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I S T I T U T I |
PATOLOGIA ALBERI FORESTALI |
| di Tullio
Turchetti Direttore dell'Istituto per la Patologia degli Alberi Forestali del CNR, Firenze |
pg. 1/2 |
Gravemente malati
i cipressi di Bolgheri
davanti a San Guido
Un patrimonio culturale salvato
dal lavoro della ricerca:
saranno clonati gli storici cipressi
Viaggiando
tra la Toscana e l'Umbria, ci si potrebbe porre una domanda: quale aspetto
avrebbe il paesaggio senza la sottile, scura, inconfondibile sagoma del
cipresso? Una specie che, pur non autoctona del nostro Paese, vi è stata
introdotta in epoca assai remota. Il cipresso è diventato ora un elemento
familiare e suggestivo del nostro paesaggio mediterraneo, tanto da
caratterizzarlo indelebilmente. Sulle colline toscane le cipressete si
raccolgono a formare boschi più o meno fitti, spesso in contrasto cromatico con
gli argentati uliveti, ma è sul dolce profilo dei colli, al margine delle
strade, dei poderi e delle ville, presso le chiese solitarie che i cipressi
esprimono la loro bellezza nella natura modellata dall'uomo. Ora isolati a mo'
di silenziosi e severi guardiani, ora in ritmiche file, nitidi e scuri essi si
stagliano nella chiarità diurna come fusi protesi verso il cielo sino ad
ispirare poeti e scrittori: famosa è la poesia carducciana "Davanti a San
Guido" che ha immortalato il Viale dei Cipressi a Bolgheri.
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| Cancro
tipico da Seiridium cardinale su cipresso |
Alcuni cenni storici e attuale situazione del viale
Le origini del Viale risalgono al 1799 allorché si ritenne necessario collegare direttamente l'abitato di Bolgheri con la via Aurelia, utilizzando la manodopera contadina nei momenti in cui non venivano effettuati altri lavori. Nel 1806 il nuovo "Stradone" non era ancora completato, ma poco tempo dopo i lavori volsero al termine, anche se non si poteva ancora parlare di "Viale". Dal 1828 lo "Stradone" passò sotto la gestione del Comune di Castagneto ed il tracciato dell'Aurelia fu definitivamente trasferito nel percorso attuale. Successivamente il conte Guido Alberto Della Gherardesca decise di fiancheggiare il nuovo "Stradone" con pioppi detti "alberi cipressini" per la visita del Granduca Leopoldo alla nuova strada, che ebbe luogo nel 1832.
Dopo qualche anno però il Conte fece sostituire i pioppi con cipressi veri e propri perché questi non erano appetiti come i pioppi al bestiame che pascolava allora liberamente. Ciò segnò la nascita dell'attuale Viale dei Cipressi, anche se la piantumazione non fu unitaria, ma venne effettuata a più riprese. Nel 1844, dopo un decennio circa dalla messa a dimora delle prime piantine, i cipressi fiancheggiavano già il 60% dello "Stradone" e l'effetto paesaggistico doveva ormai essere decisamente convincente. In quanto alle caratteristiche dei cipressi, si trattava di esemplari scelti per portamento, forma e colore delle chiome. Nel 1850 furono piantati altri 300 alberi "piramidali" e nel 1870 il Viale poteva considerarsi completato.
Fanno parte integrante ed inscindibile del contesto storico e paesaggistico del Viale dei Cipressi il tratto non alberato che parte dal castello di Bolgheri, l'Obelisco celebrativo dedicato al Carducci e l'oratorio di San Guido. Quest'ultimo, a forma di prisma ottagonale, venne fatto costruire nel 1703 dal Conte Simone Della Gherardesca per commemorare il suo antenato San Guido, vissuto intorno al 1200 da eremita nelle valli di Santa Maria ad Est di Donoratico. L'oratorio e l'obelisco, monumento al poeta, concludono il Viale.
Le poesie dedicate dal Carducci ai luoghi dell'infanzia sono in gran parte legate ai tempi felici e spensierati trascorsi tra quelle verdi colline all'ombra dei cipressi e sono state scritte in età adulta quando nel poeta era sempre più prorompente il desiderio di rivedere i luoghi della "sua Maremma". Questo si esaudì silenziosamente nel 1874. Durante un viaggio in treno a Civitavecchia, Carducci volle fermarsi senza essere riconosciuto alla via Bolgherese per rivedere da vicino, fino a toccare, "quei cipressetti" che erano rimasti impressi nella sua memoria.
Intorno al Natale dello stesso anno iniziò la stesura della poesia "Davanti a San Guido", ma ne compose solo il 60% (proprio come il Viale) e trascorsero altri 12 anni circa prima che la poesia venisse ultimata. Il 26 settembre 1885 il Carducci visitò Bolgheri e probabilmente fu allora che trovò l'ispirazione per completarla nell'anno successivo. L'insieme del Viale dei Cipressi è talmente suggestivo ed accogliente che l'animo poetico e sensibile del Carducci ne fu profondamente colpito, stimolando la sua immaginazione. La pubblicazione della poesia pose Bolgheri con i suoi cipressi in un olimpo di crescente fama e rese immortale lo storico Viale che così è giunto ai giorni nostri.
Attualmente questa strada rettilinea è caratterizzata da un duplice filare di 2374 piante di cipresso (Cupressus sempervirens), in gran parte secolari tendenzialmente fastigiati, con altezza di 15-20 m, che la delimitano e la evidenziano. La fama del Viale, ormai celeberrimo, è legata non solo alla poesia del Carducci, ma anche all'atmosfera particolare e gradevole che esso crea grazie allo splendido inserimento nella natura circostante. Infatti il Viale emerge dalla pianura formando un grandioso taglio geometrico, che, attraversando le colline leggermente ondulate, congiunge il litorale marino al paesino di Bolgheri.
Oggi numerosi cipressi del Viale sono morti o gravemente deturpati dagli attacchi del Seiridium cardinale, un parassita fungino necrotrofico, agente del cancro della corteccia che, a causa della sua potenzialità distruttiva, sta mettendo a repentaglio, nel lungo periodo, la sopravvivenza degli alberi del Viale. Questa malattia, che imperversa in Italia dal 1951, si manifesta con il disseccamento di rami e branche per l'azione del micelio parassita nei tessuti corticali colpiti e può condurre a morte i cipressi anche in tempi relativamente brevi, se le condizioni ambientali sono congeniali al patogeno e decorrono in modo favorevole al suo sviluppo. Infatti, successive ondate epidemiche della malattia, sostenute da condizioni climatiche favorevoli come le gelate primaverili, di cui il cipresso soffre i danni alle nostre latitudini, si sono succedute in quest'ultimo cinquantennio ed hanno causato la morte delle piante e il deterioramento dell'ambiente collinare e mediterraneo. Oltre ai disseccamenti visibili anche da lontano, un sintomo abbastanza specifico di questa malattia è l'abbondante colata di resina che parte dal cancro e scende lungo il fusto o i rami infetti.
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| Cipresso
del Viale completamente disseccato dalla malattia |
In Toscana il S. cardinale rappresenta una pericolosa minaccia per la sopravvivenza di questa insostituibile componente paesaggistica. In questa regione l'incidenza della malattia aveva raggiunto nel 1994 un valore percentuale medio del 25%, con valori superiori al 50% in alcune zone. I numerosi, ma purtroppo spesso incompleti, interventi di bonifica intrapresi negli ultimi anni hanno determinato un rallentamento della progressione epidemica e quindi della diffusione del patogeno. Tuttavia la malattia costituisce un fattore limitante per l'esistenza dei cipressi: infatti è stato sperimentalmente accertato che l'85% degli individui presenti nei popolamenti e viali risulta suscettibile agli attacchi del S. cardinale, fino alla morte. Soltanto il 15% è dotato di un certo livello di resistenza.
La gravità della malattia costituisce un freno all'impiego del cipresso nei vari settori di utilizzazione e in particolare di quello vivaistico ed ha condotto ad un macroscopico deterioramento dei popolamenti di cipresso sia forestali che ornamentali in numerose aree d'Italia e del bacino mediterraneo.
I mezzi di lotta (quali: la bonifica fitosanitaria e l'impiego di fitofarmaci anticrittogamici) hanno dato finora risultati incoraggianti nel ridurre la quantità d'inoculo del parassita e la popolazione di insetti vettori, ma anche se le riducono non eliminano la presenza della malattia. Anche i cipressi di Bolgheri non sono sfuggiti agli attacchi del fungo parassita che ha deturpato la bellezza delle singole piante e del Viale.
Dal 1995 il Viale rappresenta un bene di interesse artistico e storico e in quanto tale è soggetto al regime di tutela previsto dalla legge n. 1089 del 1939. Questo riconoscimento, a seguito dei più prolissi aspetti burocratici ed amministrativi connessi, ha paradossalmente costituito fino ad oggi un fattore di freno perché non è stato possibile procedere con tempestività ai risanamenti e agli abbattimenti delle piante distrutte dalla malattia. Logicamente, ritardando tali interventi, sono stati favoriti la diffusione della malattia e le infestazioni di insetti vettori che hanno ulteriormente incrementato i danni sui cipressi del Viale e su quelli limitrofi. Gli interventi di bonifica eseguiti fino ad oggi, anche se ben organizzati, non hanno consentito l'effettivo controllo della diffusione del parassita. Oggi, senza alcun intervento programmato, appare sempre più difficile contenere l'espandersi di questa malattia che ha continuato il suo mortale ed inarrestabile incedere fra le piante dei due filari del Viale, tanto che negli ultimi dieci anni il numero delle piante da abbattere è quasi triplicato.
L'Istituto per la Patologia degli Alberi Forestali di Firenze (IPAF) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha dal 1980 indirizzato la sua strategia di ricerca verso l'individuazione di variabilità genetica per la resistenza, che garantisce il futuro dei nuovi impianti. A questo proposito e a livello europeo, l'IPAF, collaborando con Francia, Portogallo e Grecia, ha allestito un programma di miglioramento genetico del cipresso per la resistenza al cancro. Contemporaneamente sono stati portati avanti studi sulla biologia del S. cardinale, sulla variabilità della sua patogenicità, sulla selezione di cipressi resistenti al cancro ma anche adatti per le diverse condizioni ambientali e funzioni del cipresso stesso (piantagioni forestali, ornamentali e frangivento). L'IPAF sta operando con metodologie classiche e innovative.
I risultati ottenuti dall'IPAF sono di considerevole valore scientifico e tali da farlo considerare a livello europeo un centro di eccellenza in questo settore. I risultati sono anche di valore pratico-applicativo: infatti i cloni resistenti al cancro selezionati dall'IPAF sono stati brevettati e posti in commercio con successo da aziende vivaistiche, che hanno acquistato il brevetto dal CNR.