I S T I T U T I

P S I C O L O G I A 

di Eva Pietroni
Dottore in Conservazione dei Beni Culturali, Collaboratrice del Progetto Finalizzato del CNR "Beni Culturali" - sezione "Processi Cognitivi e Nuove Tecnologie"
 

La rinascita
della pittura murale
degli anni trenta

Nel terzo e quarto decennio del Novecento, nell'ambito della politica culturale del Fascismo, si sviluppa in Italia un dibattito intellettuale estremamente ricco e complesso che segna il superamento dell'estetica individualista delle avanguardie di inizio secolo ed attribuisce all'arte una funzione sociale di comunicazione e di educazione collettiva. In particolare, è stato teorizzato nel 1933 l'impiego della pittura murale, la cui forza comunicativa è ritenuta funzionale ad alimentare il consenso popolare intorno al regime e riesce anche ad interpretare le aspirazioni delle tendenze culturali più vive della nazione.

Fig. 1: Corrado Cagli, La corsa dei Berberi, 1935, Roma Accademia Nazionale di Danza

Da una prima serie di ricerche risulta che le pitture murali documentabili in Italia dall'inizio degli anni '20 allo scoppio della II guerra mondiale sono circa 180; di queste poco più di un centinaio risultano ancora esistenti, per una superficie complessiva di 4.800 mq, delle restanti una sessantina sono andate distrutte (2.880 mq circa), e le altre sono state progettate ma non realizzate (960 mq circa). I poli di maggiore concentrazione sono Roma e Milano dove, più che altrove, si svolgevano le manifestazioni e risiedevano gli apparati di rappresentanza del regime; ma una folta schiera di artisti ha operato in tutta Italia decorando le pareti di edifici pubblici e di ambienti privati: municipi, accademie, stazioni, palazzi di giustizia, banche, università, cliniche, case madri dei mutilati, musei, chiese, ex sedi GIL (Gioventù Italiana Littoria), ex ONB (Opera Nazionale Balilla), case, castelli (figg. 1 e 2).

Fig. 2: Orfeo Tamburi, Carnevale Romano, 1937-39, Roma, Palazzo dell'Anagrafe

L'esperimento pittorico risulta interessantissimo sotto il profilo storico, ideologico e artistico: esso rappresenta per due decenni un'occasione di convergenza delle principali tendenze artistiche del momento, molte delle quali erano state protagoniste delle avanguardie europee del primo Novecento e che ora, pur nella reciproca irriducibile differenziazione, condividono la speranza di poter coniugare l'energia rivoluzionaria del Fascismo in ascesa con la loro volontà di inserimento nella contemporanea ricerca europea. Così si spiega anche la febbrile attività teorica di molti artisti impegnati a favore della pittura murale.

Dopo il 1936 questa diffusa speranza di rinnovamento verrà inesorabilmente negata dalla chiusura reazionaria del regime.

Di grande rilevanza è la riproposizione più o meno coeva della pittura murale anche da parte di alcuni orientamenti ideologici e culturali internazionali (rivoluzione messicana del 1910, Bauhaus, arte sovietica, ecc.) che, parallelamente a quanto accaduto in Italia, seppure spesso con segno rovesciato, ricorrono alla pittura murale come strumento di comunicazione collettiva.

 

 

Fig. 3: schermata del Cd rom con i principali percorsi relativi allo studio della pittura murale

Fig. 4: l'interfaccia principale dell'archivio

Un altro degli aspetti emergenti nel dibattito sulla pittura murale consiste nella varietà delle proposte tecniche: le potenzialità offerte dalla tecnologia moderna, dall'industria e dai materiali di nuova produzione inducono molti artisti a sperimentare inediti procedimenti pittorici nelle loro imprese murali, che non di rado producono effetti imprevisti o fallimentari. I contributi di maggiore audacia tecnica sono programmaticamente proposti dai futuristi nella decorazione di ambienti e nelle cosiddette "plastiche murali".

Accanto a tale orientamento si sviluppa anche lo studio delle tradizionali tecniche del passato: il mosaico, l'affresco e l'encausto.

Malgrado l'enorme rilevanza di questo patrimonio, sia sotto il profilo quantitativo (sono circa mezzo ettaro le pitture murali ancora esistenti) sia sotto quello qualitativo (ne sono autori molti dei più importanti artisti italiani dell'epoca), questo periodo dell'arte italiana è stato finora pochissimo documentato a livello di studi critici, di documentazione visiva e di conoscenza del materiale teorico-programmatico; subito dopo la caduta del Fascismo, infatti, la maggior parte delle realizzazioni di regime sono state investite da una generalizzata operazione di damnatio storica e, quindi, fatte oggetto di occultamenti, censure ed atti vandalici.

Fig. 5: esempio di interfaccia articolata in voci particolareggiate per lo studio analitico di una pittura murale

 

Fig. 6: esempio di schermata per lo studio scientifico della tecnica pittorica

 

I primi significativi studi critici che hanno "riscoperto" alcune delle tematiche artistiche sviluppate negli anni dal 1920 al 1942, in particolare quella relativa alla pittura murale, risalgono alla metà degli anni '80 e sono stati effettuati prevalentemente su iniziativa dell'ambiente universitario romano. La ricchezza degli spunti critici, tuttavia, contrastava ancora con l'esiguità della documentazione fotografica e iconografica.

Nell'ambito del Progetto Finalizzato "Beni Culturali " del CNR (Sottoprogetto 5.3 "Sistemi Museali") la sezione Processi Cognitivi e Nuove Tecnologie dell'Istituto di Psicologia del CNR, guidata da Francesco Antinucci, e lo studio di produzioni multimediali Aracnet hanno realizzato un Cd Rom con il proposito di creare un "museo virtuale" delle pitture murali realizzate in Italia negli anni Trenta, affrontando un'approfondita ricerca storico-artistica sul dibattito culturale di quegli anni.

La forma multimediale del museo virtuale si è rivelata infatti la più appropriata, se non l'unica possibile, per ricucire un contesto quanto mai complesso e geograficamente frammentario (fig. 3).

In questo lavoro abbiamo avviato un archivio ragionato delle pitture murali documentabili in Italia tra le due guerre, con la possibilità di effettuare una ricerca per autore, opera, anno, città, tecnica esecutiva (fig.4).

Le pitture murali oggetto di uno studio più analitico e particolareggiato appartengono al contesto romano; in tal senso il Cd Rom rappresenta la prima parte, anche se sostanziale, di una ricerca che andrà in seguito estesa a livello nazionale.

Alcune sezioni preliminari sono state dedicate alle principali tendenze artistiche italiane degli anni '20 (Valori Plastici, il gruppo dei futuristi, il Novecento Italiano, i fautori del realismo magico) che hanno preparato con le loro teorizzazioni e le loro realizzazioni la successiva stagione della pittura murale, nonché gli orientamenti ideologici e culturali internazionali, per lo più della sinistra rivoluzionaria, che sono ricorsi alla pittura murale come strumento di comunicazione collettiva.

La sezione dedicata al tema arte e ideologia introduce alcune problematiche fondamentali sulla politica culturale del Fascismo, ripercorrendo le scelte adottate in occasione della prima esposizione pubblica di regime, la Mostra della Rivoluzione Fascista del 1932.

Le opere romane studiate sono: i complessi cicli murali e musivi di Angelo Canevari, Gino Severini, Giulio Rosso, Achille Capizzano, Luigi Montanarini, presso il Palazzo delle Terme, il palazzo dell'Accademia e piazza Imperiale al Foro Italico; L'Italia Fra le Arti e le Scienze di Mario Sironi nell'Aula Magna del Rettorato presso la Città Universitaria (fig. 7); la Scena di sacrificio e la Vendemmia di Achille Funi nella Sala del Comitato e le decorazioni di Amerigo Bartoli nella Sala del Presidente presso la sede centrale della BNL; La corsa dei Berberi di Corrado Cagli all'Accademia Nazionale di Danza; Il carnevale romano di Orfeo Tamburi all'Anagrafe; il ciclo degli scienziati e degli inventori di Antonio Achilli presso la sede centrale del CNR; le scene della I guerra mondiale e delle guerre d'Africa e di Spagna di Cipriano Efisio Oppo e Antonio Giuseppe Santagata presso la Casa Madre dei Mutilati; infine i monumentali cicli murali dell'EUR: La fondazione di Roma di Giorgio Quaroni al Palazzo dell'Ente; Tutte le strade conducono a Roma di A. Funi al Palazzo dei Congressi, i cicli decorativi di autori vari ai Musei delle Arti e Tradizioni Popolari e delle Scienze, fra cui i monumentali mosaici esterni di Enrico Prampolini e Fortunato Depero, raffiguranti rispettivamente Le Corporazioni e Le Professioni.

Di ciascuna di queste opere abbiamo effettuato una minuziosa documentazione fotografica a colori in grande formato, mentre l'apparato storico-critico prevede un'individuazione iconografica, un'analisi stilistica, il profilo biografico dell'autore, una descrizione della tecnica esecutiva, eventuali successive ridipinture e interventi di restauro, documenti d'archivio che attestino i rapporti fra l'artista e la committenza, articoli, manifesti programmatici e scritti teorici dell'artista (fig. 5 e fig. 6). Per quanto riguarda invece le pitture distrutte, abbiamo tratto le documentazioni fotografiche in bianco e nero dalle riviste di critica letteraria e artistica degli anni Trenta.

Dal momento che uno dei temi più dibattuti in quegli anni è stato quello di un'armonica integrazione fra l'architettura moderna e la pittura su parete, abbiamo ritenuto opportuno offrire, da un lato, una panoramica generale sugli orientamenti architettonici di quegli anni e, dall'altro, corredare lo studio delle singole pitture murali con una serie di notizie sugli edifici che le accolgono, risalenti allo stesso periodo.

Fig. 7: Mario Sironi L'Italia tra le Arti e le Scienze, 1935, Roma, Aula Magna
del Rettorato, Università "La Sapienza"

Ad un'opera così vasta hanno collaborato esperti di varie discipline: Cecilia Bernardini (restauratrice), Maria Grazia Castellano (Istituto Centrale del Restauro), Simonetta Lux (Università "La Sapienza" di Roma), Luigi Prisco (Centro Regionale per la Documentazione dei Beni Culturali della Regione Lazio),Francesca Pronti (architetto), Lucia Morganti e Valentina White (storiche e restauratrici). I testi critici, la ricerca iconografica e la realizzazione grafica sono di chi scrive, la realizzazione del software è stata eseguita con Macromedia Director 6.5, la documentazione fotografica ed il commento musicale sono di Claudio Rufa. Il progetto è naturalmente tuttora aperto, tuttavia speriamo di aver almeno stabilito i presupposti per una corretta comprensione, da parte del pubblico, ed un'adeguata politica di conservazione, da parte delle amministrazioni, verso un patrimonio culturale di grande rilievo storico-artistico.fine articolo

 

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