I S T I T U T I 

STUDI MICENEI

di Maria Rosaria Belgiorno

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Il vero significato del mito del vello d'oro e del viaggio degli Argonauti

 

Ma come si giunse al mito del vello d'oro?

L'Egitto, già prima della "colonizzazione commerciale" micenea, era considerato la terra dell'oro nel bacino del Mediterraneo ed i regnanti degli altri paesi rivieraschi e del Vicino Oriente ripetutamente si rivolgevano nella corrispondenza ai faraoni con l'epiteto "nel tuo paese dove l'oro abbonda".
Fu appunto all'inizio del II millennio a.C. che un tebano di nome Amenemhes, dando origine alla XII dinastia egizia (1996 a.C.), riunificò i due regni dell'Alto e Basso Egitto, imponendo al popolo come divinità di stato un antico dio tebano, Ammone, che venne per la prima volta chiamato "Signore dei troni dei due Paesi".

Fig. 5: il Nilo nei pressi di Tebe

Fig. 6: oreficerie dei nomadi del Deserto Orientale eseguite con tecniche e modelli antichi

Ammone era originariamente un dio di "second'ordine", di quelli che contavano poco, e possedeva un tempio in un piccolo villaggio che, con il tempo, fu inglobato nel perimetro di Tebe, una delle più potenti capitali egizie, "la madre di roccia delle città". Una divinità il cui culto nacque proprio ai confini della bassa Nubia, alla confluenza del Nilo con gli wadi che attraversano il Deserto Orientale fino al Mar Rosso (fig. 5), la regione cui si riferisce la notizia riportata da Archaeology, dove la società "Centamin" ha trovato testimonianze d'antiche e vastissime coltivazioni d'oro e che ancora oggi si chiama la regione d'Ammon (figg. 6 e 8).
Il dio assurse quindi al rango di divinità primigenia, all'inizio del II millennio. Il suo emblema fu la testa d'ariete (fig. 7) ed il suo simbolo l'oro. Il suo tempio a Tebe per grandezza e ricchezza di depositi d'oro divenne famoso, come la sua città nata sull'incrocio delle vie carovaniere che portavano alle miniere d'oro degli wadi del Deserto Orientale. La sua fama ed il suo potere crebbero sempre di più, "colui che nasconde il suo nome", "il Padre degli Dei", "il Signore Supremo" raggiunse il potere totale sotto Ramesesse III (1167 a.C.), quando la Nubia venne chiamata "la terra d'oro di Ammon".

Fig. 7: mummie di ariete ricoperte di foglia d'oro, Museo del Cairo

Fig. 8: accampamento nomade nei pressi di Tebe

L'Egitto con la XXI dinastia ed i suoi sacerdoti-re perse del tutto la Nubia, ma la divinità di Ammone restò legata alle sue terre. I re della dinastia Kushita, che governarono l'Egitto nell'VIII sec. a.C., mantennero vivo il culto del Dio. Il regno di Kush a sud dell'Egitto, compreso tra la seconda cataratta del Nilo ed il deserto del Bayuda, conservò il culto di Ammone per altri mille anni. L'ultimo tempio di età meroitica, con un imponente viale di arieti a guardia della dimora divina, fu costruito a Naqa, al confine meridionale del deserto del Bayuda, dagli ultimi re di Kush.

Fin qui un breve riassunto di una storia millenaria documentata da incredibili capolavori di oreficeria, come la maschera di Tutankamon (fig. 9) che insieme al resto del corredo funebre (fig. 10) occupa quasi metà delle sale del Museo del Cairo.

Fig. 9: maschera d'oro massiccio del faraone Tutankamon, indiscusso capolavoro d'arte orafa egizia del 1318 a.C.

Ma che c'entra l'Egitto con la Colchide ed i Micenei? Se Ammone è il dio dell'oro e l'ariete è il suo simbolo, perché dovremmo ritenere patria del vello d'oro la Colchide e non l'Egitto?

E cosa dire delle Ammoniti ("Ammoniti Omarai") presenti nelle vicinanze dei depositi auriferi del deserto nord orientale? In quale misura è possibile che questi fossili a forma di corna di ariete (da cui il nome) fossero considerati, nell'antico Egitto, tracce del passaggio aureo di Ammone? Non a caso proprio nelle più antiche tombe egizie ed anche nelle piramidi furono trovati fossili di ammoniti come parte del corredo funebre del defunto (fig. 11).

Fig. 10: oreficerie dei nomadi del Deserto Orientale

I rapporti e gli scambi culturali tra la civiltà egizia e quella micenea sono così noti e studiati che è inutile tornare sull'argomento, ma come dovremmo considerare la notizia riportata dagli annali di Tutmosis I (1525-1512 a.C.), circa la fondazione da parte di Sesostri I di una colonia egizia nella Colchide? Secondo i testi, Sesostrasen Osiritasen della XII dinastia (1971-1928 a.C.), nell'intento di diffondere il culto d'Ammone in Europa ed in Asia, fondò colonie lungo le sponde del Danubio e sulle coste del Mar Nero.

Notizia riportata, neanche a dirlo, proprio da Strabone (Bk.3) che ipotizzò probabili conquiste di Sesostri I in Palestina, Syria, Mesopotamia, Armenia, Iberia e Colchide. A questo punto la cronologia giustificherebbe gli scambi culturali tra l'Egitto ed il Mar Nero, prima del sorgere della potenza commerciale Micenea nel Mediterraneo, ma la "paternità" del vello d'oro spetterebbe in ogni caso all'Egitto.

Sembra poi, come ha sottolineato J. Muhly nel 1998, studiando la geologia della regione, che nella Colchide prima del VII sec. a.C. non vi fossero coltivazioni di giacimenti d'oro, e che solo nel V secolo a.C. gli orafi greci si stabilirono nella "Colchide ricca d'oro".

Siamo tornati, quindi, al punto di partenza ed all'unica ipotesi attendibile: che furono proprio i Micenei, frequentatori assidui degli empori egizi, a portare nel bacino del Mar Nero usi, costumi e tecniche d'oltremare, la cui provenienza lontana sembra proprio simboleggiata dal volo dell'ariete d'oro fino alla lontana Colchide. 

Fig. 11: fossili di ammoniti trovati nelle tombe egizie

belgiorno@pyrame.net

SUMMARY
In the first century BC, looking at the myth of Jason and the Golden Fleece, Strabo (XI, 2.19) describes an ancient method of extracting gold from the alluvial sands of the torrents, sifting water over ram skins that withhold the gold powder in their fleece.

The myth goes back to the beginning of the XIII cent. BC and the tradition attributes to the Mycenaean population the invention of this technique for extracting gold. But the debate about the origin of Mycenaean art of goldsmith is still wrapped in mystery.

Within the several bibliographical testimonies, regarding the ancient techniques of extracting gold, there is a famous historical note to book IX of the De Re Metallica of G. Agricola, in which we find that the first indications of working gold come from Egypt, where representations of washing of minerals on monuments date back to the IV dynasty (IV millennium BC).

And the Egyptian method of extracting gold from the alluvial auriferous sands by using sheep fleece is represented on one of the wall pictures of the Rameses III temple at Medinet-Habu (Thebes).

On the border of the lowlands of Nubia, to the confluence of the Nile with the Wadi Hammamat, where it is testified golden extracting activity from the fourth millennium, the cult of Ammon took birth. He was recognised as a primigenian divinity, and his power arose till the beginning of the II millenium.

If it is possibile to find a link between the traditional ram shaped horns of Ammon and the fossil Ammonites, in what measure these "fossil guides" could have addressed the famous Egyptian supervisors of gold in the choice of golden mine cultivation?

Was it perhaps the same Ammon who had intentionally left trace of its golden passage?

 

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