P

R I M O     P I A N O
intervista con Arturo Falaschi
Direttore Generale del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologica di Trieste e componente del Consiglio Direttivo del CNR
a cura di Cipriano Cavaliere
 

Il nuovo CNR pronto
alla sfida del mercato globale

Il prof. Arturo Falaschi, membro del Consiglio Direttivo, spiega quali sono i punti più qualificanti dei nuovi Regolamenti del CNR: autonomia, coordinamento, programmazione, produttività, cofinanziamento, valutazione. Preoccupazione della comunità scientifica per la separazione delle scienze mediche da quelle biologiche nei progetti delle aree scientifiche in discussione al MURST

 

I nuovi regolamenti che disciplinano l'organizzazione e l'attività del CNR sono stati trasmessi al Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, On. Ortensio Zecchino. Quali sono i punti più qualificanti che segnano una svolta nella strategia dell'Ente?

A mio parere i punti qualificanti che danno una svolta strategica al CNR sono: a) la chiara e netta separazione tra l'attività di consulenza e l'attività di gestione. La consulenza scientifica è espressione della comunità scientifica nazionale; per quanto riguarda la gestione, la responsabilità è del Presidente del Consiglio Direttivo. In passato mancava questa divisione; b) la ristrutturazione della rete di ricerca, evitando duplicazioni ed inutili sovrapposizioni, riducendo ed accorpando il numero di istituti ai quali si dà piena autonomia, con forte e completa responsabilizzazione dei direttori scelti con bandi a livello internazionale. Le sedi dovranno essere ridisegnate per creare realtà di ricerca di livello internazionale e di dimensioni adeguate, con autonomia scientifica, amministrativa, contabile e con capacità di autofinanziamento; c) il CNR mantiene la sua attività di agenzia di macro e micro promozione della ricerca con attività di scouting e seeding e si aprirà molto di più al mondo esterno attraverso un maggiore raccordo con l'attività produttiva; d) il forte snellimento dell'Amministrazione Centrale.

Lei è stato Direttore dell'Istituto di Genetica Biochimica ed Evoluzionistica del CNR, poi ha avuto varie esperienze all'estero, ed oggi è Direttore Generale del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia di Trieste. Rientrando nel CNR quale membro del Consiglio Direttivo, come ha trovato l'Ente all'interno e quale confronto le suggerisce la sua esperienza professionale? Qual è, a suo avviso, il ruolo del CNR in una società moderna e globalizzata?

Da dodici anni sono andato via dal CNR, ma ho mantenuto sempre contatti con l'Istituto di Genetica Biochimica ed Evoluzionistica di Pavia e ho potuto seguire, anche se da lontano, il continuo logoramento dell'Ente che riduceva in modo drastico le assunzioni dei ricercatori, assottigliava di anno in anno i fondi.Parallelamente una cattiva stampa dava un quadro d'assieme sconfortante della nostra ricerca.

Con il Decreto di riforma e con i successivi nuovi regolamenti attuativi cerchiamo di risalire la china dando al CNR quegli strumenti nuovi e adeguati per attrezzare il nostro Paese e competere a livello europeo e globale sul piano delle capacità innovative, poiché ricerca e formazione sono vettori formidabili per guardare all'Europa. Occorre far interagire le tre grandi reti di questo articolato mondo della ricerca (enti, università ed imprese) che insieme sono in grado di far sostenere al nostro Paese l'urto della competizione europea e globale, tenendo presente, però, che il CNR è il motore, l'architrave su cui si regge la ricerca in Italia ed ha il ruolo di propulsore della ricerca di punta di questo Paese.

Il CNR deve essere messo in condizioni di creare l'élite della ricerca scientifica, con una selezione accurata di gruppi di ricercatori e di laboratori, per dare un contributo determinante alla ricerca attraverso un rafforzamento ed una valorizzazione sia delle capacità scientifiche interne sia delle collaborazioni esterne.

Non crede che il CNR, con l'uscita di alcuni istituti, perda quella interdisciplinarità che da alcuni viene considerata onnicomprensiva e da altri l'essenza e la peculiarità dell'Ente? In altri termini, non c'è il rischio di spezzettare ulteriormente la struttura della Ricerca?

Un rischio reale esiste. D'altra parte questa tendenza a valutare a priori, in termini negativi, i vari sistemi di ricerca, siano essi onnicomprensivi o mirati, è ormai un luogo comune. Si tenga presente che nel Regno Unito il Consiglio di Ricerca per le Scienze è più mirato, specialistico, mentre in altri paesi, come la Francia e la Germania, più generico. In Italia, il CNR è un ente generalista interdisciplinare, ha una storia di tutto rispetto e non può essere smantellato con l'uscita di qualche istituto, anzi si va verso un processo di razionalizzazione e di focalizzazione delle risorse, sostenendo i progetti in grado di consentire al nostro Paese di essere un interlocutore capace di partecipare ad operazioni transnazionali.

Con le nuove norme il ricercatore può diventare anche imprenditore, può oltre che pubblicare imparare a brevettare?

Con il nuovo regolamento vengono facilitate ed incoraggiate iniziative con altri soggetti pubblici e privati. In particolare, viene favorita la nascita di realtà consortili con associazioni private, con altri enti o con strutture di natura industriale.

Grazie all'ausilio della Legge Treu sulla ricerca industriale, si possono acquistare brevetti, si ottengono i trovati. C'è insomma un maggiore collegamento e una maggiore integrazione tra ricerca pubblica e privata, sia sul piano dei progetti sia su quello della mobilità dei ricercatori, tra i diversi settori, sia su quello della formazione. I ricercatori del CNR possono proporre alle aziende le scoperte brevettate, fondare imprese per sfruttare le loro scoperte e cercare finanziamenti presso società di venture capital.

In che modo viene risolta la problematica della rete scientifica?

Si prevede l'accorpamento degli organi di ricerca, di istituti di notevoli dimensioni articolati in senso interdisciplinare e per tematica di ricerca, come già abbiamo accennato in precedenza. Il CNR deve essere in grado di condurre il processo di formazione di quelle élites che gli altri paesi hanno saputo creare, come ad esempio la Max Planck Gesellschaft tedesca che potremmo prendere come modello di qualità scientifica ed efficienza gestionale.

Non nascondiamo che la trasformazione della rete scientifica è un operazione complessa che ha bisogno di un'interazione con i ricercatori interessati, assicurando i diritti e la disponibilità di tutto il personale. Ma questo cambiamento strategico di programmazione, di valutazione e incentivazione della rete scientifica dell'ente, esige che il Governo aumenti significativamente le risorse per il CNR, per metterlo, tra l'altro, in condizione di partecipare meglio e in maniera più competitiva ai programmi comunitari.

La comunità scientifica, come è stato sottolineato dalla Conferenza dei rettori, è preoccupata che le aree tematiche vengano suddivise e raggruppate in grandi aree scientifiche in modo disomogeneo e per gruppi non affini. Qual è la sua opinione?

Saranno quantificabili tra quattro e sei le aree scientifiche che organizzeranno l'attività di agenzia. L'indicazione di massima che viene dai progetti in discussione al MURST solleva molte perplessità, in particolare la proposta di separare le scienze mediche da quelle biologiche. Questo avrebbe un carattere antistorico e causerebbe uno snaturamento dell'unità di base di discipline affini, fondate e collegate su un terreno ideale e culturale per la conoscenza e la formazione globale.

La comunità scientifica si augura che le aree siano ben identificate secondo la logica dell'omogeneità e dell'affinità.  FINE

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