tropicale in cui i suoli sono molto acidi e facilmente degradabili se privi di vegetazione (donde l'importanza dell'agroforestazione e delle colture intercalari) e gli animali sono attaccati da malattie come la tripanosomiasi; ovvero ancora nei Paesi dell'Africa orientale dove la distruzione delle foreste e l'erosione del suolo compromettono le grandi e diversificate potenzialità produttive, vegetali e animali, che la ricchezza d'acqua consentirebbe.
L'uomo sta sfruttando (e non solo per l'agricoltura) molti ecosistemi in cui vive in un modo non sostenibile. Di conseguenza occorre ricercare e sperimentare modelli di equilibrio fra produttività e funzionalità dell'agricoltura, fra consumo del capitale naturale impiegato in agricoltura e la sua durevole salvaguardia, per consentire la rigenerazione naturale del capitale ambientale e delle sue funzioni ecologiche nell'interesse delle prossime generazioni.
In conclusione, la sostenibilità è il messaggio di un futuro, meglio se molto prossimo, in cui l'agricoltura produca alimenti più abbondanti e migliori e per un maggior numero di esseri umani, ma con meno terra e con minori consumi di materia e di energia. Tale fine può essere raggiunto, in un clima di solidale cooperazione politica internazionale e di attiva partecipazione di tutti siano produttori che consumatori se vi sarà una forte espansione delle conoscenze scientifiche e delle innovazioni tecnologiche, e nella maturazione delle attitudini e capacità di uomini e donne, e non soltanto del mondo rurale. Queste condizioni permetteranno il ricorso a tecnologie innovative ed a più appropriate valorizzazioni delle risorse naturali, poiché l'agricoltura del XXI secolo deve essere un'agricoltura sostenibile che, riprendendo principi adottati per secoli e modernizzati ed adattati ai tanti e vari agroecosistemi della Terra, deve corrispondere alla pesante responsabilità di produrre nei prossimi decenni una quantità di alimenti pari a quanto finora prodotto dai tempi in cui l'uomo ha reso domestici piante e animali.
| Summary | ||
| Social, economical and environmental sustainability: this is a message for a future, as near as possible, in which agriculture should provide more abundant and better food, for an increasing number of human beings, but from less land and less consumption of natural resources, energy, and materials. |
Essential condition for achieving this goal is the enhancement of scientific knowledge and technological innovation, in a spirit of international cooperation. |
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