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DONNE E SCIENZA |
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DISCRIMINATE LE DONNE |
NELLE CARRIERE |
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Lo rivela uno studio del CNR
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SCIENTIFICHE | |
Alle soglie del XXI secolo la parità tra i sessi non si può dire completamente raggiunta: esiste ancora in molti settori operativi e decisionali un atteggiamento discriminante nei confronti della donna ed uno di questi è quello della ricerca scientifica. A provarlo è una attenta ed accurata indagine di un gruppo di ricercatrici del CNR che ha raccolto ed esaminato una considerevole quantità di dati inerenti alla presenza femminile nelle professioni scientifiche.
I risultati pubblicati nel volume Le figlie di Minerva. Primo rapporto sulle carriere femminili negli Enti Pubblici di Ricerca italiani, a cura di Rossella Palomba, ricercatrice del CNR, sono stati discussi nel corso della Terza Giornata dedicata alle "Donne nella Ricerca", tenutasi nell'aprile scorso, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Vi hanno partecipato, fra gli altri, il Presidente del CNR, Lucio Bianco, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini, Rossella Palomba, Maura Misiti ricercatrice del CNR, l'allora Sottosegretario per la Ricerca Scientifica, on. Antonino Cuffaro, Marina Piazza, Presidente della Commissione per le Pari Opportunità.
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| Foto Stock Market |
Il Presidente del CNR, nell'aprire i lavori, ha sottolineato come l'Ente, in sintonia con il dibattito in corso a livello europeo, sia stato tra i primi ad occuparsi della problematica inerente alla valorizzazione della presenza femminile nel mondo della ricerca, incoraggiando la costituzione di un Gruppo di Lavoro di Ricercatrici, diretto da Rossella Palomba.
Le Figlie di Minerva è uno dei primi ed importanti risultati dell'attività del Comitato ed ha ottenuto ampi consensi nonché gli elogi di Philippe Busquin, Commissario europeo per la ricerca, per la novità e l'accuratezza dell'indagine condotta. Il prof. Bianco nel suo intervento ha posto l'accento "sull'importanza di adottare una politica del personale che esalti le competenze e le capacità di ciascuno, quindi anche delle donne", ed ha espresso la volontà di "favorire lo sviluppo di una condizione di pari opportunità che risponda ad un criterio di efficienza e non di privilegio nei riguardi delle donne".
Dall'analisi dei dati emerge che le discriminazioni di cui le donne soffrono nel mondo della ricerca sono di vario genere - ha sottolineato la Palomba - una di tipo "orizzontale", in quanto la presenza femminile si concentra soprattutto in alcuni campi scientifici, come ad esempio le scienze biologiche e mediche, o in settori specifici nell'ambito di discipline più ampie; l'altra di tipo "verticale", determinata dal fatto che le donne pur rappresentando più della metà del personale scientifico all'interno delle istituzioni pubbliche di ricerca sono in numero esiguo tra i dirigenti e quasi assenti ai vertici decisionali.
Un altro risultato emerso rivela, inoltre, che gli uomini hanno maggiore probabilità di lavorare con un contratto a tempo indeterminato, mentre alle donne si propone più facilmente un contratto a breve termine che nella maggior parte dei casi è fonte di insoddisfazione, di stress e di insicurezza esistenziale.
Se la diseguaglianza è un dato evidente, parlarne è ancora un tabù. "Per chi lavora nel mondo scientifico - sostiene la Palomba- è difficile ammettere che esistono delle discriminazioni" quindi "è necessario individuare le forme di esclusione istituzionalizzata per migliorare la qualità della scienza e della tecnologia in nome della giustizia sociale e della democrazia nel mondo scientifico".
Da una panoramica sulla distribuzione di donne negli Enti pubblici emerge che esse rappresentano il 16,8% del personale di ricerca presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il 55,5% presso l'Istituto Superiore di Sanità, oltre il 60% nell'Istituto Nazionale di Ricerca per l'Alimentazione e la Nutrizione, differenze che dipendono dall'elevata femminilizzazione delle discipline che ha consentito il maggiore ingresso delle donne in alcuni enti scientifici. Presso il CNR, invece, è stato registrato un notevole incremento della presenza di ricercatrici: se nel 1978 erano solo il 14%, attualmente hanno superato il 30%.
Tuttavia, l'aumento della presenza femminile nel campo scientifico non è ancora proporzionale al successo delle donne nel campo formativo, ha osservato la Palomba.
All'università le donne fanno registrare meno abbandoni (10,3% contro il 15, 4% degli uomini), si laureano più spesso nei termini (10,6% contro il 9% degli uomini) ed ottengono la votazione massima con frequenza maggiore (26,9% contro il 17,7% degli uomini).
Dimostrano di essere "in gamba" anche nelle discipline più mascoline, quali ingegneria ed agraria, laureandosi con votazioni elevate. Le ragazze escono, quindi, dall'Università con tutte le carte in regola per una brillante carriera scientifica.
Eppure il Rapporto dimostra che le nuove assunzioni di personale di ricerca negli Enti pubblici italiani non sembrano tenere conto di queste capacità, se si pensa che nel triennio 1995 - 1998 la percentuale dei neoassunti è rappresentata dal 63% di uomini e dal 37% di donne.
Nei pochi casi in cui le donne partono con un lieve vantaggio al momento dell'assunzione, come nelle discipline di tipo sociale, economico, biologico, già al secondo gradino della carriera sono superate dai colleghi maschi, che diventano la maggioranza nella dirigenza. Così il divario tra i due sessi si fa sempre più ampio man mano che si sale nella scala gerarchica dei ruoli: le donne non riescono a superare il tetto del 7% di visibilità ai vertici della carriera scientifica.
Questo trend è poi rilevabile in ogni disciplina, ente, istituzione e paese. Il Rapporto ETAN della Commissione Europea sulle donne nella scienza ha dimostrato che l'esigua presenza femminile ai livelli più alti dell'università e delle istituzioni scientifiche è un dato comune a tutti i paesi europei. Tale situazione costituisce - secondo il Rapporto ETAN - uno spreco in termini di capacità professionali, oltre ad una violazione del diritto di essere valutati per le proprie capacità e per il proprio lavoro e non per l'appartenenza di genere.
Per sanare tale squilibrio nell'ambito del mondo scientifico, il Presidente Bianco ha costituito una Commissione di studio per la valorizzazione delle donne nella ricerca scientifica e, nel corso della Giornata, esponenti di questa commissione hanno formulato proposte concrete, quali, un target di presenza femminile, almeno del 40 %, nelle strutture scientifiche e nei comitati di valutazione in cui la nomina risponda a criteri di tipo politico; il riequilibrio di genere nella composizione delle commissioni concorsuali di nomina in linea con la legge Bassanini; l'assegnazione di borse di studio e l'organizzazione di corsi di aggiornamento per il reinserimento delle donne ricercatrici dopo lunghe assenze dovute a motivi familiari; il congedo di paternità e maternità pagato a tutti i ricercatori a tempo determinato.
È stato inoltre evidenziato che i criteri di selezione delle donne sono basati su valori maschili, pertanto, è stato suggerito che nel criterio di valutazione sia introdotto anche il riconoscimento di caratteristiche prevalentemente femminili, quali la predilezione per ricerche interdisciplinari, indice di curiosità ed abilità, l'attenzione e la cura nel lavoro di formazione e la maggiore disponibilità a tramandare il bagaglio di competenze maturate; la capacità di collaborazione nell'attività lavorativa rispetto al tradizionale atteggiamento competitivo del modello maschile.
Punto di arrivo di questo cammino innovativo è una scienza fatta da uomini e donne - è stato auspicato nel corso della Giornata - "ma occorre una strategia per il cambiamento - ha concluso Marina Piazza - non è sufficiente la solidarietà spicciola tra le donne, le quali essendo in numero esiguo nei vertici professionali spesso tendono ad assumere modelli comportamentali maschili. La presenza delle donne nei luoghi decisionali deve essere accompagnata dal desiderio di cambiare il modo di lavorare e di valutare le capacità, altrimenti non ci potrà essere innovazione".
| Dal
commissario europeo per la ricerca: più spazio alle donne scienziato |
| È con
molto piacere che ho accettato di scrivere la prefazione del Rapporto
"Figlie di Minerva", convinto del fatto ch'esso costituirà
una pietra miliare nel cammino del genere mainstreaming degli istituti
pubblici di ricerca.
"Figlie di Minerva" è un rapporto sulle carriere femminili, che analizza la situazione delle donne negli otto istituti pubblici di ricerca italiani ed identifica i settori dove è necessario intervenire in modo che alle donne sia riservata la stessa sorte che viene riservata ai loro colleghi maschi. Comunque sia, si tratta del primo rapporto del genere comparso in Europa. È la prima volta, in effetti, che viene condotta un'analisi comparata, ed in maniera molto approfondita, sulle carriere femminili nell'ambito di varie istituzioni pubbliche di ricerca. A questo proposito, "Figlie di Minerva" si pone come uno strumento di lavoro e di riferimento nel dibattito sulle questioni connesse all'integrazione della dimensione del genere nella politica italiana di ricerca. In linea con il rapporto europeo ETAN "Politiques scientifiques dans l'Union européenne - Intégrer la dimension du genre, un facteur d'excellence", che analizza il complesso di fattori che contribuiscono alla sottorappresentazione delle donne nella scienza nell'Unione Europea, "Figlie di Minerva" vuole identificare quelle misure che conviene prendere in Italia per combattere questa situazione. La produzione del rapporto "Figlie di Minerva" e, con questo non soltanto il fatto che esiste, ma lo stesso processo che ha condotto alla sua elaborazione, è una superba illustrazione delle raccomandazioni fatte dagli autori del rapporto ETAN agli Stati membri e alle loro istituzioni di ricerca, in particolare per quanto concerne il mainstreaming, cioè il processo di trasformazione strutturale al quale hanno fatto appello le istituzioni scientifiche per produrre un ambiente di ricerca, dove donne e uomini potranno nella stessa maniera esprimere i loro talenti e contribuire all'eccellenza scientifica. Il processo di mainstreaming presuppone prima di tutto un'analisi critica della situazione prevalente. Come correggere, in effetti, una situazione senza fare una diagnosi preliminare? "Figlie di Minerva" costituisce dunque la base necessaria affinché sia messo a punto un processo efficace e coerente di mainstreaming delle istituzioni di ricerca. L'analisi presentata nel terzo capitolo "Figlie di un dio minore" ha richiamato tutta la mia attenzione. Secondo questa analisi, esisterebbero due modelli, che conducono alla sottorappresentazione di donne alla sommità della piramide. Il primo modello o la "rincorsa impossibile" caratterizza le discipline più tecniche o le scienze "dure" e consiste nell'impossibilità per le donne di riguadagnare un handicap iniziale, dovuto alla loro minore presenza nel numero al livello di studi e all'entrata nelle carriere. Il secondo modello detto del "sorpasso" caratterizza piuttosto le discipline sociali ed economiche dove le donne partono con un vantaggio numerico considerevole rispetto agli uomini, ma perdono in seguito terreno per divenire minoritarie nell'esercizio di funzioni di responsabilità: gli uomini sono il doppio delle donne. Concludendo, qualunque sia la situazione di partenza il risultato è sempre lo stesso: gli uomini sono (e lo sono troppo!) largamente maggioritari in cima alla piramide. Come Commissario europeo per la ricerca, mi sono personalmente impegnato affinché il posto ed il ruolo delle donne sia riconosciuto nell'ambito dello Spazio Europeo della Ricerca, convinto come sono che ne vada della credibilità della scienza presso i cittadini e le cittadine dei paesi dell'Unione Europea. Non posso dunque che associarmi all'augurio delle autrici di "Figlie di Minerva" affinché questo rapporto non rimanga un'iniziativa isolata. Dovrebbe essere secondo me il primo punto di riferimento d'una serie di rapporti sistematici aventi lo scopo di assicurare la prosecuzione del lavoro avviato e dei risultati raggiunti, al fine di garantire un riconoscimento delle competenze femminili nelle istituzioni pubbliche italiane. Inoltre, ritengo che un cammino identico dovrebbe essere iniziato nelle istituzioni scientifiche degli altri paesi dell'Unione Europea e che a questo scopo "Figlie di Minerva" costituisca lo strumento di riferimento per eccellenza. Sono contento che mi sia data l'opportunità di esprimere la mia sincera ammirazione per il coinvolgimento e la professionalità delle tredici autrici, ricercatrici e tecnologhe, nominate dagli otto istituti coinvolti, ed in maniera particolare all'ispiratrice di questo cammino, Rossella Palomba. PHILIPPE BUSQUIN
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| Summary | ||
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In April 2001, at the CNR, the
results of a survey on women's career opportunities in the Italian public
research institutes were illustrated. The study was conducted by a working group of women scientists with the backing of CNR and it was chaired by Rossella Palomba, a researcher of the CNR Institute for Population Research in Rome; the data were published in the book "Le figlie di Minerva". |
The
study found that females suffer a gender discrimination that causes a
remarkable difference in career opportunities, so there are very few women
in top positions. During the meeting women scientists suggested some proposals to improve the situation.
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