E V E N T I

La comunicazione scientifica e i media europei: dibattito parlamentare al Consiglio d'Europa a Parigi

L' influenza e il ruolo dei media nel dibattito su scienza e tecnologia costituiscono oggi uno strumento di guida per politici e decision makers. Tanto strategico che il Consiglio d'Europa ha discusso l'argomento, l'11 e il 12 ottobre, a Parigi, in una seduta dell'apposito Comitato, per arrivare a formulare una "raccomandazione" rivolta ai paesi membri. Cosponsor dell'iniziativa la European Science Foundation (ESF) di Strasburgo e l'Associazione europea dei giornalisti scientifici (EUSJA).

BudapestVeduta di Budapest

La circolazione dell'informazione tra scienziati e grande pubblico e, viceversa, il pensiero della società su scoperte e innovazioni, con i media che hanno la funzione di intermediari, ha reso possibile, in parecchie occasioni, di valutare i pro e i contro delle scelte politiche a supporto della ricerca scientifica, ha precisato Claude Birraux, speaker del Comitato per la Scienza e la Tecnologia del Consiglio d'Europa. Il ruolo diretto dei media nel dibattito pubblico, ha continuato Birraux, è in continua ascesa, tanto che un'informazione non corretta o incompleta può influenzare negativamente il processo di decisione politica. E questo aumenta la responsabilità del giornalista.

Non si trova d'accordo il Presidente dei giornalisti scientifici francesi, Patrice Lanoy. È un'affermazione mal posta, sostiene, perchè il "dovere" dei media è informare per creare le basi del dibattito, non dare "verità assolute", che neppure gli scienziati possono dare come, a partire da Galileo, ogni scoperta dimostra.

Enric Banda, Segretario generale dell'ESF, sostiene che la sfida più importante per i media non specializzati è tenere la società informata in permanenza sulle attività di ricerca e sugli sviluppi scientifici e tecnologici, ma anche sui pericoli che le scoperte possono comportare, dando per scontato che in trenta righe o in pochi minuti di trasmissione radio o televisiva l'informazione non può essere esauriente, ma deve mettere le basi per il dibattito pubblico.

Perché un dato è certo: senza scienza non c'è sviluppo.

Paola De Paoli, Presidente dell'Associazione italiana dei giornalisti scientifici (UGIS) e dell'EUSJA (che raggruppa 22 paesi) afferma che i giornalisti scientifici ma un giornalista scientifico è innanzitutto un giornalista toutcourt hanno un duplice compito: essere tramite tra comunità scientifica e società e anche interfaccia tra scienziati di discipline diverse.

La strada della comunicazione implica rigore ma un linguaggio chiaro, perché l'opinione pubblica ha il diritto di essere informata correttamente anche su problemi e rischi del progresso tecnologico e delle scoperte scientifiche, nonché sui rapporti costibenefici che i progetti della scienza e della tecnologia possono porre sul tappeto. Il fattore umano e culturale, senza dimenticare la dimensione etica, sostiene Paola De Paoli, gioca un ruolo importante nella formazione del giornalista, specialmente per le giovani leve, ma per tutti deve essere continuata, interdisciplinare e "globale", come globale è la società che sta formandosi. Giocano un ruolo importante in questo contesto le associazioni dei giornalisti scientifici: nel favorire incontri e scambi di opinioni tra giornalisti di paesi diversi; nell'appoggiare e organizzare momenti di aggiornamento interdisciplinare; nel consentire ai propri membri di approfondire conoscenze e competenze.

Scopo delle due giornate parigine del Consiglio d'Europa è stata la puntualizzazione dei bisogni dei diversi attori della comunicazione, dagli scienziati ai giornalisti, ma anche l'identificazione dei "blocchi" nella catena dell'informazione, che ne condizionano la diffusione. Se, inoltre, i giornalisti scientifici rappresentano l'interfaccia tra la scienza e il grande pubblico, non va dimenticato viceversa che gli scienziati hanno responsabilità gli uni verso gli altri e verso i poteri pubblici. Allo stesso modo, chi decide la politica della scienza e della tecnologia ha enormi responsabilità verso la società.

I nuovi mezzi elettronici, sebbene non costituiscano la panacea per un'informazione poco corretta e addirittura falsificata, facilitano i cambiamenti a livello umano e culturale e consentono di comunicare in tempo reale. Certo, hanno messo in gravi difficoltà le pubblicazioni scientifiche, che hanno costi fino al 75% superiori, come ha sottolineato JeanEric Aubert, Amministratore della Divisione per la politica scientifica e tecnologica dell'OCDE.

Per quanto riguarda Internet, sono necessari provvedimenti legislativi a salvaguardia della privacy e vanno, inoltre, fatti controlli organizzativi all'interno che, insieme con quelli legali esterni, possano proteggere le comunicazioni tra scienziati, afferma Robert Cailliau della Divisione elettronica ed informatica per la fisica del CERN.

Certo, tutti possono informare su Internet, senza particolari controlli. Per questo Web deve essere revisionato, sostiene Clive Cookson, giornalista del Financial Times. Con quali modalità è un passo importante da dibattere. Tuttavia, il problema esiste. Gli scienziati continueranno a dare i propri risultati su Internet in tempo reale, ma riviste come Nature, Science e molte altre hanno il difficile compito di fare da filtro, dando una sorta di marchio di approvazione ai resoconti più importanti e rielaborandoli in una forma comprensibile anche agli scienziati di altre discipline. Gli scienziati e i ricercatori impazienti ci saranno sempre: organizzeranno conferenze stampa e avranno la prima pagina dei giornali. Ma, conclude Cookson, dovrebbero essere ricordati incidenti come la conferenzasulla fusione a freddo di Fleischmann e Pons!

La documentazione che esiste su Internet, d'altro canto, dà la possibilità di compiere una serie di verifiche per fornire elementi di giudizio e di riposizionamento di notizie date con eccesso di fretta o in mala fede, per fornire un equilibrio tra controlli di qualità e necessità di comunicare nei tempi dovuti.end.gif (941 bytes)

Marialuigia Bagni
Vice Presidente UGIS
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