PROGRAMMA NAZIONALE DELLA RICERCA

 

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Enzo Iarocci: priorità strategiche per gli interventi a favore della ricerca

Presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) 

Non c'è dubbio che qualsiasi programma tendente a migliorare lo stato della ricerca scientifica nel nostro Paese non può che essere bene accolto. Dare una valutazione generale per quanto riguarda il Programma Nazionale approvato dal CIPE non è facile, specie se bisogna limitarsi a poche righe di commento. C'è da rilevare che intanto è lodevole il fatto di aver cercato di delineare le priorità strategiche per gli interventi a favore della ricerca ­ anche se in proposito si può essere più o meno d'accordo ­ a condizione che ad esse corrisponda, poi, un'effettiva individuazione delle risorse aggiuntive che il PNR postula.
Sono stati già fatti in Italia tentativi analoghi per programmare le attività nel settore della ricerca scientifica, che però non risulta abbiano conseguito gli obiettivi sperati. In questo caso è intanto opportuno sottolineare il fatto che siamo di fronte a un diverso atteggiamento, un cambio di mentalità nei confronti della scienza. Forse per la prima volta si nota un mutamento di tendenza a livello strutturale dal quale emerge chiaramente il riconoscimento che la scienza è uno dei fattori che maggiormente modellano la nostra vita quotidiana, il riconoscimento della ricerca scientifica come motore dello sviluppo e del progresso del Paese. Conseguentemente appare acquisito e naturale che una parte, seppure ancora modesta, del reddito nazionale venga impegnata nel finanziamento della scienza e dell'organizzazione del lavoro scientifico. Il PNR può considerarsi nel complesso positivo, almeno per quanto riguarda le intenzioni.
Un pregio è l'attenzione che pone all'esigenza di chiamare nuove forze, nuovi giovani ricercatori, a misurarsi con l'attività scientifica e con le sue sfide.
 

Non bisogna essere troppo pessimisti sull'Italia e la sua posizione nella ricerca europea e mondiale: abbiamo avuto ed abbiamo nicchie di eccellenza ed interi settori che competono alla pari con i gruppi stranieri.
In generale, tuttavia, è vero che il nostro Paese deve investire più risorse, umane e finanziarie, nella ricerca scientifica, e la concreta gestione del PNR sarà tanto più efficace quanto più riuscirà ad essere il momento iniziale, l'innesco, per un rapido e coerente salto di qualità della ricerca italiana.
È però essenziale evitare ogni rischio di inutile burocratizzazione, sia nei nuovi modi per assegnare le risorse sia in quelli connessi di monitoraggio e valutazione delle attività in essere, ed evitare di vanificare nei fatti i buoni propositi espressi dal Programma.

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