E

V E N T I
   

L'aumento degli anziani
pone problemi
assistenziali e pensionistici

Alla salute dell'anziano ed ai processi di invecchiamento, temi di grande attualità, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha dedicato anni di studi attraverso numerosi progetti che hanno coinvolto esperti di diversi settori disciplinari. L'ultima iniziativa di ricerca nata per affrontare questo complesso argomento è il Progetto Strategico "Biologia dell'invecchiamento e sue conseguenze sul sistema assistenziale", frutto di una collaborazione tra CNR e Istituto Superiore di Sanità. Gli obiettivi e i primi risultati del PS sono stati presentati nel dicembre scorso, nel corso di un convegno svoltosi presso il CNR, al quale hanno partecipato molti esperti del settore, primi fra tutti il prof. Pierugo Carbonin, geriatra dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, il prof. Gino Farchi dell'Istituto Superiore di Sanità, il prof. Antonio Golini del Dipartimento di Demografia dell'Università "La Sapienza" di Roma, la dr.ssa Stefania Maggi, ricercatore del CNR nel settore.

Il PS raccoglie e coordina le iniziative di ricerca intraprese dai due enti su questa tematica; in particolare, il CNR ha inteso approfondire e proseguire alcuni tra i più importanti studi promossi dal Progetto Finalizzato "Invecchiamento", avviato dal compianto prof. Luigi Amaducci e giunto a conclusione due anni fa.

Quattro sono le aree tematiche prese in esame dalle unità operative del Progetto: la socio-demografica, la biogerontologica, l'epidemiologica e quella dei servizi geriatrici.

I primi dati scientifici rilevati, pubblicati in un "Rapporto sull'invecchiamento" mostrano un quadro preoccupante della situazione demografica del nostro Paese e testimoniano un sostanziale cambiamento nella struttura della famiglia.

Il Rapporto, infatti, conferma alcuni dati stimati dalla Divisione della Popolazione delle Nazioni Unite (1998): l'Italia è il Paese più vecchio a causa della più alta proporzione di ultrasessantenni (24%) e della più bassa proporzione di ragazzi con meno di 15 anni (14%). Per le nazioni più sviluppate, che arriveranno ad una situazione demografica analoga fra diversi anni, l'Italia rappresenta un osservatorio speciale per lo studio del trend demografico del futuro.

Cresce il numero di nonni e bisnonni e si verificano numerosi casi di famiglie multigenerazionali, nelle quali però diminuisce in parallelo il numero dei bambini.

Si assiste, come ha ricordato il prof. Golini nel corso del convegno, ad una "verticalizzazione" della famiglia a causa del ridottissimo numero non solo di fratelli e sorelle, ma anche di cugini, ed aumenta in proporzione anche il numero di famiglie composte da una sola persona anziana. Mentre nel 1950 per ogni ultrasettantacinquenne c'erano almeno 5 figli adulti (dai 50 ai 64 anni) che potevano prendersi cura di lui, oggi per lo stesso anziano ve ne sono poco più di 2 e nel 2050, secondo le proiezioni, ve ne sarà solo lo 0,9.

Aumentano, quindi, i casi di anziani che vivono soli e che non sempre godono di autonomia funzionale nello svolgimento delle comuni attività quotidiane.

Questa prospettiva demografica pone preoccupanti interrogativi sulla sostenibilità del sistema pensionistico e dell'intero sistema assistenziale italiano e sollecita nuovi interventi per gestire il diverso rapporto fra le generazioni e le loro esigenze: ad esempio, è stata messa in evidenza l'opportunità di assegnare maggiori risorse finanziarie ed umane al potenziamento delle strutture geriatriche piuttosto che a quelle pediatriche.

L'aumento dell'età è associato, infatti, ad un aumento della prevalenza delle patologie croniche disabilitanti. Di conseguenza, la necessità di assistenza diventa un problema preponderante nella pianificazione sanitaria nazionale.

Dai risultati ottenuti, illustrati nel corso del Convegno, è emerso che ogni anno si verificano tra la popolazione anziana 76.000 nuovi casi di infarto del miocardio, 78.000 di diabete, 104.000 di ictus, oltre 95.000 di demenza ed oltre 100.000 di neuropatia degli arti inferiori.

Un altro dei disagi legati all'invecchiamento, messo in rilievo, riguarda la riduzione del grado di autosufficienza: il 25% degli uomini ed il 34% delle donne che hanno superato i 65 anni sono affetti da qualche forma di disabilità nelle attività quotidiane e nel gestire la propria persona. Per quanto concerne invece le persone totalmente autosufficienti, i dati indicano che, tra i 65 e i 69 anni, lo sono l'87% degli uomini e l'88% delle donne, mentre nella fascia di età tra 80-84 anni si scende al 56,2% per i maschi e al 54,2% per le femmine.

Considerando, quindi, la rapidità con cui il gruppo degli ultraottantenni sta crescendo e che nei prossimi decenni esso rappresenterà circa il 7% della popolazione italiana, è urgente un ripensamento dell'assistenza sanitaria.

È stato inoltre sottolineato che la disabilità fisica non è necessariamente l'anticamera del declino, al contrario, in una certa percentuale si può verificare un recupero importante della funzionalità fisica.

Dal Progetto Strategico sono state condotte, quindi, delle ricerche sulla qualità dei servizi, che hanno consentito di realizzare una banca dati sull'assistenza dell'anziano in ospedale. Da essa si evince una progressiva riduzione della degenza e della mortalità intraospedaliera, specie per gli ultraottantenni ammalati di cancro, dovuta al potenziamento dell'efficienza gestionale negli ospedali.

È stata, inoltre, realizzata anche una banca dati sull'assistenza domiciliare integrata (ADI) in riferimento ad un campione costituito da 4.000 casi di anziani assistiti in ADI. Dall'indagine effettuata spicca un elemento negativo relativo, nel caso di ultraottantenni con sintomatologie dolorose, alla mancanza di sufficienti prescrizioni di farmaci antidolorifici; ciò accrescerebbe ulteriormente l'emarginazione dei vecchi nella società.

Oltre alla creazione di queste utilissime banche dati, è stata avviata la sperimentazione di modelli assistenziali innovativi, come ad esempio il "MDS VAOR", strumento di valutazione multidimensionale che consente di valutare i molteplici problemi degli anziani più fragili e, quindi, di stabilire un piano individuale di intervento. Sperimentato per la prima volta nel servizio ADI del comprensorio di Rovereto, ha avuto successo in 26 Asl distribuite su tutto il territorio nazionale, nelle quali si è registrato un risparmio di spesa dovuto alla notevole riduzione dell'ospedalizzazione.

Nei casi in cui l'ospedalizzazione degli anziani sia inevitabile, secondo il Rapporto, per l'anziano malato può essere di grande aiuto la terapia dell'"affetto"che consiste nel permettere ai famigliari di stare vicini al proprio parente anziano anche in ospedale. Alcune statistiche confermano infatti che la solitudine comporta un netto peggioramento della prognosi.

"Occorre anche educare gli operatori sanitari" ha sottolineato il prof. Carbonin, che ha suggerito di intensificare l'assistenza domiciliare soprattutto per gli ultraottantenni. "A conti fatti ha affermato si potrebbero risparmiare fino a 3 milioni di lire l'anno per ogni anziano curato a casa, oltre naturalmente, agli innegabili effetti sulla qualità di vita".

Il prof. Golini ha, infine, messo l'accento anche sulla necessità di educare i giovani non solo ad una vecchiaia di "qualità", attraverso l'adozione di un sano stile di vita, ma anche ad affrontare in maniera adeguata la convivenza con nonni e bisnonni.

Nelle conclusioni del Rapporto quindi emerge come la complessità del fenomeno dell'invecchiamento richieda un approccio globale al problema. Per raggiungere tale obiettivo è necessario coinvolgere altre istituzioni ed enti. Tra le varie istituzioni che potrebbero essere interessate allo studio del problema, il Rapporto segnala il Ministero della Pubblica Istruzione per lo svolgimento di un' importante attività di sensibilizzazione dei giovani verso il mondo dell'anziano e nei riguardi della prevenzione dei processi di invecchiamento; il Ministero per gli Affari Sociali che potrebbe invece individuare strategie tese a ridurre l'atteggiamento negativo della società nei confronti degli anziani; infine, il Ministero del Lavoro, se si pensa ai benefici che potrebbero derivare da conoscenze più approfondite sul rapporto tra invecchiamento e attività lavorativa, soprattutto nel caso di lavori usuranti.

Sandra Fiore

SUMMARY

On December 2000, at the CNR, the results of the Strategic Project "Agin biology and its consequences" have been illustrated; the Project started up from a collaboration between the CNR and the Istituto Superiore di Sanità.The data obtained show that Italy has the higher percentage of old people due to the decreasing of children.This demographic trend creates concern on the efficiency of the present Italian welfare state and public health system to cope with this situation.

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