PROGRAMMA NAZIONALE DELLA RICERCA |
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Luciano Modica e Sandro Pontremoli
flessibilità della rete di ricerca
universitaria
Presidente e Responsabile Ricerca della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI)
Il documento
sul Programma Nazionale della Ricerca, approvato nel dicembre 2000, rappresenta
una conseguente e coerente definizione in termini di obiettivi progettuali
(e delle correlate misure e temi di ricerca) delle linee di indirizzo per
un Progetto Nazionale della Ricerca definite nel maggio 2000.
La valutazione del documento è certamente
positiva sia per le caratteristiche strutturali del Progetto sia perché
esso costituisce un'assoluta novità in tema di impegno politico programmatico
per il sostegno del Sistema Ricerca del Paese.
Una valutazione positiva soprattutto:
a) per la forte connotazione di sussidiarietà
nella definizione dei grandi temi di ricerca rispetto ai possibili obiettivi
strategici del VI Programma Quadro della UE;
b) per la creazione di uno sportello per progetti di ricerca di base a cui viene finalmente riconosciuto il valore fondamentale per la creazione e lo sviluppo di nuova impresa;
c) per l'impegno ad incidere sulle due principali emergenze del Sistema Ricerca e Sviluppo attraverso un sensibile aumento delle risorse e un correlato incremento di ricercatori e tecnici.
Per un giudizio complessivo sarebbe forse necessario
disporre di alcuni dati, non marginali, quali la quantificazione delle risorse
disponibili, le procedure, le eventuali priorità e la precisa definizione
di strumenti idonei per il coordinamento tra soggetti pubblici e privati
allo scopo di favorire la programmazione, il finanziamento, la gestione
e la valutazione dei progetti di ricerca.
Sulla concreta
possibilità che l'attivazione del PNR consenta di rimuovere o diminuire
la debolezza strutturale del sistema di ricerca (specie di base) del nostro
Paese e accresca l'interazione tra Università e Impresa, occorre
fare alcune considerazioni o riflessioni "dalla parte dell'Università".
Infatti, se questo rappresenta uno degli obiettivi
specifici del PNR e se conseguentemente si intende recuperare il ruolo e
la funzione della "ricerca accademica" (specie di quella di base),
che con i suoi addetti rappresenta il 70% della forza lavoro nel settore
della ricerca, è urgente un più significativo intervento all'interno
del PNR con misure di accompagnamento che diano all'Università le
risorse strutturali e umane per accrescere il proprio impegno verso gli
obiettivi sopra indicati.
Sinteticamente, facendo leva sull'alta efficienza
e sulla produttività del sistema accademico italiano, è necessario
rendere disponibili, oltre al personale, anche laboratori, infrastrutture
di ricerca (da condividere anche con le imprese) e meccanismi legislativi
che, superando gli attuali strumenti di coordinamento interuniversitario
(consorzi, istituti scientifici speciali, istituti nazionali), consentano
la transizione da una fase attuale di destrutturazione ad una nuova flessibile
organizzazione della rete nazionale di ricerca universitaria che possa competitivamente
convergere nella più vasta rete di ricerca nazionale ed europea.
Un processo che dovrà recuperare anche la
disponibilità (e opportuna incentivazione) delle risorse "economiche"
anni/uomo destinabili alla ricerca, ma anche alle interazioni con imprese,
e per l'attivazione di spin-off per la creazione di nuova impresa.
In conclusione il PNR, pur rappresentando certamente
un valido strumento di crescita del Sistema Nazionale di Ricerca, potrà
più efficacemente avvalersi dell'insostituibile ruolo delle università
se si realizzeranno condizioni di sostegno complessivo della ricerca accademica,
potenziandone l'assetto di rete nazionale di ricerca e aumentandone la visibilità
e la potenzialità di soggetto proponente e non solo affidatario di
progetti di ricerca di interesse nazionale.