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ROMA



  

"ETICA E POLEMICHE"

 

SULLA

  SCIENZA E LE SUE
  APPLICAZIONI

 

La neutralità della scienza e l'impossibilità di fermare la conoscenza, come diritto dovere dell'uomo dotato di intelligenza sono due concetti acquisiti nel patrimonio civile dell'umanità. Quello su cui ancora si deve dibattere sono le applicazioni dei risultati prodotti dalla scienza. Che cosa è bene, che cosa è bene per la nostra generazione e per le generazioni future. Che mondo saremo in grado di trasmettere ai nostri figli in fatto di qualità della vita, intesa come ambiente e come salute. Certamente lo sviluppo della tecnologia preparerà un mondo ancora più affascinante di quello attuale, non immaginiamo neanche cosa sarà in grado di produrre entro un numero limitatissimo di anni, ma quale sarà il prezzo che dovranno pagare le generazioni future per godere di un tale benessere o di tali facilitazioni? E allora è proprio il caso di chiedersi cosa è giusto fare ora per il domani, in quanto è sempre più chiaro come non tutti i traguardi raggiungibili dalla scienza e dalla tecnologia si possano considerare moralmente accettabili.

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L'ingegneria genetica (organismi geneticamente modificati o la ricerca sulle cellule staminali), la telematica, le modificazioni dell'ambiente sono alcuni degli argomenti il cui grosso impatto sociale ­ e la scienza è irrefrenabile - stanno mettendo in discussione fortemente i valori fondamentali su cui si basa la nostra cultura, non solo italiana ma europea e mondiale.

E nel quadro degli interrogativi che vengono posti dalla conoscenza scientifica il British Council, con il Consiglio Nazionale delle Ricerche e con l'Accademia Nazionale dei XL, ha organizzato un incontro dal titolo "Ethics and Polemics", che ha avuto luogo nel luglio scorso presso il CNR di Roma, con lo scopo di analizzare le interfacce tra politica, scienza, mezzi di comunicazione e valori etici, ponendo al centro i diritti dei cittadini.

Come quello di essere informati, per esempio. "Se ci sarà trasparenza - come ha detto Lucio Bianco, il Presidente del CNR, aprendo i lavori di "Ethics and Polemics" - non insorgerà la paura dell'ignoto", e poiché non si può fuggire dalla scienza occorre che l'impresa scientifica sia governata, soprattutto quando va a toccare il principio della vita, allora occorre essere cauti. "Il principio di precauzione - ha sottolineato Bianco - intensifica l'attività di ricerca: sembra un paradosso ma non lo è".

Secondo il prof. Maurizio Iaccarino, dell'Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica del CNR, la scienza non è neutrale, pertanto dovrebbe esistere un'etica della ricerca e anche della produzione che non perda mai di vista i valori umani: dovrebbe esistere un'etica nell'uso delle conoscenze scientifiche. "Gli scienziati ­ ha ancora affermato Iaccarino -hanno una grossa responsabilità perché sanno quali sono le implicazioni finali" ma, secondo lui, non hanno molto interesse per i problemi etici. Pertanto, la "neutralità della scienza non è soltanto amorale ma immorale". Non è d'accordo il prof. Vinicio Ermelando Cosmi, Direttore della II Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico di Roma "Umberto I" e Presidente della Commissione Bioetica del CNR, secondo il quale la "scienza è libera di volare", e spetta poi ai politici "fare attenzione all'uso dei risultati rispetto allo sviluppo sociale", né Giovanni Berlinguer, Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, secondo cui la "scienza deve sempre conservare la libertà ed il rigore scientifico, perché la conoscenza scientifica non può avere limiti". Ma la società - afferma Berlinguer - avverte l'esigenza di essere informata allo scopo di crearsi un equilibrio tra le certezze acquisite e gli sviluppi in atto e "formarsi un'opinione", anche perché è sempre più evidente come la scienza sia intrecciata a valori morali ed interessi materiali, ma, comunque, secondo Berlinguer il dovere dell'etica è quello di stabilire "ciò che non può assolutamente essere fatto".

"Se non viene instaurato un contesto etico, la scienza e la società ne usciranno perdenti - sostiene l'inglese Vivienne Parry, giornalista e moderatrice del dibattito - poiché un pubblico spaventato e diffidente insisterà affinché i politici rinchiudano la scienza e gli scienziati in una sorta di ghetto". È pertanto da ritenersi importantissima l'informazione, dalla quale non si può prescindere se si vuole che il cittadino maturi, non venga sconvolto dagli scoop dei media, e sia pronto per i dibattiti dedicati alla crescita culturale della propria società in un raffronto con i Paesi del cui contesto fanno parte, in modo che non crolli il mito della scienza, come pare stia accadendo in Gran Bretagna; tra l'altro, anche per motivi di comprensione rispetto a quello che accade nei laboratori di ricerca. Per arginare questo fenomeno stanno nascendo in Inghilterra i science pub, ovvero i bar scientifici, per far fronte ad una richiesta di maggiori informazioni. Ne ha parlato Colin Blakemore, dell'Università di Oxford, il quale ha riferito come nel suo Paese alcuni scienziati abbiano cominciato a dare informazioni sui risultati delle ricerche nelle birrerie, in modo da stimolare l'attenzione della pubblica opinione sulla scienza, un tema che in Gran Bretagna pone enormi problemi di natura etica. "Questa iniziativa di grande successo, ha detto Blakemore, sta diventando una vera e propria mania e l'interesse che suscitano questi incontri è straordinario".

Va in particolar modo tenuto in considerazione il ruolo dei media ­ come ha detto Paola De Paoli, presidente dell'UGIS, concludendo i lavori del convegno ­ la cui "responsabilità professionale e la correttezza obiettiva entrano in gioco non soltanto rispetto alla pubblica opinione che ha il diritto di essere informata correttamente, ma anche sui decisori della politica scientifica, la cui responsabilità deve tradursi in consapevole valutazione realizzativa".

Un ruolo centrale nella giornata del convegno l'ha avuto la notizia, diffusa il giorno prima, relativa ad una ricerca condotta in Australia, riguardante il possibile concepimento senza il seme maschile, che ha riempito le pagine dei giornali e ha richiamato le diverse opinioni degli studiosi del nostro Paese. Berlinguer ha parlato di "orrore biologico", il prof. Bianco della necessità di rispettare i diritti umani e così via.

Ma, nonostante alcuni studiosi abbiano puntato il dito contro la scienza, alla fine dell'incontro si è acquisita coscienza, se già non l'avessimo acquisita, che la scienza non può che essere neutrale; non la si può colpevolizzare, si può semmai mettere un freno allo scienziato richiamandolo a non perdere di vista alcuni limiti etici posti dalla società civile. Certamente, sono le scelte politiche che debbono assolutamente rispettare i principi etici e non farsi condurre su binari di irresponsabilità che, nel nome del progresso soprattutto, potrebbero stravolgere la qualità della vita della società umana.

Ed in questo contesto è interessante ricordare quanto lo stesso Enrico Fermi pensava rispetto alla scienza. La moglie Laura, nel volume biografico "Atomi in Famiglia", riferisce come lo scienziato ritenesse inutile arrestare il progresso scientifico, in quanto "gli uomini devono accettare quanto la natura tiene in riserva per loro, qualunque cosa sia anche se sgradevole e dolorosa, perché l'ignoranza non è mai migliore della conoscenza".

Isabella Vannutelli

 

 

 
Summary

Is there a tension between what is scientifically possibile and what is morally desirable? Is the science objective and above moral question or do we nedd to create ethical checks and balances on all forms of scientific endeavour?

 These are some questions discussed during the Seminar at CNR in Rome, organized on past July by British Council and National Research Council of Italy.