A R E E   D E L L A   R I C E R C A

L E C C E 

a cura di Rita Bugliosi

Rota: la conservazione del patrimonio culturale per lo sviluppo del Mezzogiorno
Direttore dell'Istituto per la Conservazione delle Opere Monumentali

Portale catalano e patio del Castello di Copertino (XVI sec.)

Da quali esigenze è nato l'Istituto e quali sono i presupposti scientifici dell'attività?

L'Organo è stato previsto nell'ambito dell'Intesa di Programma CNR/MISM (Ministero per gli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno) del 1998, che definiva azioni volte ad accelerare il processo di riequilibrio territoriale delle iniziative del CNR nel Sud; sin da quell'anno, un primo nucleo, costituito da due soli ricercatori, cominciò ad operare a Lecce per la realizzazione dell'Is.C.O.M., poi formalmente istituito nel 1993.

L'Istituto nasce quindi dalla necessità di creare un nucleo di ricerca applicata alla conservazione del patrimonio culturale in un territorio, peraltro ricchissimo di testimonianze del passato, che era privo di un tale supporto scientifico-tecnologico, nonché dalla considerazione che detto patrimonio rappresenta una delle fondamentali risorse endogene di sviluppo civile ed economico del Mezzogiorno.

Per quanto riguarda i presupposti scientifici dell'attività, è da notare che "conservare" vuol dire operare al fine di perpetuare le testimonianze storico-artistiche della nostra civiltà e, quindi, questo settore rappresenta un insieme del sapere scientifico e tecnologico connotato da un alto grado di inter e multidisciplinarità derivante, essenzialmente, da due considerazioni.

La prima è che il bene culturale è, per così dire, "portatore" di tre valenze fondamentali: la storica, l'estetico-formale e la materica. La seconda è legata alla necessità di considerare il bene non come elemento isolato bensì immerso in un contesto esterno e con quest'ultimo interagente.

In sostanza, l'operare per la conservazione implica congiuntamente elevate e differenziate conoscenze di "tecnologia materiale", capacità nel riconoscere le valenze "immateriali" proprie del bene e competenze nel valutare la congruità e la compatibilità di detta tecnologia con queste valenze.

Facciata di uno dei quattro edifici "Quattro Canti" (XVI sec.) in P.zza Vigliena a Palermo

Qual è nel dettaglio l'attività dell'Istituto e quali i risultati più significativi?

Le ricerche dell'Is.C.O.M. sono applicate prevalentemente ai monumenti (archeologici ed architettonici) del Mezzogiorno, ma hanno una portata molto più generale poiché sono sviluppate sulle tre tematiche principali della conservazione (la conoscenza, la diagnosi e la manutenzione).

In questi ambiti l'Istituto ha sviluppato studi approfonditi sulle caratteristiche intrinseche e sul comportamento dei materiali lapidei da costruzione, a base carbonatica e ad elevata porosità, e sui metodi di controllo dei trattamenti conservativi delle superfici. In campo diagnostico sta attualmente svolgendo, nell'ambito del Progetto Finalizzato "Beni Culturali", una ricerca per implementare l'uso di tecniche non-distruttive per la caratterizzazione delle murature a corpo multiplo.

Importante è anche il lavoro, in corso, di censimento, rilievo e documentazione di mosaici, ville, chiese e palazzi del Salento.

Il risultato in assoluto più significativo è rappresentato dal nucleo di giovani ricercatori, attualmente 12 operanti a vario titolo nell'Istituto, fortemente motivati, esperti in vari settori (archeologia, architettura, chimica, fisica, geologia, informatica, ingegneria), capaci di lavorare assieme in modo realmente interdisciplinare.

Ricostruzione virtuale del frantoio semi-ipogeo (XVIII sec.) di Monteroni di Lecce

Qual è il rapporto con il territorio a livello locale e nazionale?

L'Istituto collabora, in attività di ricerca e formazione, con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con le Università di Roma e Napoli, con il Centro CNR "G. Bozza" di Milano e con l'International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (ICCROM) di Roma.

Una collaborazione particolarmente stretta si è andata sviluppando negli anni con le Istituzioni e gli Enti presenti nella Regione come l'Università di Lecce, il Politecnico di Bari, le due Soprintendenze della Puglia ed il Parco Scientifico-Tecnologico Ionico-Salentino (PASTIS) di Brindisi. L'Is.C.O.M. sta, inoltre, fornendo un contributo importante allo sviluppo locale con la partecipazione a vari progetti di restauro su manufatti archeologici ed architettonici ed a piani nazionali, finanziati dalla Legge 488, quali il "Progetto pilota per la valorizzazione del patrimonio archeologico ionico-salentino" del CLUSTER 29 Beni Culturali ed il Progetto LINK-P17, "Servizi per la valorizzazione del patrimonio archeologico mediante tecnologie telematiche e multimediali".

Questi progetti sono l'esempio di come i risultati dell'attività di conservazione siano utilmente trasferibili ai fini della valorizzazione del patrimonio culturale.

Quale futuro attende l'Istituto?

Particolare di un mosaico di Palazzo Pio a Lecce (1998)

Al momento, sono in fase di applicazione sia il Decreto di riforma del CNR sia la definitiva attuazione dell'Intesa di Programma. Il futuro dell'Is.C.O.M. non appare, quindi, molto chiaramente delineato.

Il cammino dell'Istituto non può considerarsi compiuto, anche perché gli adempimenti previsti dall'Intesa (in termini di personale, strutture e attrezzature scientifiche) saranno completati, prevedibilmente, soltanto entro il 2001. Ciò nonostante, l'organo si presenta di buona consistenza scientifica e, soprattutto, di notevolissime potenzialità, che dovrebbero potersi concretizzare a breve termine anche per la favorevole circostanza che vede l'Is.C.O.M. collocato nel territorio leccese-salentino. Tale territorio è, infatti, estremamente ricco di strutture di alto livello scientifico, quali quelle create dall'Università di Lecce, "dedicate" al patrimonio culturale, e con tali strutture l'Istituto ha avuto la possibilità e la capacità di operare sinergicamente su una delle principali risorse endogene del Mezzogiorno, con il fine comune di creare un polo, a vocazione mediterranea, per la ricerca, la formazione e lo sviluppo tecnologico.fine articolo

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