Sguardi
differenti, nuove prospettive sulla soggettivita' femminile
"È
possibile individuare e valorizzare le
caratteristiche `storiche' dell'identità femminile l'attenzione alla
cura, ai rapporti interpersonali, all'ascolto, alle emozioni senza
ricadere in stereotipi, ma centrando questa operazione su una autonomia
che prende in mano la propria storia? O non è forse questa una scelta
politica più che individuale per salvaguardare legami comunitari a
rischio di dissoluzione? E non si accentuano in tal modo presunte virtù
femminili a danno di un'analisi più realistica e complessa, che deve
esser condotta su entrambi i sessi?" (Anna Finocchiaro, già Ministro
per le Pari Opportunità, in D'Amico e Bimbi, 1998, p. 10). Queste sono le
questioni di cui tratta il libro Sguardi differenti: Prospettive
psicologiche e sociologiche della soggettività femminile, edito nel
1998 (Franco Angeli, Milano), a cura di Rita D'Amico, dell'Istituto di
Psicologia del CNR, e Franca Bimbi, del Dipartimento di Scienze Politiche
dell'Università di Padova. Nel libro vengono affrontate tematiche di
grande attualità, con una visione interdisciplinare che caratterizza gli
studi sulle donne o "Women's Studies". Nella prima parte del
volume, "Nodi dell'identità", si mettono in discussione
alcuni degli assunti chiave delle scienze psicologiche e sociali a
proposito della soggettività femminile. Tra questi assunti c'è l'idea
che le donne sono troppo e inutilmente emotive, nonché l'idea che le
donne sono (ancora troppo, naturalmente) legate agli altri, sensibili al
giudizio altrui, dipendenti. La seconda parte del libro, "Elaborazione
del disagio", offre un'analisi storica e culturale del disagio
psicologico delle donne, con saggi su identità e salute mentale, su
alcune forme di espressione della psicopatologia femminile, e sulla
violenza sessuale contro le donne. Nell'ultima parte del libro, "Processi
di cambiamento" troviamo invece riflessioni su temi più
esplicitamente politici, e su situazioni di oppressione, resistenza e
trasformazione. Ad esempio, un saggio considera la costruzione
dell'identità e le strategie di sopravvivenza di donne soggette a
condizioni sociali dichiaratamente patriarcali; un altro capitolo presenta
gli effetti positivi del "fare politica" per le donne, e in
particolare per la loro identità, benessere individuale, e senso di empowerment
o efficacia personali; in sintesi, il libro è un'antologia di idee
generate da discipline con tradizioni epistemologiche e metodologiche
diverse. Al tempo stesso, queste idee di diversa origine si intrecciano a
produrre una complessa visione sincretica. Il volume contiene, inoltre,
risultati di studi condotti non solo in Italia, ma anche all'estero. Dal
mio punto di vista, l'opera risulta particolarmente interessante laddove
emergono contributi originali basati su riflessioni teoriche e risultati
di ricerca che caratterizzano gli studi sulle donne in Italia. Gli studi
sulle donne o "Women's studies" costituiscono da tempo una realtà
di ricerca e di insegnamento rilevante e ufficialmente riconosciuta in
molte università statunitensi. |
Nell'Università di Stato del Colorado (USA), dove
sono docente di psicologia clinica, c'è un programma interdisciplinare di
Women's Studies, cui contribuiscono vari dipartimenti: il dipartimento di
psicologia vi partecipa con corsi di psicologia della donna. Vivendo negli
Stati Uniti, dopo una laurea italiana e un dottorato statunitense, da anni
cercavo delle prospettive, squisitamente italiane, sull'esperienza femminile
e sulle differenze/somiglianze tra uomini e donne - che costituiscono la mia
area di ricerca - prospettive che andassero oltre ciò che di solito si
legge nei testi in lingua inglese. Ho trovato le voci che aspettavo nel
libro di D'Amico e Bimbi, le colleghe con cui spero di iniziare un dialogo.
Mi auguro che il libro venga tradotto in inglese per consentire lo scambio e
la circolazione di idee a livello internazionale. Il libro di D'Amico e di
Bimbi costituisce un'eccellente risorsa per studiosi delle varie discipline
psicologiche e sociali, ne raccomando vivamente la lettura.
Il tentativo è stato quello - sottolineato peraltro in numerose
relazioni - di abbattere tanto gli steccati che troppo spesso dividono gli specialisti
all'interno del campo umanistico, quanto i bastioni che oppongo gli umanisti agli studiosi
delle discipline scientifiche. L'esigenza diviene vivissima nel momento in cui si deve
operativamente intervenire per la salvaguardia, la tutela e l'eventuale riuso di un
edificio di età medievale. Il possibile contributo di numerose - e talora insospettate -
competenze e tecnologie è stato illustrato nel corso del Convegno: non bisogna mai
oscurare del tutto la coscienza della finalità per cui un edificio castellare venne
edificato e quindi rimaneggiato nei secoli; lo studio archivistico e architettonico,
nonché quello diretto dei materiali edilizi superstiti, permettono l'accertamento delle
diverse fasi di sviluppo; neppure può mancare un attento esame delle caratteristiche
geologiche del sito dell'edificio e di quelle litologiche dei materiali utilizzati; anche
la biologia e la chimica diventano discipline indispensabili per un corretto studio - e
quindi intervento - sugli agenti che determinano numerose situazioni di degrado.  |