|
ricerca&società |
|
euroricerca
|
|
RICERCA E IMPRESA
|
|
LUCA
SERAVALLI |
||
|
|
|
|
|
CAMPUS COMPANY: |
IL RICERCATORE SI FA IMPRENDITORE |
|
|
In Italia occorre sviluppare ed istituzionalizzare programmi di spin-off tra enti, università e imprese |
||
In molti paesi europei le università hanno un ruolo rilevante nello sviluppo commerciale del proprio patrimonio di conoscenze. Particolarmente interessante è l'emergere di un nuovo modello di impresa, la campus company. Si tratta di piccole o medie imprese spin-off (così dette perché nate per gemmazione da un'impresa o ente già presente), create e gestite da professori o altri accademici per sfruttare commercialmente i risultati del proprio lavoro di ricerca o fornire nuovi servizi ad alto contenuto di tecnologia. La Hewlett-Packard ebbe origine come piccola campus company a Stanford in California.
L'università svolge un'importante azione di sostegno e supporto e offre alla piccola impresa spin-off la possibilità di un periodo di "incubazione" in un ambiente protetto. In questo modo le potenzialità possono svilupparsi appieno e la campus company può infine separarsi dall'ateneo.
Si possono trovare esempi indicativi in Irlanda. Il Dr. Jurgen Osing è managing director di una neonata campus company del Trinity College di Dublino (TCD), Allegro Technologies Limited. Dopo aver conseguito un Ph.D. in fisica lavorando nel campo delle nanotecnologie, ha fondato questa nuova impresa con il suo relatore di ricerca, Dr. Igor Shvets. Dalle sue parole emerge che Allegro Technologies, come la maggior parte delle campus company, nasce come impresa legata a un mercato di nicchia. L'elemento fondamentale per la sua "salute" è l'alto contenuto tecnologico, la forte specializzazione e la capacità di poter offrire ciò che ancora non è disponibile sul mercato.
Quasi tutte le università irlandesi possiedono una struttura di supporto per nuove imprese, la cui funzione è appunto quella di favorire, sostenere e valorizzare ogni tentativo imprenditoriale dei ricercatori. Al TCD l'Innovation Center, fondato nel 1986, riveste questo ruolo. I vantaggi di cui una campus company come Allegro Technologies gode grazie ai legami che mantiene con l'università sono importanti: la neonata impresa si serve del nome dell'ateneo per avere credibilità all'esterno e stabilire rapporti commerciali e finanziari; l'Innovation Center coordina la formazione dei quadri dirigenti e mette a disposizione spazi fisici per le attività; professori e ricercatori godono di grande libertà presso l'Università nel dedicare tempo e lavoro alla campus company e sono incoraggiati a compiere la transizione da ricercatore a imprenditore. La Proprietà Intellettuale (IP) dei prodotti dell'impresa (brevetti e altri diritti) resta nelle mani dell'ateneo, almeno finché l'impresa non abbandona l'Università. Vi sono anche rischi, ovviamente, come la scarsità di capitali. È importante diversificare le fonti di finanziamento per non rischiare di dipendere troppo da una sola fonte, in quanto essa può terminare improvvisamente, se pubblica, o tentare di assumere il controllo dell'impresa, se privata. I numeri di questo sviluppo sono incoraggianti e in continua crescita: in 14 anni 30 campus company, 4 laboratori industriali come collaborazioni con grandi industrie (Hitachi ed ELAN, ad esempio), 300 occupati nel 1997 e 27 miliardi di lire circa l'anno di introiti per il TCD. In tutta l'Irlanda vi sono ben 150 imprese simili con oltre 1.000 posti di lavoro e nel settembre 1996 a Cork si è tenuta la prima Conferenza Europea sulle Campus Company, in coincidenza con la Presidenza irlandese dell'Unione Europea.
Il dr. Eoin O'Neill, direttore dell'Innovation Center, ritiene necessaria nell'istituzione accademica un'atmosfera che comunichi un sentimento positivo nei confronti di iniziative imprenditoriali. Una università ricca può rallentare la nascita di tali imprese, perché gli accademici non sono stimolati ad aumentare il proprio patrimonio. D'altra parte la eccessiva mancanza di risorse finanziarie nell'ateneo è un problema; in questa situazione spesso i professori e i ricercatori stabiliscono rapporti professionali individuali con industrie private, evitando il coinvolgimento dell'università. Le stesse industrie non amano lo sviluppo commerciale delle potenzialità di una università in quanto esse pagano il patrimonio intellettuale dei singoli collaboratori ben al di sotto del reale valore commerciale, essendo in una posizione di maggior forza contrattuale.
Quale è la situazione in Italia? Nel 1997 l'INFM (Istituto Nazionale di Fisica della Materia -www.infm.it) ha avviato un programma specifico di sostegno di tali iniziative, che offre la possibilità di attivare spin-off in tutti i campi high-tech in cui si muove la propria ricerca. Nel febbraio 2000 il MURST (www.murst.it) e Sviluppo Italia, in collaborazione con quattro università del Mezzogiorno, hanno avviato un'azione sperimentale per la creazione di imprese tramite il progetto "La tua ricerca per la tua impresa".
In generale, però, il rapporto degli enti scientifici italiani con il mondo del mercato tecnologico rimane legato a vecchi modelli, quali sporadiche collaborazioni con grandi industrie. Su "Impresa & Stato" (Rivista della Camera di Commercio di Milano) del Marzo 1998, si riporta un'indagine svolta su 23 imprese spin-off italiane. Nel commento finale gli autori scrivono: "Emerge che l'ente di ricerca non svolge nella gran parte dei casi un ruolo di sostegno in termini istituzionali. Quindi, nonostante il crescente interesse da parte delle istituzioni al trasferimento tecnologico e ad azioni in favore dello sfruttamento delle conoscenze tecnologiche in chiave di generazione di nuove imprese, non si osservano, al di là di rari casi, forme istituzionalizzate di sostegno a tali iniziative".
|
In merito all'articolo del dr. Seravalli, desidero far presente che con il recente Decreto Legislativo 27 luglio 1999, n°297: "Riordino della disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilità dei ricercatori", si è attuato il riordino e la razionalizzazione di tutto il sistema di agevolazione alla ricerca industriale gestito dal Murst e, sinora, regolato da una complessa e stratificata normativa susseguentesi in un arco temporale di oltre 30 anni. Una delle novità di maggiore significato risiede nella possibilità, finora esclusa, di presentare progetti in modo congiunto tra soggetti industriali e strutture del mondo pubblico della ricerca (Università ed Enti pubblici di ricerca), interventi finalizzati alla costituzione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, per i quali sono previste anche iniziative di agevolazione al capitale di rischio. In questo ambito il CNR già da alcuni anni ha avviato attività di valorizzazione dei trovati della ricerca. Per quanto riguarda l'attività di trasferimento tecnologico, a seguito di un progetto strategico ("Utilizzazione e trasferimento dei risultati della ricerca"), coordinato dallo scrivente e avente l'obiettivo di facilitare la collaborazione tra ricerca pubblica e mondo industriale, l'Istituto di Studi sulla Ricerca e Documentazione Scientifica ha creato la Banca Dati Trasferimento Tecnologico (BDTT) che contiene attualmente circa 9.000 schede informative su progetti di ricerca scientifica. La BDTT è ora accessibile presso il sito web del Poligrafico dello Stato: http://bdtt.ipzs.it/bdtt/bdtt , e dispone di un modulo allegato che permette al ricercatore di inviare on-line i risultati delle proprie ricerche. L'utente può interrogare la banca dati ed avere quindi le informazioni necessarie per contattare ricercatori e specialisti in tutti i settori delle tecnologie inerenti l'innovazione e lo sviluppo industriale.
|
Il CNR, inoltre, a seguito del Decreto Legislativo 30 gennaio 1999 n°19: "Riordino del Consiglio Nazionale delle Ricerche", può stipulare, secondo criteri e modalità determinati con proprio regolamento, accordi e convenzioni, partecipare o costituire consorzi, fondazioni o società con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri, utilizzando a questo fine, temporaneamente, personale e attrezzature dell'ente e disciplinando autonomamente con le controparti la questioni relative ai diritti di proprietà. Da ciò consegue una reale valorizzazione delle ricerche e dei ricercatori in termini imprenditoriali, favorendo anche la creazione di imprese hi-tech avvalendosi di ogni possibile collaborazione, in un contesto di azioni che non può essere che articolato e pragmatista. A questo scopo, è stata attivata, direttamente presso la Presidenza del CNR (http://www.presidenza.cnr.it/progetto) una raccolta di proposte, aperta a tutti i ricercatori pubblici. Le proposte finora pervenute sono state sottoposte a valutazione da parte di esperti sia del settore tecnologico sia dei seguenti operatori del settore del venture capital. Per alcune di queste sono in corso di definizione accordi tra gli uffici competenti del CNR, i Centri di ricerca e gli altri operatori per avviare iniziative di "incubazione" e di spin-off. Merita inoltre segnalare che a febbraio di quest'anno il CNR ha costituito una prima società mista, la "Shar.dna" assieme a Tiscali e al Banco di Sardegna. Il progetto, che vede coinvolto l'Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Alghero (Direttore Prof. Mario Pirastu) prevede, tra l'altro, un grande studio di genetica, finalizzato a capire come si tramanda ed evolve il patrimonio genetico di una popolazione che ha avuto, nei secoli, scarsi scambi con l'esterno. Il progetto promette scoperte nel campo delle malattie genetiche e di nuovi farmaci. Luciano Caglioti |
| Summary | ||
|
The main features and characteristics of enterprises called "campus companies" are presented and discussed, considering as an example the situation at Trinity College in Dublin. Here these companies represent an important element of the young and upcoming economy of Ireland and a valuable system for the growth of the country's technology and culture. |
The support coming from the college is a key factor
for the success of a campus company, as researchers need help in their transition
to managers.
|