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D I T O R I A L E
di Lucio Bianco
Presidente del CNR


CNR competitivo a livello internazionale per lo sviluppo e la crescita del Paese

"La ricerca italiana corre con l'Europa" ha titolato "Il Sole 24 Ore" in occasione della presentazione del "Report 2000" del Consiglio Nazionale delle Ricerche: è difficile immaginare un apprezzamento più gradito per il lavoro portato avanti in questi anni dai nostri ricercatori e soprattutto per i brillanti risultati che, nonostante la scarsa attenzione che il Paese dedica a Ricerca e Sviluppo, siamo riusciti a conseguire, pur tra mille difficoltà.

Le risorse pubbliche destinate al settore sono infatti, come si sa, abbondantemente insufficienti raggiungendo a mala pena l'1% del Pil, contro una media europea dell'1,8%. Un differenziale economico che avrebbe potuto, anche ragionevolmente, comportare un consistente divario tra la nostra produzione scientifica e quella degli altri paesi dell'Unione Europea. Ma, come dimostrano in maniera incontrovertibile i dati contenuti nel "Report 2000", così non è stato: il Consiglio Nazionale delle Ricerche non sfigura affatto nel raffronto internazionale raggiungendo anzi in molti campi veri e propri primati di eccellenza.

Difficile indicarli tutti, rischiando peraltro di dimenticarne qualcuno e fare così involontariamente torto ai meriti di alcuni di noi. Quello che si può affermare con certezza è che il CNR è assolutamente competitivo con enti omologhi quali il Cnrs e l'Inserm francesi o lo Csic spagnolo e sa di reggere con successo il paragone anche nel cosiddetto impact factor, che vede una produzione scientifica di tutto rispetto (sugli stessi livelli del Cnrs e del Csic, anche se inferiori al Max Planck, leader europeo); e questo nonostante il costo per ricercatore rimanga tra i più bassi in Europa. E lo si sa proprio grazie al Rapporto che, giunto alla sua terza edizione, permette una valutazione serena e obiettiva della produttività dei nostri istituti e centri di ricerca, dal momento che i criteri sui quali il giudizio si fonda sono legati a parametri stabiliti a livello internazionale e universalmente riconosciuti.

Non ci siamo mai stancati, nei mesi scorsi, di sollecitare con forza il Governo ad una maggiore attenzione al mondo della ricerca, perché sappiamo quanti benefici, in termini di benessere, progresso e sviluppo sociale ed economico potrebbero derivarne al Paese. E nonostante i nostri appelli siano stati talvolta considerati "di maniera" non abbandoneremo mai la nostra battaglia per una maggiore considerazione, anche in termini economici, della ricerca. Come ho avuto modo di ricordare al Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica Ortensio Zecchino, il Consiglio Nazionale delle Ricerche avrebbe bisogno già dall'anno prossimo di un incremento finanziario del 15-20% per fare fronte, tra l'altro, alle necessità imposte dai nuovi concorsi, che ci consentiranno di aumentare l'organico di 2000 unità circa; e non credo onestamente che il quinto Paese industrializzato del mondo non possa permettersi di destinare altri 200 miliardi a questo settore.

Con il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica è ormai attivata comunque una proficua collaborazione, che prevedo sempre più intensa, anche perché i nostri programmi futuri sono strettamente correlati al Programma Nazionale per la Ricerca che il Ministero ha ormai ultimato. Così come dovremo necessariamente considerare, per una corretta politica di pianificazione, il cosiddetto "Documento Busquin", presentato dalla nuova Commissione, che prevede un auspicabile "spazio europeo per la ricerca" per arrivare, al di là dei nazionalismi, ad una effettiva concertazione dei progetti scientifici dell'Unione.

Ma perché tutto questo dalle parole si traduca in fatti concreti è indispensabile, lo ribadisco ancora una volta, anche un adeguamento a livello europeo delle risorse che ciascun paese dedica alla ricerca scientifica ed all'innovazione tecnologica per poter competere ad armi pari.

In attesa di conoscere l'orientamento in tal senso del Governo e del Parlamento, il nostro lavoro va avanti in un quadro complessivo ricco di luci e di ombre. Abbiamo già detto dei motivi di soddisfazione ma non possiamo tralasciare i problemi che abbiamo di fronte, legati anche alla recente legge di riforma dell'Ente che ci impone di ripensare non solo la struttura organizzativa del Consiglio Nazionale delle Ricerche ma anche il nostro modo di pensare. Il settore della ricerca, infatti, per progredire non può più fare leva solo ed esclusivamente sull'aiuto dello Stato: siamo ormai obbligati a confrontarci con il mercato e con le sue dure leggi, e siamo quindi tenuti a riaffermare volta per volta il nostro valore e la nostra capacità produttiva per poter attirare risorse anche dal settore privato. A farci ben sperare è comunque la capacità di autofinanziarsi che gli organi di ricerca del CNR hanno già dimostrato, riuscendo a ottenere nel 1999 quasi 200 miliardi di fondi aggiuntivi, a dimostrazione del ruolo di primo piano che abbiamo saputo ritagliarci nel Paese.

Consapevoli di ciò, ci impegneremo ancora di più per accrescere la qualità della ricerca e dell'innovazione tecnologica e per diffondere il valore del Consiglio Nazionale delle Ricerche che, non possiamo mai dimenticarlo, ha coordinato per lungo tempo la ricerca scientifica, ha supportato l'attività universitaria ed ha fatto da incubatore per molti settori disciplinari nuovi. Noi vogliamo continuare a mantenere questa leadership nel settore della Ricerca e Sviluppo, certi non solo delle capacità esistenti nell'Ente ma anche del grande prestigio di cui esso gode in Italia e all'estero. fine articolo

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