A R E E   D ELLA   R I C E R C A

 S A S S A R I 

a cura di Rita Bugliosi

Una realtà nata "dal basso"

e importante per l'Isola

"Il CNR in Sardegna suscita molto interesse, soprattutto nei ricercatori più giovani - dice il direttore, il dottor Feliciano Sias - perché portatore di nuove e moderne linee di ricerca nazionali ed internazionali" 

L'Area della Ricerca di Sassari non ha ancora una sede definitiva, eppure il primo insediamento del CNR nella città risale a molti anni fa. Mi vuole riassumere brevemente la storia e illustrare la situazione attuale?

Il CNR approda in Sardegna nel 1961, organicamente, con unità operative di "Gruppi di Lavoro", presso le due Università di Sassari e Cagliari. L'Ente in Sardegna suscita molto interesse, soprattutto nei ricercatori più giovani perché portatore di nuove e moderne linee di ricerca nazionali ed internazionali e, cosa non trascurabile, è un buon finanziatore, forse il migliore.

Aula didattica
aula didattica

Il rapporto del CNR con la ricerca universitaria si intensifica progressivamente e viene rafforzato dall'avvio dei Progetti Finalizzati (nel 1976): tutti quelli di prima generazione sono infatti presenti presso l'Università di Sassari e, successivamente, anche quelli di seconda e terza generazione.

Il rapporto è vivace ed intenso, tanto che viene istituito presso il Rettorato di Sassari (1974) un "Centro per il Coordinamento delle Attività Scientifico-Tecniche del CNR in Sardegna", diretto da un dipendente del CNR, dove prendono corpo tutte le iniziative e vengono curati i rapporti: l'Area nasce e matura da queste esperienze e si configura come offerta di impegno diretto del massimo Ente di ricerca nazionale alle richieste peculiari della realtà sarda.

La realizzazione dell'Area viene richiesta una prima volta nel 1977 nell'ambito del decreto MISM (1· agosto 1977) di intervento a favore dei centri di ricerca del Sud.

Secondo i progetti originari l'Area doveva sorgere ad Oristano, come punto di incontro delle due Università e per facilitarne il dialogo; il suo sviluppo doveva essere distinto in due fasi e fortemente legato alle necessità scientifiche e concrete del territorio.Italia

Nella prima fase i settori su cui concentrare le ricerche dovevano essere soprattutto la pastorizia (zootecnia, pascoli, industria lattiero-casearia) e le colture tipiche dell'Isola (cerealicole, orticole, frutticole, olivicole, viticole).

Nella seconda fase si sarebbero affrontati gli altri problemi del territorio: quello sanitario, soprattutto relativo alle patologie del sangue (problema drammatico in Sardegna), il tema delle energie alternative (eolica e solare), le risorse minerarie, la razionalizzazione delle risorse idriche, l'acquacoltura, lo sfruttamento e l'allevamento del corallo; un particolare programma suggerito dall'UNESCO era la "Malnutrizione" nei paesi mediterranei.

LA SCHEDA
AREA DELLA RICERCA DI SASSARI 

ISTITUTI

Istituto per la Fisiologia della Maturazione e della Conservazione del Frutto delle Specie Arboree Mediterranee (IMFPP)

Istituto per l'Applicazione delle Tecniche Chimiche Avanzate ai Problemi Agrobiologici (IATCAPA)

Istituto per lo Studio della Patologia del Sangue e degli Organi Emopoietici (IPSOE)

Istituto di Ricerca per il Monitoraggio degli Agroecosistemi (IMAes)

Istituto di Ricerca sul Controllo Biologico dell'Ambiente (IRCOBA)

Istituto di Genetica Molecolare (IGM)

CENTRI

Centro di Studio sui Pascoli Mediterranei

 

Una seconda opportunità di costruire l'Area si ha nei primi anni Ottanta, nell'ambito di una commissione interna del CNR "per nuovi organi nel Sud". L'Area è tratteggiata e raccomandata nel contestuale "Protocollo di Intesa CNR-Regione Autonoma Sardegna" (firmato solennemente a Roma il 16 marzo 1984 e andato definitivamente in mora mentre entrava in vigore la L. 64/86). Anche questo tentativo non ha seguito, ma porta i primi insediamenti di Organi di Ricerca CNR in Sardegna, insediamenti a carattere agro-pastorale, agro-chimico, medico, umanistico e minerario.

È doveroso dire che gli studi "in campo", in tutti e due i casi, ma anche in seguito, furono compiuti ed elaborati dal compianto Prof. Paolo Bisogno.

La Legge 64/86, la relativa delibera attuativa CIPE 29/12/86, l'"Intesa di Programma CNR-MISM" dell'8 marzo 1988 ("Per il riequilibrio dell'incidenza dell'attività scientifica del CNR nel Mezzogiorno") e la delibera CIPE del 30 marzo 1988 consacrano l'Area di Sassari; l'"Atto Aggiuntivo" del giugno 1990 ne stabilisce gli Organi afferenti ed i finanziamenti per la realizzazione.

Il 10 febbraio 1989 una Convenzione con la Provincia di Sassari perfeziona il conferimento al CNR di edifici (in ottimo stato ma da ristrutturare per le nuove finalità) e terreni, già conferiti con deliberazione del luglio 1986, a Li Punti, a 6 km da Sassari, per insediarvi l'Area con gli Organi ed i campi sperimentali per quelli a carattere agrario. Attualmente disponiamo di una superficie coperta di poco più di 6.000 mq e di 10 ettari circa di terreno (olivetato).

Nel settembre 1991 l'Area con gli Organi afferenti viene istituzionalizzata e l'11 giugno 1992 il MISM, in presenza della progettazione esecutiva nel frattempo elaborata e di tutti gli altri adempimenti e requisiti richiesti, ne decreta l'attuazione ("interventi di ristrutturazione e di potenziamento") mediante Convenzione CNR - AGENSUD, secondo gli organigrammi dell'"Atto Aggiuntivo". Si tratta della prima e unica Convenzione delle nuove Aree del Sud, peraltro mai firmata.

Vi è a questo punto un vuoto temporale, caratterizzato da "rimodulazioni" a livello centrale. Quindi, si riprende con l'attività edilizia, con la quale, ancorché ridotta rispetto ai disegni originari, si arriva al primo appalto per la ristrutturazione del primo edificio a Li Punti, la cui consegna dei lavori avviene il 14 ottobre 1999; e il fatto che la deliberazione CIPE del 19 febbraio 1999 prorogasse l'attuazione degli interventi dell'intesa CNR - MURST (ex MISM) al 31/12/2001 e mantenesse pressoché inalterati i valori dei finanziamenti originari permetteva di continuare a sperare.

Nel frattempo (dal 1990) l'Area ha una sede provvisoria, nell'immediata periferia sassarese, che abbiamo reso il più possibile funzionale per l'erogazione di servizi e supporti verso gli Organi afferenti, dislocati in varie zone della città e con importanti propaggini ad Alghero-Tramariglio e Oristano.

La storia dell'Area di Sassari coincide, a ben vedere, con la storia del CNR in Sardegna.

Quali sono attualmente i servizi messi a disposizione dell'Area?

L'Area realizza gradualmente supporti e servizi comuni di varia natura e dimensioni, per le attività interne e in proiezione esterna.

L'apparato informatico, nel contesto, diventa supporto trasversale ed elemento portante delle attività e dei servizi nella loro generalità, in primo luogo tramite l'interconnessione globale dei propri Organi alle infrastrutture informatiche nazionali ed internazionali; ciò attutisce molto la penalizzante forte insularità, del resto molto sentita anche culturalmente.

sala riunioni
Sala riunioni

L'Area promuove verso la comunità scientifica servizi di Biblioteca informatizzata e Document Delivery e, in ambito più strettamente informatico: Aula Didattica e Informatizzata dotata di dodici workstation, Calcolo Numerico Intensivo in Ambiente Parallelo (FORTRAN, C), Simulazione di Modellistica Chimica per i Settori Agrario e Chimico-Biologico, Sistema Desktop Publishing, accesso e consultazione di Banche Dati OnLine, Accesso ai servizi su protocollo TCP/IP (Internet), altri servizi minori di vario tipo tra cui quello tecnografico.

Osservatorio, sportello e trasferimento dovrebbero essere, a regime, strumenti per la dovuta ricaduta sociale e per la valorizzazione delle risorse, non ultime quelle umane.

Quali ritiene siano i problemi più urgenti da risolvere e quali le aspettative per ciò che riguarda l'Area e il suo ruolo sul territorio?

L'Area, come si evince dal breve excursus sulla sua storia, ha numerose difficoltà a prendere forma, malgrado risulti una realtà estremamente importante per l'Isola, ispirata "dal basso".

Il problema maggiore sin dall'inizio e che continua ad ostacolarne lo sviluppo è la carenza di personale. L'organico, quasi inesistente, rende difficoltosa l'apertura della struttura all'esterno sminuendone la visibilità, la produttività degli investimenti, il ritorno di utilità.

L'Area ha rapporti consolidati soprattutto con l'Università, approcci abbastanza consistenti con gli altri E.P.R. (Enti Pubblici di Ricerca) presenti in Sardegna, con il Parco Scientifico e Tecnologico e con gli Enti Strumentali Regionali impegnati in attività di ricerca e sperimentazione, che favoriscono il trasferimento e l'applicazione dei risultati della ricerca, oltre ed essere molto recettivi.

aula informatica
Aula informatica

Manca all'Area un'adeguata "massa critica" - ma forse tale concetto andrebbe ripensato se riferito all'Area - in grado di soddisfare le aspettative da parte di queste entità: questo non giova soprattutto agli Organi afferenti, che risultano molto attenti e legati alle realtà territoriali (anche se le attività di ricerca superano i confini dell'Isola), in rapporto ai servizi ed ai supporti che potrebbero essere erogati proprio in funzione di una maggiore e generale produttività e di un ritorno di utilità capace, domani, di autofinanziare iniziative che precorrano i tempi sardi.

La speranza di tutti è che l'Ente, dopo l'avvio dell'attività edilizia, porti a compimento e potenzi la struttura nelle altre voci programmatiche, consentendone finalmente il decollo e la piena attività, e renda così possibile, almeno in parte, l'attuazione dei progetti iniziali: l'Area non è per i Sardi una ricchezza aggiuntiva ma un bene necessario ed essenziale. Lo sviluppo di una presenza forte del massimo Ente di Ricerca "nazionale" costituisce una grande e sicura risorsa per le generazioni che si stanno formando e, nella varietà e molteplicità delle linee operative, un caposaldo per un futuro europeo e di promozione umana. fine articolo

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