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Deganello: catalizzatori per abbattere gli
inquinanti
Direttore dell'Istituto di Chimica e Tecnologia
dei Prodotti Naturali
Direttore, la denominazione dell'Istituto che lei dirige sembra non avere molto in comune con il nuovo Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati di cui costituisce la sezione palermitana; vuole spiegarmi meglio come le vostre ricerche si collegano alle tematiche dell'ISMN?
Effettivamente non tutte le attuali linee di ricerca sono perfettamente inseribili nelle tematiche del nuovo Istituto; ciò è vero in particolare per il reparto che studia molecole naturali di origine vegetale utilizzabili per la preparazione di farmaci o di profumi.
I ricercatori che attualmente si dedicano a questa attività, dopo un'adeguata fase di formazione, potranno comunque riconvertire le loro competenze.
La maggior parte dei ricercatori si dedica però alla preparazione di catalizzatori, al loro utilizzo nei processi industriali e alla caratterizzazione dei materiali. Si tratta di un'attività importante anche nel settore dei materiali nanostrutturati poiché consente una resa migliore dei prodotti e una riduzione dei materiali di scarto.
Uno delle possibili applicazioni nel settore dei materiali nanostrutturati, per altro già in fase di studio, è la realizzazione di catalizzatori in grado di abbattere gli inquinanti nelle lavorazioni industriali così da ottenere una produzione "pulita". O anche la preparazione di nanocomposti capaci di garantire il rilascio controllato dei farmaci.
Un'altra significativa linea di ricerca, peraltro anch'essa aderente alle tematiche dell'ISMN, è sulla pomice, una pietra che si trova nell'isola di origine vulcanica di Lipari, e che l'Istituto ha studiato come possibile supporto per un nuovo catalizzatore metallico. Inoltre, il nostro Istituto ha strumentazioni scientifiche di alto livello, prime fra tutte uno strumento per la spettroscopia elettronica (ESCA), ma anche un diffrattometro a raggi X e alcuni cromatografi, attrezzature utili per i ricercatori di tutte le sezioni dell'ISMN.
L'ICTPN ha già progetti di ricerca comuni con gli altri organi che costituiscono il nuovo Istituto?
Attualmente l'ICTPN non ha progetti di ricerca che coinvolgono tutte le sezioni dell'ISMN, esistono però collaborazioni con alcune di esse. Il progetto dedicato alla "Preparazione di nuovi materiali nanostrutturati in tre dimensioni per processi catalitici" vede coinvolti sia l'Istituto di Chimica dei Materiali di Roma che l'Istituto di Spettroscopia Molecolare di Bologna. Lo studio mira ad utilizzare al meglio nei sistemi catalitici i polimeri, materiali attivi in tre dimensioni, sfruttandone l'elevata porosità.
L'Istituto proseguirà, comunque, anche l'attività di ricerca in cui sono coinvolti organi esterni all'ISMN. E' il caso, ad esempio, del progetto che mira allo "Sviluppo di sistemi catalitici per l'abbattimento di inquinanti gassosi da autoveicoli a basso consumo energetico", progetto che vede la partecipazione dell'Istituto Motori del CNR di Napoli, dell'Istituto di Tecnologie Avanzate per l'Energia del CNR di Messina, oltre che dell'Ansaldo e della Fiat.
Con l'avvio ufficiale dell'attività del nuovo Istituto sarà possibile, comunque, mettere a punto senza alcuna difficoltà una progettazione comune basata, per quanto riguarda l'ICTPN, sulla preparazione dei materiali nanostrutturati e relativa alla fase di sintesi e caratterizzazione di questi ultimi.
In che modo ritiene influirà la nuova realtà nel rapporto con il mondo produttivo?
Senza dubbio la massa critica che caratterizza il nuovo Istituto accresce la visibilità esterna dell'attività di tutte le sezioni che lo compongono.
Ritengo però che ciò sia vero soprattutto a livello nazionale e forse meno, almeno nel nostro caso, a livello locale, dal momento che la realtà produttiva siciliana è fatta quasi esclusivamente di aziende piccole e medie. A questo proposito vorrei ricordare un'attività importante svolta dall'Istituto inizialmente sul territorio, relativa alla formazione del personale di imprese e di istituzioni locali, e ora anche nazionali, per avviarlo alla certificazione internazionale dei sistemi di qualità e dei sistemi ambientali.
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a sinistra: laboratorio di praparativa e ir |
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Senza dubbio la presenza in una struttura unica di competenze diverse e complementari accresce indirettamente anche la forza e la competitività delle singole parti che compongono l'Istituto di nuova formazione, tuttavia credo che affinché il "macroistituto" funzioni è necessario che l'attività venga coordinata in maniera organica.
Non credo, però, che ciò possa avvenire in tempi brevi; questa nuova realtà ha bisogno di un periodo di rodaggio nel corso del quale dedicarsi alla soluzione dei problemi pratici che via via si presenteranno. Si dovrà ridisegnare l'organizzazione amministrativa, burocratica, ma anche quella scientifica del nuovo Istituto. Solo una volta esaurita questa fase si potrà fare un bilancio dell'attività e, soprattutto, dei vantaggi che essa può apportare.
I benefici attualmente individuabili sono, a mio parere, prevalentemente in una razionalizzazione delle spese e delle ricerche, oltre, naturalmente, che in una maggiore facilità di rapporti tra i ricercatori delle diverse sezioni.