PROGRAMMA NAZIONALE DELLA RICERCA |
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Alessandro Figà-Talamanca: per far crescere il sistema ricerca occorrono più ricercatori qualificati
Presidente dell'Istituto Nazionale di Alta Matematica (INDAM)
Sono troppe
le variabili da cui dipende l'attuazione del Programma per poterne prevedere
il successo. Alcuni problemi di base risultano quasi insormontabili, e comunque
completamente nuovi rispetto all'esperienza internazionale. Non esiste quindi
alcun modello cui ispirarsi, nonostante il profluvio di termini di gergo
americano sparsi generosamente nel documento sul PNR (spin-off, spill-over,
technology driven, knock-out, ecc.).
Ad esempio, come attivare il circolo virtuoso università-enti
di ricerca-imprese-mercato, in un sistema economico basato su piccole e
medie imprese che sono capaci di innovazione nella misura in cui l'innovazione
è proposta dai clienti, ma che non hanno l'ambizione o la capacità
di accollarsi l'onere di ricerche industriali in proprio o commissionate
ad altri? Come indurre la ricerca universitaria, abituata, nei casi migliori,
ad inseguire problematiche proposte dal mondo scientifico internazionale,
a sua volta sollecitato da problematiche concrete della produzione industriale
italiana, che invece non è certo ricca in alta tecnologia? Come superare
gli ostacoli alla collaborazione con l'industria creati dalla legislazione
sul "tempo pieno" dei docenti universitari senza per questo infilarsi
in un labirinto burocratico?
Ma il problema principale è che se il PNR
si propone una svolta (una "discontinuità" nella terminologia
del documento) rispetto ad un passato ultra-trentennale fatto di assoluta
indifferenza ai problemi di sviluppo della ricerca, esso dovrebbe puntare
su politiche di lungo termine, i cui effetti concreti potranno essere misurati
tra dieci e più anni.
Per far
crescere un sistema così complesso ed articolato come il sistema
della ricerca (pubblica, privata, di base, applicata ed industriale) non
basta aumentare uno dei fattori, ad esempio gli investimenti. È invece
importante un preciso equilibrio tra diversi fattori. Senza un tale equilibrio
c'è il rischio che gli investimenti si traducano in elargizioni liberali
ad imprese ed enti pubblici, come, sia pure con pochi soldi, è avvenuto
nel passato. Ed il fattore più carente attualmente è anche
quello più importante per la ricerca scientifica, cioè quello
umano. Mancano e mancheranno sempre più, nei prossimi, anni, ricercatori
qualificati, in grado di competere a livello internazionale.
Ma un ricercatore non si improvvisa in pochi anni.
Non basta scrivere nel Programma che si assumeranno 2500 giovani ricercatori,
o che si cercherà di assumere qualche illustre emigrato. La formazione
di un ricercatore in grado di affrontare autonomamente i problemi della
ricerca e di competere a livello internazionale, dura almeno un decennio,
a partire dal primo anno di università. Ma questa formazione non
può nemmeno cominciare, se le facoltà scientifiche e tecniche
sono disertate dagli studenti, in risposta alle sollecitazioni di una cultura
che privilegia le attività finanziarie e "manageriali"
rispetto a quelle produttive, progettuali e creative. Dobbiamo infatti prendere
atto del fatto che le immatricolazioni nei corsi di laurea scientifici stanno
calando drammaticamente negli ultimi anni. Il piano triennale sembra ignorare
del tutto questo problema che è un problema che riguarda tutta la
società occidentale e che altri paesi stanno affrontando con massicce
importazioni di giovani scienziati. Mentre l'America attinge a questo scopo
dai paesi del terzo mondo, ed in particolare del Sud-Est Asiatico, dobbiamo
renderci conto che anche i nostri partner e competitori europei sono alla
caccia di studenti particolarmente dotati per le loro facoltà scientifiche.
Quest'anno, ad esempio, sono apparsi in tutti i
dipartimenti di matematica italiani manifesti scritti in italiano, che invitavano
gli studenti del secondo anno di corso ad entrare nella Ecole Normale Superieure,
promettendo naturalmente una congrua borsa di studio. C'è da pensare
che simili manifesti nella lingua locale siano stati diffusi in Spagna,
in Inghilterra e in Germania e probabilmente nei paesi dell'Est Europeo.
In Italia l'idea di attrarre studenti meritevoli agli studi scientifici
attraverso un serio programma di borse di studio, suscita ancora scandalo.
Le borse di studio infatti sono amministrate dalle Regioni e sono rigidamente
assegnate sulla base di criteri di reddito mentre comunque i criteri di
assegnazione debbono rispettare le scelte autonome degli studenti. Basterà
qualche migliaio di miliardi in più nel prossimo triennio per affrontare
questi ed altri problemi di fondo?