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R | I | M | O | P | I | A | N | O |
| Cardinale:
Il CNR punta avanzata del cambiamento delle scienze informatiche Telecomunicazioni, televisione, informatica, la ricerca tecnologica ci ha portato verso la convergenza, avvicinando settori che prima erano considerati distanti. Il Ministro delle Comunicazioni come giudica questo processo che sta generando una profonda trasformazione dell'economia? Parlare di scienza e tecnologia avendo il CNR come interlocutore è come giocare in casa, in una realtà che ha espresso la punta avanzata del cambiamento. |
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Forse è utile ricordare che il CNR è stato, con l'Istituto CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico), un importantissimo punto di riferimento per la ricerca nel campo delle scienze informatiche del Paese. I numerosi istituti che operano nel settore delle tecnologie informatiche che fanno capo al CNR lo dimostrano ampiamente. I primi computer (CEP venivano definiti dagli esperti perché progettati per impieghi scientifici) sono stati realizzati negli anni Sessanta presso il Centro Studi Calcolatrici Elettroniche dell'Università di Pisa che, fondato nel 1955, non a caso in poco tempo entrò a far parte del CNR, come organo afferente al Comitato per le Scienze d'Ingegneria e d'Architettura.
Per capire ed interpretare lo scenario tecnologico che si è profilato in questi ultimi anni, fortemente segnati, come lei diceva all'inizio, dal fenomeno della convergenza, non si possono ignorare le tappe di un percorso evolutivo che ha radici lontane.
Le basi di quel processo che ha determinato il passaggio dalla old economy alla new economy, hanno trovato le fondamenta nell'introduzione in rete delle tecniche numeriche e nella diffusione di macchine e di elaboratori sempre più sofisticati a costi sempre più bassi. Inutile negarlo: i confini tra Tv e telecomunicazioni, tra produttori di contenuti e fornitori del servizio si stanno in molti casi assottigliando.
La rivoluzione digitale ha posto l'informazione al centro non solo dell'universo economico e produttivo, ma anche della riflessione culturale e sociale. Da Ministro delle Comunicazioni non posso che giudicare positivamente questo trend di sviluppo, che ci sta conducendo verso una nuova era, in cui al contrario di quello che comunemente si crede, non sarà solo il pensiero tecnico-scientifico a dominare la scena. Con l'arrivo del terzo millennio è cominciata la stagione della responsabilità, in una parola, ritorna prepotentemente la dimensione etica nell'era della globalizzazione. Si torna a parlare di solidarietà, di diritti alla partecipazione all'accesso, di rispetto delle minoranze. Grandi questioni che sollecitano quotidianamente il lavoro degli uomini che sono al Governo. Il Ministero delle Comunicazioni si è trovato al centro di questo cambiamento, di cui ha saputo cogliere senso e significato, facendosi promotore della crescita.
Voglio recuperare qualche dato, per dare concretezza
al ragionamento. Non c'è sviluppo sostenibile se non si crea un circolo
virtuoso in grado di generare nuova occupazione. Grazie allo sviluppo dell'Information
Communication Technology si è registrato un aumento delle imprese
attive in Italia che sono passate da 53.669 (dato relativo al 1997) a 62.727,
un incremento che è pari al 17%. La crescita ha avuto un visibile
impatto sugli addetti del settore che sono passati da 382.235 a 431.039.
Questo significa 50mila posti di lavoro in più in meno di due anni.
Non mi pare che siano dati trascurabili.
Quali sono le iniziative del Governo per favorire lo sviluppo dell'infosociety?
Ho orientato tutto il mio impegno di Ministro alla creazione e promozione di una politica di effettivo sviluppo e di capillare diffusione delle tecnologie informatiche e telematiche. Ritengo, infatti, che questo sia un passaggio cruciale, che può determinare la crescita generale dell'economia e, quindi, del Paese.
Il Ministero delle Comunicazioni ha concesso in pochi mesi più di cento licenze per la telefonia fissa, mentre è già operativo il quarto gestore per la telefonia mobile. È partita in anticipo la gara per l'UMTS (Universal Mobile Telecommunication System) che porterà ingenti introiti nelle casse dello Stato. Sono tutte azioni e iniziative politiche che hanno "sbloccato" un mercato fino a poco tempo fa dominato dal monopolio.
Ma voglio scendere ancora più nel particolare,
con un esempio che ancora una volta ci tocca da vicino: nella regione Lazio
è concentrato l'8,3% del totale delle imprese che operano nell'Information
Society, con un tasso di crescita che nel 1999 ha sfiorato il 10%. Nelle
città del sud Italia aziende di tlc stanno assumendo e aprendo filiali
importanti. A Palermo imprese che operano nel campo della new economy
stanno selezionando curricula che arrivano dall'India. Significa
che per la prima volta le telecomunicazioni possono gettare un ponte tra
il Nord e il Sud del Paese, per cui possiamo finalmente individuare quelle
premesse necessarie al superamento dello storico e insanabile dualismo che
ha spaccato la Penisola. Internet può a mio avviso diventare un eccezionale
strumento di solidarietà.
Quello che più preoccupa in prospettiva è il cosiddetto fenomeno dello skill shortage, cioè la carenza quantitativa e qualitativa di professionalità, che devono essere in linea con le necessità delle aziende e con le mutate esigenze di business in continuo divenire. Come si può ovviare a questo grave problema?
Il Governo ha stanziato nell'ultima finanziaria 1.300 miliardi per l'innovazione; di cui 450 miliardi a sostegno dello sviluppo dell'informatica, 300 miliardi per Internet ed il commercio elettronico, 100 miliardi per l'introduzione delle tecnologie informatiche, 400 miliardi per effettuare interventi nel settore delle tlc, cofinanziati con fondi europei. Altri 2.650 miliardi sono stati stanziati per l'istruzione, la formazione e la ricerca. È stato, inoltre, creato il Forum per la Società dell'Informazione, che opera presso la Presidenza del Consiglio e che sta promuovendo a tutti i livelli la diffusione della cultura informatica e digitale, lo sviluppo delle tecnologie informatiche e delle reti, la promozione dei servizi e della ricerca.
In sintesi, non dobbiamo dimenticare che la new
economy richiede un potenziamento delle strutture produttive insieme
con un aggiornamento delle competenze e del know-how: è questa
la sfida del futuro.
Quale sarà allora il futuro delle tlc, possiamo spingerla a fare una previsione?
Non vorrei citare sempre l'America che, in questo campo ha da sempre fatto grandi investimenti contrariamente all'Europa, ma negli U.S.A. esiste un termine, future studies, per definire un complesso multidisciplinare costituito dalle più svariate materie: dalla logica alla psicologia, dall'economia alla filosofia, dall'informatica alla sociologia, che hanno come obiettivo la ricerca di un metodo valido e utile per indagare e, quindi, prevedere il futuro prossimo e remoto. Secondo gli esperti grandi rivolgimenti si avranno non solo nelle tlc, ma anche nella robotica, nelle biotecnologie, nell'evoluzione delle interfacce informatiche, nel potenziamento dei sistemi di memorizzazione e archiviazione digitale. Dopo le reti ATM (Asynchronus Transfer Mode) avremo lo sviluppo della fotonica con le prime prove tecniche di funzionamento del villaggio della comunicazione integrata. I computer domineranno le case del futuro, con interfacce sempre più semplici e immediate, saranno in grado di dialogare con noi, per noi faranno la spesa e i lavori domestici, persino i compiti.
Tra uomo e macchina sarà così realizzata
quella simbiosi mediata attraverso chip e sensori, che fino a ieri
era possibile concepire nei film di fantascienza. Al telefono palmare ha
fatto seguito il computer palmare, i confini tra il web e
la televisione si stanno abbattendo, i giornali appaiono sullo schermo e,
come stiamo vedendo, sono sempre più fatti a misura dell'utente.
Sono proprio le tecnologie dell'informazione destinate a mobilitare una
gran mole di ricerca, la maggior quantità di investimenti e, quindi,
i risultati.