PROGRAMMA NAZIONALE DELLA RICERCA

A cura di Rita Bugliosi

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Nuove regole per un sistema di ricerca in linea con le esigenze attuali

"Il Programma Nazionale della Ricerca ha fatto uscire il nostro sistema di ricerca dall'inadeguatezza del passato, grazie all'adozione di regole che hanno consentito un profondo cambiamento strutturale, prima fra tutte la riforma degli enti di ricerca e l'adozione di un sistema di valutazione dei risultati delle ricerche finanziate con i fondi pubblici".

Con queste parole Ortensio Zecchino, allora ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST), ha presentato il Programma Nazionale della Ricerca (PNR) nel corso del convegno Investire in ricerca per lo sviluppo: le scelte del Programma Nazionale della Ricerca, svoltosi a Roma lo scorso 10 gennaio presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

"Il lavoro fin qui fatto ha aggiunto Zecchino sebbene sia positivo, trova un forte ostacolo nel ridimensionamento dei fondi destinati dal Governo alla ricerca (da 18.000 a 5.000 miliardi circa in 3 anni)".

Proprio questa riduzione ha spinto l'ex Ministro a rivolgere un appello al mondo industriale perché investa di più e meglio in ricerca, "anche se ha proseguito deve essere il settore pubblico a costituire la forza di trascinamento e ad incentivare l'impiego di risorse nell'innovazione tecnologica".

Tra gli obiettivi principali del PNR, approvato dal CIPE il 21 dicembre del 2000, vi sono il consolidamento dei centri scientifici di eccellenza per la ricerca di base e lo stop alla frammentazione di iniziative che non hanno i requisiti di qualità scientifica.

Il nucleo forte degli interventi strutturali previsti dal Programma sono gli undici Progetti Strategici, illustrati dal prof. Aldo Romano, riconducibili ai quattro macro obiettivi sui quali si articola il PNR: qualità della vita; crescita competitiva sostenibile; ambiente ed energia; civiltà mediterranea nel sistema globale.

Nel corso del convegno il sottosegretario alla Ricerca Antonino Cuffaro ha evidenziato il carattere innovativo del PNR ed ha posto l'accento sul rilievo dato ai rapporti tra mondo della ricerca e mondo produttivo che dal primo può trarre sviluppo e innovazione.

Parole di apprezzamento per il Programma sono venute anche dal presidente del CNR Lucio Bianco che ha però espresso delusione per i tagli operati alla ricerca. "La richiesta di 4.000 miliardi aggiuntivi avanzata al CIPE per il 2001 ha detto Bianco era l'obiettivo minimo che avrebbe consentito di non aumentare il gap con gli altri paesi europei che hanno ripreso ad investire in ricerca.

"L'altra critica che vorrei avanzare ha aggiunto è sul ruolo, ancora troppo secondario, attribuito agli enti di ricerca nella gestione dei programmi scientifici, in cui un posto dominante è riservato ancora ai ministeri".

Il valore del PNR è stato riconosciuto anche da Diana Bracco, consigliere incaricato per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico in Confindustria, che ha annunciato che il PNR verrà studiato attentamente attraverso una commissione istituita ad hoc e che la Confindustria è conscia che i motori della competitività sono la ricerca e l'innovazione e "proprio per questo ha spiegato Bracco il sistema delle imprese sta costruendo una struttura a rete per facilitare la circolazione della cultura della ricerca e dello sviluppo e sta valutando le proprie possibilità".

A seguito della presentazione ufficiale del Programma Nazionale della Ricerca, la rivista del CNR ha voluto offrire ad autorevoli esponenti del mondo della ricerca e delle organizzazioni del lavoro la possibilità di commentare il PNR rispondendo alle seguenti domande:

Qual è la sua valutazione del Programma Nazionale della Ricerca? 

Ritiene che l'applicazione del PNR consentirà al nostro Paese di essere competitivo a livello europeo e di attuare il tanto auspicato trasferimento, grazie all'attivazione del circolo virtuoso università-enti di ricerca-imprese-mercato?

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