PROGRAMMA NAZIONALE DELLA RICERCA |
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Giancarlo Setti: la ricerca è il passaggio cruciale e obbligato per lo sviluppo della società
Presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)
Il primo
punto da sottolineare è che dopo anni si è finalmente posto
di nuovo e con vigore il problema della ricerca scientifica come passaggio
cruciale e obbligato per lo sviluppo della nostra società. Il secondo
punto importante è che all'elaborazione delle linee guida del PNR
sono poi seguite delle scelte concrete con l'individuazione di una serie
di interventi strategici. Naturalmente si può discutere sulle scelte
fatte e sulla congruità delle risorse, ma io credo che il punto rilevante
sia quello di aver dato corpo a un processo organico di ristrutturazione
e sviluppo del sistema ricerca. Premere l'acceleratore sulla ricerca non
è solo importante per le ricadute economiche, ma anche per la crescita
culturale complessiva della società. Passati e recenti dibattiti
sono una chiara dimostrazione dell'assenza del metodo scientifico nell'affrontare
temi di grande importanza per la nostra società.
Ho molto apprezzato il fatto che il PNR contiene
un riferimento puntuale a difesa della ricerca di base, anche se personalmente
non ho mai compreso la distinzione fra i vari tipi di ricerca; penso piuttosto
a uno sviluppo equilibrato di tutta la ricerca nell'ambito di una visione
unitaria. Si deve anche apprezzare l'iniziativa per alimentare l'inserimento
di un numero cospicuo di giovani ricercatori e il tentativo di tamponare
la cosiddetta fuga dei cervelli, nonché richiamare nostri scienziati
dall'estero. Per quanto riguarda questo secondo aspetto io sono poco ottimista.
Reclutamento, progressione di carriera, stipendi, etc. e relative burocrazie
rendono il nostro sistema estremamente poco competitivo. A titolo d'esempio,
recentemente la Max-Planck Society ha istituito, in collaborazione con università
tedesche, delle borse di studio per il Ph. D., di cui almeno la metà
riservate a studenti di altre nazioni (i corsi sono in inglese). Non ho
dubbi che molti studenti italiani verranno selezionati e ai migliori, presumibilmente,
verrà offerto di restare in Germania. Quindi, non è solo un
problema di risorse finanziarie.
Non esiste
una sola risposta a questa domanda. Vi sono settori, come quello che io
rappresento, che sono già competitivi, e non solo in campo europeo.
Ciò che è essenziale è che questo livello di eccellenza
sia consolidato, il che significa mantenere quanto meno il ritmo di espansione
delle ricerche in atto a livello internazionale. Lo sviluppo di settori
di ricerca più arretrati non può essere fatto a spese di quelli
più progrediti, sarebbe una politica suicida. L'applicazione del
PNR, se fatta in modo corretto e con il necessario rigore, rappresenta l'inizio
di un lungo percorso. È a tutti noto che la creazione di un sistema
di ricerca competitivo richiede anni e il perseguimento di una politica
costante di crescita.
Per quanto riguarda il problema del trasferimento
mi sembra si sia finalmente capito che vi è un unico modo in cui
questo può avvenire, e cioè stimolando il coinvolgimento di
ricercatori delle università e degli enti in progetti e iniziative
di ricerca comuni con il mondo delle imprese.