PROGETTI STRATEGICI |
TURISMO E SVILUPPO ECONOMICO |
| di Marcello Colantoni | pg. 2/2 |
Il contributo della ricerca alla conoscenza del turismo in Italia
3. La ricerca
Le indicazioni riportate possono servire all'identificazione di un quadro complessivo, essenzialmente di natura macroeconomica, del contributo che l'attività turistica fornisce alla formazione del reddito nazionale, all'occupazione e all'equilibrio della bilancia dei pagamenti. Non possiamo tuttavia considerare esaurita la valutazione dell'impatto economico del turismo. Vi è, infatti, una molteplicità di fattori che rendono problematica la valutazione della domanda e dell'offerta di mercato e dei consumi turistici. Da un lato, il turismo si differenzia in tipologie diverse così come, d'altro canto, sono molteplici le voci, pubbliche e private, che operano nel settore.
Di qui la necessità di analizzare meglio questo capitolo della nostra economia che, pur essendo un tema ricorrente nei discorsi programmatici, non sembra poi incorporato in maniera incisiva nella politica economica nazionale.
Il Progetto Strategico "Turismo e Sviluppo Economico" del CNR si è posto l'obiettivo di non limitare il proprio campo di osservazione alle sole variabili economiche, ma di considerare altri aspetti che possono portare ad un turismo sostenibile.
Anche se le dodici Unità Operative facenti capo al Progetto Strategico hanno steso il proprio piano di lavoro in maniera autonoma, sono stati tracciati alcuni indirizzi unificanti. Tre sono stati i filoni generali su cui si sono concentrate le attenzioni dei ricercatori:
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Ambrogio Lorenzetti, particolare dell'affresco "Effetti del bion governo" XIV sec., Palazzo Pubblico, Siena |
Le indagini relative al primo filone di ricerca hanno evidenziato il forte squilibrio nella distribuzione territoriale del turismo. Anche in aree rilevanti sul piano della disponibilità di risorse paesaggistiche, culturali e storiche c'è assenza o insufficiente attenzione per i siti "minori". La virgolettatura su "minori" sottolinea il ruolo positivo di tali siti nei confronti di un decongestionamento dei luoghi più affollati ed evidenzia la loro importanza per lo sviluppo economico delle nuove aree interessate.
La georeferenziazione dei siti turistici è stata intrapresa come valutazione di una metodologia di approccio da applicare a zone territoriali definite e, quindi, utile per valutare l'interesse turistico di un sito e la consistenza dell'offerta.
Un ulteriore contenuto di natura metodologica si ritrova nello studio su una zona turistica matura quale quella di Rimini, il cui territorio ha finora risposto in maniera positiva alle sollecitazioni di un turismo di massa. L'offerta riminese ha conosciuto, infatti, negli anni un'articolazione complessa non limitata alle esigenze della balneazione estiva, ma estesa ai locali notturni, alla valorizzazione dell'entroterra, idonea anche a fornire risposte al turismo di business ed a quello culturale.
Un caso particolare di studio della valorizzazione dell'entroterra è quello sperimentale della provincia di Latina, dove, pur in presenza di abbazie, santuari, resti di antichi insediamenti e spazi di interesse geologico, faunistico e floristico, non si attivano flussi turistici di un certo rilievo.
Il secondo filone, quello del turismo urbano e delle città d'arte, è di grande importanza per il nostro Paese. Sviluppatosi inizialmente come turismo d'élite, è oggi alla portata di un numero elevato e crescente di utenti.
Premesso che ogni città è un caso a sé, in quanto la struttura urbanistica, l'ubicazione e l'accessibilità al patrimonio culturale, la viabilità, l'organizzazione hanno un valore locale, il problema per questo tipo di turismo è come le città interessate possano far fronte a questa richiesta e come possano organizzare o riorganizzare l'accessibilità alle proprie strutture artistico-storiche in maniera da attrarre l'interesse del visitatore.
Fra le implicazioni che l'esercizio di questo turismo comporta, quelle che generano apprensione sono la saturazione, e quindi la sostenibilità da parte delle città dei flussi turistici in luoghi relativamente ristretti, quali sono di solito i centri storici.
Una delle minacce più serie alla conservazione dei siti è l'assenza di regolamentazione, in tutto o in parte, del turismo di massa che in determinate condizioni può causare degrado economico e fisico di un capitale non riproducibile come quello culturale.
Terzo filone è l'indagine sugli aspetti economico-organizzativi di un mercato turistico sempre più legato ai processi di globalizzazione. Gli studi economici sul turismo, nel recente passato, hanno sottolineato la necessità di un approccio sistemico al fenomeno, non solo per il suo carattere collettivo e la sua forte valenza territoriale, ma anche per i numerosi vantaggi che possono derivare in termini di economie di scala e di esternalità positive.
Le problematiche inerenti al raccordo tra operatori pubblici e privati, con particolare attenzione ai Centri di Servizio al Turismo, sottolineano i vantaggi di questi ultimi alla commercialità ed alla promozione turistica.
La possibilità di disporre di un Osservatorio sulle politiche del turismo ha mirato alla creazione di una banca dati, accessibile su sito Internet, sulle politiche del turismo delle regioni italiane, per consentire non soltanto il confronto territoriale all'interno del Paese, ma anche un coordinamento tra le politiche svolte dalle singole Regioni, quelle nazionali e quelle comunitarie, fornendo per ciascun rapporto regionale indicazioni di politica economica.
Il turismo non è più un corpus unicus, cioè un contenitore dai comportamenti resi omogenei, ma è un fenomeno dotato di sfaccettature differenziate. È inoltre un mercato con più segmentazioni, di cui occorre valutare l'importanza. La ricerca è stata volta ad individuare le tipologie di domanda che si stanno affermando, al fine di orientare le politiche dello Stato e degli enti locali verso un'offerta che tenga conto della nuova e diversa clientela.
Un segmento della domanda turistica è quello relativo
al turismo congressuale, non molto conosciuto dal sistema informativo
territoriale. Esso è stato oggetto di un'ampia indagine che ha cercato di
sopperire alla carenza delle informazioni qualificative e quantitative
disponibili. Nell'ambito di quest'indagine il turismo congressuale è stato
considerato non più una nicchia del settore, ma un comparto con una rilevante
dimensione economica suscettibile di indurre altre forme di turismo.
4. Le indicazioni emerse e gli aspetti da approfondire
Le informazioni statistiche internazionali riportate hanno messo in rilievo la posizione dell'Italia nel quadro mondiale. La nostra buona posizione è tuttavia in competizione con la concorrenza dei nostri partner europei e con quella dei nuovi paesi turistici.
La nostra offerta sta diventando sempre più "matura" e stenta a competere con le nuove tipologie turistiche, disponibili a condizioni più vantaggiose. Ad esempio, senza citare il caso delle vacanze nei paesi esotici a prezzi più concorrenziali, consideriamo che nel nostro Paese sono entrati circa 33 milioni di turisti stranieri che hanno speso 30 miliardi di dollari, mentre nella vicina Francia, caratterizzata da situazioni storico-culturali similari alle nostre, a fronte di una entrata valutaria paragonabile a quella italiana, si è registrato un movimento di persone pressoché doppio (62,4 milioni di arrivi). Ciò sottolinea come l'offerta di questo Paese si estende anche alle fasce inferiori della domanda turistica.
Gli elevati costi dipendono, se non in maniera addirittura preponderante, anche dalla organizzazione generale dei servizi turistici, dalle infrastrutture pubbliche, dalla funzionalità dei servizi comuni e dei trasporti, dalla visibilità della nostra offerta in campo nazionale ed internazionale.
Ricercatori ed esperti del settore concordano nel constatare la presenza di un consumatore turistico più evoluto e più attento alla qualità del prodotto offerto, e quindi più esigente. È di grande attualità cercare di anticipare le esigenze emergenti in modo da essere pronti a soddisfarle. Il coinvolgimento degli attori pubblici e privati deve essere coordinato in maniera da valorizzare l'esistente, ciò che potenzialmente c'è ma non è utilizzato, ciò che può richiamare l'attenzione del turista curioso e desideroso di novità. Dobbiamo renderci conto che non c'è soltanto il turismo di mantenimento, ma c'è anche il nuovo turista ed il turista rinnovato che ha già fatto esperienze positive e che desidera acquisirne di nuove.
Un'adeguata politica a favore del turismo, come fattore di sviluppo economico, quale emerge dalle indicazioni di policy scaturite dalla ricerca, deve prevedere, perciò, una generale migliore offerta dei servizi turistici, con una più efficiente organizzazione, sia micro (singoli operatori) sia macro (organismi pubblici, locali o nazionali).
In ambito territoriale l'utilizzazione dei siti "minori" deve costituire un fattore di trascinamento di sviluppo ed altresì un elemento di decongestionamento delle aree storiche. Le esperienze di alcune città (come ad esempio quella di Napoli) devono essere estese anche ad altre città del territorio nazionale; la migliorata accessibilità e una più capillare informazione sulla fruibilità del patrimonio storico locale hanno favorito un rinnovato interesse da parte della popolazione locale, ma sono anche elemento di stimolo per un'utenza straniera curiosa ed attenta ai fatti culturali connessi con il territorio.
Anche gli eventi costituiscono oggetto di richiamo per il turista. La creazione di nuovi avvenimenti può rappresentare un motivo di rilancio, quando non addirittura di lancio, di località finora ai margini delle grosse correnti turistiche. Tali eventi possono avere un collegamento con la storia e la cultura locale (riscoperta di tradizioni storiche o culinarie, ad esempio), ma possono anche essere legati ad elementi di richiamo più generalizzati, come premi letterari o grandi eventi sportivi, festival canori o cinematografici, e così via.
Da quanto detto emerge che il nostro Paese non potrà contare per molto sul turismo di massa, anche se in molte zone esiste un'offerta scarsamente diversificata per livelli di ospitalità, ciò che potrebbe, al momento, sollecitare un turismo meno pretenzioso. Tuttavia, tenendo conto delle specificità della nostra materia prima, fondata sul patrimonio storico-culturale-ambientale, potranno essere sviluppate forme turistiche attualmente ritenute di nicchia. Tale è il caso del turismo ambientale, che si va estendendo mano mano che aumenta la sensibilità dell'opinione pubblica sui problemi ecologici. O tali potrebbero essere i cosiddetti itinerari della fede connessi con il turismo religioso. Ma anche il turismo congressuale potrebbe costituire la premessa per un'incentivazione di altre forme di richiamo.
Sotto forma di turismo di élite possono rientrare due manifestazioni agli antipodi. Da un lato, vi è infatti un turismo esigente, che ricerca elevate prestazioni in termini di ricettività e di servizi; d'altro canto, vi sono forme di turismo "estremo" che richiedono scarsi sostegni organizzativi e con propensione all' utilizzazione principalmente delle risorse fisiche individuali. Anche queste sono nicchie che potrebbero diventare significative nel panorama delle motivazioni agli spostamenti turistici.
Il turismo è stato spesso considerato produttore di posti di lavoro stagionali, precari, scarsamente qualificati. La misura di questa qualità occupazionale deve essere ulteriormente letta alla luce del problema degli squilibri territoriali. Il tema della qualità dell'occupazione ha pertanto un suo spazio preciso, ed una attenzione vigile deve essere prestata alla formazione professionale di tutte le figure interessate al turismo: da quello del personale alberghiero a quello degli organismi pubblici di programmazione.
Un ulteriore terreno di esplorazione è rappresentato dalle fonti e dalla politica di finanziamento dell'industria turistica. L'investimento nel settore turistico assumerà sempre di più il carattere di investimento di lungo periodo ed in questo senso una maggiore attenzione deve essere attribuita al ruolo ed alla natura delle fonti di finanziamento. Un sistema turistico che mantenga le prime posizioni sul palcoscenico mondiale richiede investimenti finalizzati. Il finanziamento è un campo da approfondire, in quanto deve essere visto quale strumento di politiche attive a favore di un turismo coordinato e programmato.
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Un tratto della costa italiana |
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Un altro filone della ricerca carente di finanziamenti è costituito dallo studio delle motivazioni psico-sociali che sono alla base del movimento turistico. Andrebbero approfonditi gli effetti dei diversi media sulle attitudini comportamentali degli utenti e sul trascinamento di comportamenti di massa.
Un ulteriore settore di ricerca che andrebbe approfondito è quello che riguarda il coinvolgimento del "terzo" operatore turistico. Se da un lato vi è infatti il turista (elemento di domanda), dall'altro vi è il fornitore del servizio turistico (operatore pubblico o privato che agisce sul lato dell'offerta), vi è poi la popolazione locale. Questa è stata intesa finora come elemento di contrasto, per le sue esigenze di quotidianità. Vi sarebbe invece la possibilità di coinvolgere attivamente la popolazione locale nel processo turistico, che potrebbe divenire momento centrale dell'attività produttiva. Non può essere dimenticato che molto spesso sono gli aspetti etnologici e culturali a costituire motivo di attrazione: la produzione artigianale e locale può sollecitare la curiosità del visitatore.
Quanto sinteticamente accennato lascia intendere che nuovi filoni di ricerca si possono approntare per il miglioramento conoscitivo del settore. Il turismo è fortemente evolutivo anche per la concorrenza sempre più agguerrita che proviene dall'estero; ciò non annulla l'esigenza di monitorare con continuità quanto già emerso e che potrebbe con il tempo, anche a breve, modificarsi.
Sicuramente siamo di fronte ad un settore strategico
per la nostra economia e per lo sviluppo sociale della nostra collettività e
non ci è quindi consentito allentare l'attenzione ad esso ora che il
"monopolio" storico-culturale-archeologico di cui abbiamo goduto nel
passato sta perdendo smalto.