PROGETTI STRATEGICI |
VALORIZZAZIONE DEL LEGNO |
| di Francesco
Cannata Dirigente di Ricerca presso l'Istituto per l'Agroselvicoltura del CNR, Porano (TR). Coordinatore del Progetto Strategico "Valutazione, caratterizzazione e valorizzazione del legno" |
pg. 1/3 |
Prodotti agricoli e forestali: nuovo fattore di successo economico ed ambientale
L'impiego del legno di eucalipto nell'autotrazione, nell'edilizia e nell'arredo
| Esempio di
fioritura di piante di eucalipto |
![]() |
Premessa e inquadramento
Il Progetto Strategico "Valutazione, caratterizzazione e valorizzazione del legno", di durata triennale, ha avuto inizio nel 1997 e si è concluso nel 1999. Il PS è nato dall'opportunità di anticipare, su temi innovativi, le ricerche individuate nel più articolato ed organico studio di fattibilità del Progetto Finalizzato "Ricerca e Innovazione Tecnologica Avanzata per il Legno" (R.I.T.A.L.). Il PF, elaborato nel 1995 da una apposita commissione CNR, è stato approvato dal Consiglio di Presidenza dell'Ente ed è ora in attesa di essere finanziato dal MURST, insieme con molti altri studi di fattibilità (circa 22).
Dall'analisi della "filiera foresta-legno" ci si rende conto dell'estrema complessità che implica il coinvolgimento di competenze scientifico-culturali e tecnologico-industriali-mercantili fortemente differenziate. Anche sotto il profilo socio-economico la filiera ha una grande rilevanza, con circa 500.000 addetti e un fatturato di oltre 70.000 miliardi di lire per il solo comparto del mobile-arredo.
È un sistema integrato ed interdipendente complesso, che affronta aspetti biologici (biodiversità, efficienza metabolica funzionale, formazione del legno, capacità riproduttiva ecc.), selvicolturali (tecniche di management per la sostenibilità produttiva ed ambientale), ecologici (protezione del suolo e del territorio, cattura e immobilizzazione di CO2 ecc.) e tecnologici (conoscenza e valutazione delle caratteristiche qualitative e comportamentali del legno, sviluppo di tecnologie innovative per nuovi materiali, macchine utensili).
Il Progetto Strategico "Valutazione, caratterizzazione e valorizzazione del legno" ha come obiettivi prioritari l'impiego del legno e delle fibre di legno (nel caso specifico Eucalyptus) per ottenere nuovi prodotti con diverse tecnologie:
|
Immagine a: |
![]() |
Come presupposto di partenza si è ritenuto opportuno utilizzare legno e fibre di specie vegetali che, seppur considerate per tradizione di qualità medio-scadente o povera, (es. eucalipto, robinia, ecc.) sono caratterizzate da rapida crescita e conseguente elevata capacità produttiva, quindi adatte all'arboricoltura da legno. Sulla base di tali presupposti la scelta è stata orientata, per questa specifica ricerca, al genere Eucalyptus.
Nonostante l'Eucalyptus (oltre 500 specie) sia un genere esotico, originario dell'Australia e della Tasmania, ha un'area di diffusione anche in Italia, dove è presente con una decina di specie, di cui solo 4 o 5 impiegate, esclusivamente nel Centro-Sud e nelle Isole. Gli impianti di Eucalyptus, occupano complessivamente tra i 50.000 e i 70.000 ettari, e sono diffusi in ampi territori della Calabria (fascia ionica/Crotone), della Sicilia (area di Gela e Piazza Armerina) e della Campania (Cilento). La coltura è altresì presente, come filari frangivento, in Puglia (Metaponto), Sardegna (Arborea), Lazio (Agro Pontino) e Toscana meridionale (Maremma).
Le prime segnalazioni sull'Eucalyptus in Europa risalgono alla seconda metà del XVIII secolo in giardini botanici e come arredo esotico per i parchi di ville reali e/o patrizie. In Italia la più antica segnalazione di Eucalyptus è dei primi anni del XIX secolo nel parco della Reggia di Caserta (1803), con un esemplare di Eucalyptus robusta, e successivamente sempre come pianta "ornamentale" nell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma gestita dai Frati Trappisti (1850).
Solo nel XX secolo si diffonde l'utilizzo dell'Eucalyptus su vasta scala. In Italia, nel Mediterraneo (Spagna, Portogallo, Algeria e Marocco), America Latina, USA ed Asia viene adoperato inizialmente come legna da ardere e carbone, paleria da miniera, traverse ferroviarie, e successivamente è impiegato per l'industria cartaria, specialmente nella stampa dei giornali. Utilizzi di "nicchia", ma di elevato valore, riguardano le specie a lunga fioritura per la produzione di miele, di oli essenziali, di estratti per la farmacopea, oli per additivi in lubrificanti speciali e per la floricoltura come frasca ornamentale.
In Italia le specie di Eucalyptus più diffuse sono: E. globulus, E. camaldulensis, E. occidentalis, E. xrabutii, nonché ibridi e nuove selezioni clonali ottenute in Italia.
Nella prima metà del XX secolo è stato impiegato nella costituzione delle fasce frangivento nelle grandi opere di bonifica della Pianura Pontina, del Metapontino e ad Arborea. La scelta dell'Eucalyptus in ambienti con fattori limitanti è stata motivata dall'adattabilità a suoli salmastri e paludosi, dalla rapidità di accrescimento e di ricaccio dopo il taglio, dal grande sviluppo degli apparati radicali anche in profondità, oltre alla capacità di resistere e/o rigenerarsi rapidamente dopo gli incendi. All'Eucalyptus, inoltre, viene attribuita da una leggenda popolare la capacità, scientificamente non riconosciutagli, di avere proprietà curative contro la malaria.
A questa prima fase di introduzione della specie come uno degli strumenti per il recupero di nuove aree idonee allo sviluppo dell'agricoltura, segue un periodo in cui si riduce l'interesse per l'Eucalyptus. Negli anni 1960-'80, anche sulla base di intense ricerche in Italia, si ha un nuovo rilancio colturale mirato a due obiettivi: si intensificano gli investimenti al Sud, per la produzione di pasta di cellulosa per l'industria cartaria necessaria a sostenere, anche se parzialmente, le cartiere; allo stesso tempo, grazie al suo rapido accrescimento e alla forte adattabilità, l'Eucalyptus occidentalis è scelto per la protezione idrologica dei suoli, soprattutto argillosi, in ambiente climatico mediterraneo, quindi per una funzione preminentemente antierosiva più che produttiva.
Per la sua plasticità, il genere Eucalyptus, è fra gli alberi più cosmopoliti e diffusi sul pianeta (circa 16 milioni di ettari). Ha una forte crescita e turni di taglio di pochi anni, dai 4 ai 7 nei climi tropicali, che aumentano a 10-12 anni nella stazioni di buona fertilità dei climi mediterranei ed atlantici, per arrivare ai 20-30 anni in ambienti con fattori edafici (ossia relativi alle caratteristiche del terreno, ad es. fertilità, pietrosità, presenza di sale ecc.) o climatici limitanti.
Quest'ultimo è il caso tipico dell'area crotonese e siciliana dove, intorno agli anni '50-'60, con l'intervento della Cassa del Mezzogiorno, sono stati eseguiti impianti di Eucalyptus su terreni declivi, argillosi e in alcuni casi salini e con una funzione di protezione del suolo. In tale contesto, non avendo ricevuto le necessarie cure selvicolturali, le piantagioni sono invecchiate e il legno non ha raggiunto una buona qualità. Largamente superati i turni di taglio, le piante sono in stato di decadenza biologica e tecnologica.
Attualmente il materiale legnoso è utilizzato come combustibile e/o destinato alla produzione di pannelli di particelle. Tali impieghi sono poco remunerativi, per cui il prezzo di macchiatico (prezzo per tonnellata) è molto basso e non favorisce lo sviluppo della coltivazione e, qualche volta, la stessa raccolta.
Il PS si è quindi posto l'obiettivo di sviluppare temi di ricerca, con il coinvolgimento di imprese private, per studiare e testare impieghi alternativi alla combustione, ai pannelli e alle paste di cellulosa, con la prospettiva di stimolare una maggiore richiesta da parte dell'industria per prodotti ad alto valore aggiunto.
Tutto ciò affinché si possano realizzare, in futuro, prezzi di macchiatico remunerativi per i produttori e consistenti disponibilità quali-quantitative per l'industria. A tal proposito va affermato che l'eventuale espansione e/o riconsiderazione della eucalitticoltura va limitata ad areali vocati e non solo ad aree marginali. La sua coltivazione deve essere considerata una tipica "arboricoltura da legno" alla stregua della pioppicoltura e, quindi, come una produzione legnosa fuori foresta che a fine turno o ciclo produttivo può essere eliminata per far rientrare i terreni, da esso occupati, nell'ordinaria produzione agraria. Infine, non va trascurato il fatto che l'efficienza fotosintetica, e quindi la capacità di cattura di CO2, è molto elevata. Attraverso la realizzazione di manufatti strutturali, si sottrae in maniera permanente la CO2 e ciò contribuisce a migliorare il bilancio energetico, particolarmente delicato nel bacino mediterraneo.