PROGETTI  STRATEGICI

ENCEFALOPATIA SPONGIFORME BOVINA

di Franco Valfré
Direttore dell'Istituto di Zootecnia, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Milano e coordinatore del Progetto Strategico "Encefalopatia Spongiforme Bovina" del CNR

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È irrazionale il bando 
di carni rosse dalle mense
 

Il Progetto Strategico "Encefalopatia Spongiforme Bovina" (BSE) era stato proposto al CNR e subito approvato nel 1996, durante una delle crisi europee più acute connesse alla massiccia diffusione della malattia negli allevamenti bovini inglesi e alla sua estensione ad altri paesi dell'UE ed alla comparsa nell'uomo della nuova variante della CJD (Creutzfeldt - Jacob Desease) connessa etiologicamente alla BSE.

Quello che occorre sapere sulla BSE

Tenendo presenti le problematiche attualmente dibattute, ad uso dell'opinione pubblica, allarmata da discordanti informazioni bisogna dire che:

- tutte le carni cioè il muscolo di bovini, anche di quelli eventualmente portatori silenti della BSE, sono senza rischi per il consumatore;

- negli animali di cui non si conosca l'origine, il sistema di allevamento, ecc., sono a rischio solo il cervello, il midollo spinale, il timo, le tonsille e, per presenza di organi linfoidi, l'intestino tenue, parti che vanno perciò bandite dall'alimentazione;

- nessun rischio nel consumo dei predetti organi esiste invece quando questi provengano da animali di cui si conosce l'allevamento di provenienza e abbiano un'età inferiore ai 16-18 mesi;

- occorre in ogni caso diffidare di preparazioni a base di carni macinate hamburger ecc. quando non estemporaneamente prodotte con parti muscolari intere, ad evitare che nelle combinazioni entrino frattaglie di varie tipologie.

Sulla base di queste considerazioni sono pertanto ingiustificati gli attuali allarmi enfatizzati anche dal bando irrazionale delle carni rosse da mense scolastiche o refezioni varie.

La proposta era motivata dalla necessità di acquisire appropriate conoscenze scientifiche volte a:

a) tutelare il consumatore italiano, assicurando le necessarie garanzie di qualità igienico-sanitarie per gli alimenti di origine animale prodotti sul territorio nazionale o per quelli introdotti dall'UE o da paesi terzi;

b) conservare il patrimonio zootecnico nazionale specie per animali di razze autoctone pregiate che potrebbero essere messe in pericolo da una epidemia di BSE così come comparsa nel Regno Unito, in Portogallo, ecc.;

c) collaborare a mantenere le attività produttive zootecniche, assicurando un'informazione ed una formazione corrette, garanzie sanitarie confacenti e necessarie ad evitare il rischio di trasmissione della BSE e della Scrapie, ed infine, la persistenza di un mercato sicuro e continuo per i propri prodotti da ritenere perciò stesso sicuri.

Lo scopo era e resta quello di coniugare in un tutt'uno la tutela della salute dell'uomo e quella degli animali da reddito, la redditività delle imprese zootecniche, il soddisfacimento della domanda di derrate alimentari di origine animale sia fresche sia trasformate, sicure e rispettose delle esigenze nutrizionali del consumatore nonché la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse naturali.

Il Progetto Strategico, articolato in aree tematiche, ha coinvolto, in un forte carattere interdisciplinare, medici, medici veterinari, nutrizionisti, clinici, appartenenti ad università, organi di ricerca del CNR, Istituto Superiore di Sanità, strutture ospedaliere, con una fattiva partecipazione dei Ministeri della Sanità e delle Risorse Agricole nonché dell'AIA (Associazione Italiana Allevatori) e dell'Assalzoo (mangimisti). Inoltre ha concluso, coordinato all'inizio dal prof. Francesco Bonciarelli, già presidente del Comitato Scienze Agrarie, la sua prima fase triennale, ed il suo bilancio scientifico è da ritenersi ampiamente positivo, anche se con il coordinamento iniziale nel secondo anno, per mancato finanziamento, sono venute meno le U.O. (Unità Operative) del settore medico facenti capo all'ex Comitato per le Scienze Biologiche e Mediche del CNR.

L'attività di ricerca svolta dalle U.O. del Progetto ha permesso di conseguire gli obiettivi tecnici, scientifici e strategici prefissati anno per anno.

In particolare, e per le diverse aree tematiche, si sono acquisiti risultati scientifici di largo interesse, internazionalmente riconosciuti e validati, i quali hanno anche fatto sì che 5 delle 9 U.O. che costituiscono la struttura attuale siano entrate a far parte di specifici progetti sul tema BSE messi in opera dalla U.E., tuttora in svolgimento, ed in qualche caso anche quali project leader.

Più nello specifico e per le singole aree tematiche, sono da sottolineare i seguenti risultati, peraltro via via segnalati per il loro trasferimento operativo ai Ministeri interessati (Politiche Agricole e Sanità).

Area A - Raccolta e diffusione dell'informazione

Le unità operative, di cui due hanno smesso la loro attività di ricerca, hanno prodotto una serie di data base che raccolgono informazioni sulla gestione degli allevamenti italiani. I dati sono in rete e possono essere consultati.

Area B - Sorveglianza epidemiologica delle Encefalopatie Spongiformi trasmissibili

a. Sviluppo di protocolli

Bovino, SNC, mesencefalo, tratti lineari di PrPsc - anticorpo policlonale p7/7. Metodica utilizzata: immunoistochimica

Sul piano prettamente scientifico sono da ricordare:

Area C - Caratterizzazione dell'agente trasmissibile e dei meccanismi patogenetici

a. Struttura molecolare dell'agente etiologico

Bovino, SNC, nucleo del tratto solitario (midollo allungato) spongiosi nel neuropilo. Ematossilina-
eosina

Sono da ricordare:

b. Recettività e resistenza alle encefalopatie spongiformi

Nei bovini l'analisi molecolare fine della regione del locus del prione ha consentito di identificare anche altri geni, tra cui risulta estremamente interessante quello denominato "Doppel" che codifica una specifica proteina prionica, che almeno nel topo sembra essere responsabile dell'evoluzione patologica delle proteine prioniche;

 

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