A R E E D E L L A R I C E R C A |
L E C C E |
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di Saverio
Mongelli |
Un'utile interfaccia con
le istituzioni ed il sistema
produttivo
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L'approccio ai problemi scientifici in modo interdisciplinare è stato l'obiettivo principale dell'Area in questi anni. L'operazione ha avuto successo ed ha consentito di offrire opportunità di lavoro ai giovani laureati che altrimenti sarebbero emigrati in zone del Paese più dotate di centri di cultura scientifica e di trasferimento tecnologico
Le Aree della Ricerca del CNR, nate per risparmiare sui servizi e per dare supporto agli Istituti ed ai Centri esistenti su un territorio, si sono via via dimostrate utili strumenti di rappresentanza unitaria nei confronti delle istituzioni di quel territorio e di maggiore visibilità da parte di esse. Tutto ciò nel rispetto assoluto dell'autonomia delle singole strutture raggruppate.
Ciò vale a maggior ragione per le Aree del Sud ed in particolare per quella di Lecce.
Voluta con determinazione dall'Università della città pugliese, l'Area della Ricerca di Lecce, una tra quelle di piccole dimensioni, fin dalla sua istituzione, ha sempre raccordato ed integrato i propri programmi con quelli dell'Università. Fin dall'inizio, una specifica convenzione ha regolato e continua a regolare le opportunità di interazione ed interscambio culturale: laureandi che svolgono la loro tesi di laurea negli istituti afferenti all'Area, ricercatori dell'Area invitati a svolgere corsi d'insegnamento integrativi nelle facoltà universitarie, collaborazioni scientifiche fra ricercatori CNR e gruppi di ricercatori universitari.
L'istituzione dell'Area si è rivelata nel tempo un'utilissima operazione di reciproca convenienza, volta a creare le migliori condizioni di collaborazione e coordinamento fra le due istituzioni, Università e CNR.
Inizialmente
un po' debole, è andato sempre più rafforzandosi il raccordo con gli altri
centri di ricerca sorti per iniziativa dell'Università di Lecce: la Sezione
INFN, la Sezione INFM, il Consorzio di Ricerca PASTIS CNRSM, e poi con l'ENEA e
di recente con l'ISUFI (Istituto Superiore Universitario di Formazione
Interdisciplinare).
Nata in un territorio con solide tradizioni umanistiche, l'Area è un tassello importante nel tentativo perseguito con costanza di introdurre metodi nuovi di comportamento, di insegnare a saper fare più che a saper parlare, di creare una massa critica di risorse umane e strumentali, per dar vita ad un processo virtuoso con un ruolo di propulsione nel settore chimico-fisico, biotecnologico, ambientale, medico-informatico.
L'approccio ai problemi scientifici in modo interdisciplinare è stato l'obiettivo principale in questi anni. L'operazione ha avuto successo e fra l'altro ha consentito di offrire maggiori opportunità di lavoro a giovani valenti laureati che sicuramente sarebbero emigrati verso zone del Paese maggiormente dotate di centri di cultura scientifica e di trasferimento tecnologico. È servita cioè a tamponare parzialmente una preoccupante emorragia angosciante di giovani studiosi, offrendo un concreto contributo ad un'inversione di tendenza.
L'Area della Ricerca non può essere vista solo come un contenitore, ma va considerata un'utile interfaccia con le istituzioni ed il sistema produttivo. Andrebbero perciò ulteriormente potenziati i servizi di supporto agli Organi afferenti.
Con la ristrutturazione in corso, quale sarà il futuro di un'Area piccola come quella di Lecce? L'ottimismo basato sui risultati raggiunti in così pochi anni, pur con esiguità di personale, ci fa sperare in un pieno riconoscimento delle sue potenzialità di sviluppo e nel soddisfacimento delle piante organiche degli Organi afferenti, approvate fin dalla loro istituzione.
Sono convinto che bisognerà tendere ad una grande
agilità nei servizi di gestione e di contabilità, ad una politica di gestione
delle risorse umane che riesca a potenziare e non a disperdere il patrimonio
delle conoscenze accumulate in tanti anni con grandi sforzi economici e spesso
con grandi sacrifici e dedizione.