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Curulli: sensori per monitorare lo stato di salute dei malati di Alzheimer
Direttore del Centro di Studio Elettrochimica e Chimica Fisica delle Interfasi 

In che modo le attività del Centro da lei diretto si inseriscono all'interno della struttura più ampia costituita dall'ISMN?

Il Centro è una realtà piuttosto piccola le cui linee di ricerca si inseriscono però perfettamente in due delle tematiche del nuovo Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati; per la precisione si tratta di Materiali e sistemi micro- e nanostrutturati per l'elettronica e Materiali micro- e nanostrutturati per sensori e microsistemi.

Per quanto riguarda il primo dei due settori, il Centro partecipa con la realizzazione di batterie di dimensioni ridotte adatte per essere utilizzate nei telefoni cellulari, nei computer portatili e nelle videocamere.

Per ciò che concerne la seconda tematica, il Centro si dedica alla messa a punto di microsensori destinati ad usi diversi.

Tra i nostri prodotti c'è, ad esempio, la realizzazione di sensori per rilevare l'ossido di azoto in liquidi biologici e monitorare così lo stato di particolari patologie, quali il morbo di Alzheimer o l'arteriosclerosi.

telefono portatile alimentato da batterie a ioni litio

Miniaturizzando tale strumento sarà addirittura possibile introdurlo, tramite un ago, nel cervello così da misurare la degenerazione nelle cellule cerebrali e non, come si fa ora, nel sangue.

I sensori da noi fabbricati possono essere usati, inoltre, in campo alimentare per rilevare i nitriti contenuti nelle acque minerali, sostituendo così la strumentazione adoperata attualmente, risultata addirittura cancerogena.

Lo stesso sensore può con qualche modifica essere usato per il rilevamento dei nitriti anche nelle carni e negli insaccati, alimenti in cui questa sostanza viene aggiunta per il suo potere antiossidante.

Stiamo studiando, infine, la messa a punto di sensori analitici "usa e getta" per il rilevamento dei pesticidi. Manca però ancora la fase della trasformazione da modello di laboratorio a modello di interesse industriale.

In che modo ritiene che l'appartenenza ad una realtà più ampia qual è l'ISMN influirà sull'attività di ricerca del Centro?

Fare parte, come sezione, di un Istituto dotato di dimensioni considerevoli aumenta senza dubbio le nostre possibilità di instaurare collaborazioni stimolanti e produttive per la nostra attività.

Attualmente nostri referenti principali sono le università e alcuni organi del CNR che hanno sede qui a Roma.

L'inserimento in questa nuova struttura ci consente di interfacciarci con realtà diverse, prime fra tutte il mondo delle aziende grandi e piccole, che troveranno nell'ISMN, per ciò che riguarda i materiali micro- e nanostrutturati, una competenza a 360 gradi.

Pensa che l'inserimento del Centro nell'ISMN cambierà i rapporti con l'Università presso la quale attualmente la struttura CNR risiede?

Il testo della riforma stabilisce che le sezioni localizzate nella stessa città in cui ha sede ufficialmente il nuovo Istituto vengano assorbite da quest'ultimo.

Credo però che questo aspetto vada rivisto, anche perché esiste una Convenzione Quadro, tra il CNR e l'Università "La Sapienza" approvata nel luglio del 2000, che prevede, tra l'altro, la possibilità di "collocazione di Istituti e Sezioni del CNR all'interno de La Sapienza", oltre che la finalità "di promuovere ed attuare ogni possibile collaborazione scientifica riconosciuta utile per la migliore realizzazione dei rispettivi fini istituzionali" .

Credo quindi che i rapporti con il mondo accademico continueranno e, inoltre, che aumenteranno quelli con altri organi dell'Ente. Certo, mantenere la sede del Centro all'interno dell'università e dipendere amministrativamente dalla sede centrale dell'Istituto potrebbe complicare le procedure.

Penso quindi che per i nuovi Istituti sia ora necessario un periodo di riflessione, nel corso del quale perfezionare e migliorare tali strutture per renderle il più possibile produttive ed operativamente efficaci.