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R I M O     P I A N O
intervista con Lucio Bianco, Presidente del CNR
a cura della Redazione

Lucio Bianco: il CNR è pronto
alla competizione internazionale

 Altri quattro anni per portare a termine la riforma del Consiglio Nazionale delle Ricerche. È questo il compito che il Parlamento ha affidato all'unanimità a Lucio Bianco riconfermandolo, di recente, alla guida di uno dei principali enti di ricerca del Paese per un altro quadriennio. 

Presidente, ora che gran parte del lavoro di progettazione della nuova struttura dell'Ente è stato fatto, quali obiettivi "primari" si è dato per i prossimi anni?

È vero che il disegno complessivo del nuovo CNR è stato ormai definito, ma non dimentichiamoci che alla fase progettuale fa sempre seguito quella esecutiva: dobbiamo mettere in pratica, e anche rapidamente, il nostro sforzo teorico. Non a caso abbiamo indetto all'inizio dell'anno i bandi di concorso per i nuovi direttori degli istituti, che ci auguriamo possano passare, già entro la fine del 2001, dagli attuali 340 a circa 100, per evitare duplicazioni e/o dispersioni.

Chi si troverà a coordinare uno dei nuovi macro-istituti potrà contare su tutte le risorse, umane e finanziarie, necessarie per svolgere al meglio l'attività di ricerca?

È noto che negli ultimi tempi ho sottolineato con forza, e in tutte le sedi istituzionali idonee, l'opportunità di dotare il Consiglio Nazionale delle Ricerche di fondi e uomini sufficienti per competere alla pari a livello internazionale. Pur condividendo infatti l'idea che risorse aggiuntive possano essere date anche per programmi specifici, non si può dimenticare che la ricerca comporta alcune spese fisse, tra le quali quelle per il personale e per la strumentazione scientifica, che richiede continui interventi di ammodernamento; e occorre nello stesso tempo ricordare che chi lavora in questo mondo ha bisogno di precise garanzie.

Quali?

Direi soprattutto di continuità e tranquillità. Chi fa questo mestiere sa perfettamente che ci vogliono degli anni per raggiungere risultati apprezzabili. È indispensabile quindi offrire ai nostri studiosi la certezza che il loro impegno sarà costantemente sostenuto e che potranno trovare nel CNR un appoggio pluriennale.

Ritiene ci siano i margini per operare a lungo termine?

Guardi, a parte il fatto che sono un accanito ottimista, ho cominciato a intravedere alcuni segnali che mi fanno ben sperare.

Ad esempio?

Una maggiore consapevolezza dei problemi e delle esigenze della ricerca e sviluppo da parte di tutti gli esponenti politici con cui sono entrato in contatto recentemente. Il mio è un discorso di carattere generale, che esula completamente dagli schieramenti: mi sembra che il Paese avverta con chiarezza la necessità di investire seriamente in questo settore se si vuole davvero garantire un futuro più sereno e "sicuro" ai nostri figli. Ma c'è anche un altro aspetto molto positivo. Tra le domande di partecipazione al nostro bando per direttore di istituto, moltissime provengono dall'estero, e questa è non solo una prova di grande fiducia ma anche un attestato di affidabilità dell'Ente a livello internazionale.

Una delle accuse che vengono talvolta mosse al CNR è quella di non riuscire sempre ad intervenire con la dovuta rapidità. Per dirla in altri termini, di essere una struttura ancora troppo burocratizzata. Che ne pensa?

Guardi, noi stiamo concludendo moltissimi accordi con strutture private, tra le quali la società di Renato Soru, per fare solo un esempio. E ogni volta con piena soddisfazione reciproca, segno che siamo perfettamente in grado di reggere il passo con i privati. Ciò non esclude peraltro uno sforzo ulteriore della nostra macchina organizzativa per eliminare del tutto quei lacci e lacciuoli che rallentano in certi casi le nostre procedure. Il previsto decentramento di molte funzioni presso gli istituti va in questa direzione. Inoltre cercheremo di favorire un ricambio generazionale, a tutti i livelli: la media dei nostri ricercatori è infatti di 48 anni e anche molti dirigenti sono vicini al termine della loro carriera amministrativa.

Se dovesse disegnare l'identikit del manager del futuro, quali requisiti indicherebbe?

Penso che alla grande competenza tecnica che ha caratterizzato sinora il personale direttivo dell'Ente occorrerà aggiungere una maggiore capacità organizzativa e manageriale nonché un pizzico di fantasia e versatilità, che talvolta ci sono mancate. Nessuno pretende che le norme vadano aggirate, ma che le si debba anche saper interpretare con una certa duttilità è fuori discussione. Il mondo che ci circonda è complesso e ricco di sfumature, e dovremo essere in grado di coglierle adeguatamente.

Tracciando un bilancio dei primi quattro anni alla presidenza, di cosa va fiero e cosa, al contrario, si rimprovera?

Sono certamente soddisfatto di essere riuscito a portare a termine la riforma di una struttura tanto complicata come il CNR in appena tre anni, partendo peraltro completamente da zero. Se consideriamo i tempi medi che occorrono nel nostro Paese per operazioni simili, posso davvero andarne fiero. Così come di essere riuscito in un anno a bandire 2.270 bandi di concorso, fatto che non era mai successo in precedenza. Se devo invece rimproverami qualcosa, dico che avrei potuto fare di più per rafforzare la struttura amministrativa del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Presidente, il CNR è un ente vastissimo, presente in tutto il Paese. Per usare uno slogan molto noto, si occupa "di tutto, di più". Lei pensa di conoscerlo ormai bene?

Lo pensavo. Lavorando qui, ininterrottamente, dal 1970 e avendo ricoperto quasi tutti gli incarichi, da semplice ricercatore sino alla presidenza, ero convinto di conoscerlo in profondità. Mi sono invece reso conto proprio da questa posizione che non c'è nessuno che conosca davvero tutte le ramificazione dell'Ente. C'è quindi molto da fare ancora per portare alla luce lo straordinario patrimonio scientifico del Consiglio Nazionale delle Ricerche e, soprattutto, per valorizzarlo come merita.FINE

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