DINAMICA DELLE GRANDI MASSE |
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| di Gianfranco Dallaporta Dirigente Tecnologo dell'Istituto per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse del CNR, Venezia |
Il MOSE: un progetto che nasce dal CNR
Introduzione
Le discussioni, spesso polemiche, suscitate nel recente passato dal balletto di pareri (MOSE sì, MOSE no!) trovano forti perplessità nella maggioranza della gente, che non conosce a fondo i problemi della salvaguardia di Venezia e della sua Laguna ed ignora il lungo iter legislativo e progettuale che è dietro ai complessi processi legati alla salvaguardia stessa. Detto iter, infatti, inizia dopo l'alluvione del 4 novembre 1966 (più di trent'anni fa!) ed è ancora oggi oggetto di dibattiti, sia tecnici sia politici; il CNR, ed in particolare l'Istituto per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse, è stato, ed è tuttora, tra i protagonisti di questa vicenda, con il risultato di essere un punto di riferimento per quanto attiene la "conoscenza" scientifica dell'ecosistema veneziano.
È bene precisare subito che, anche se con questo acronimo ora si identifica l'intero progetto di opere mobili per la regolazione del flusso mareale alle tre Bocche di Porto della Laguna di Venezia, il nome MOSE (da MOdello Sperimentale Elettromeccanico) si riferisce unicamente al modello in scala reale di una paratoia, sperimentato agli inizi degli anni '90.
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| Immagine da satellite della laguna di Venezia (particolare). Al centro la città di Venezia |
La Laguna di Venezia si estende per circa 550 km quadrati di superficie immediatamente a Nord del Delta del Po; è separata dal mare Adriatico da un sottile cordone litoraneo (Jesolo a Nord, le isole di Lido e Pellestrina, Chioggia a Sud); con l'Adriatico comunica per mezzo di tre aperture (le bocche di porto, Lido a Nord, Malamocco, Chioggia a Sud), scambiando acqua in funzione del ciclo di marea ed è da queste che la marea, nella fase crescente, "entra" in laguna, provocando la cosiddetta "acqua alta" quando la sua componente meteorologica sommata a quella astronomica supera i 70 cm di altezza, quota alla quale inizia ad invadere Piazza S. Marco, punto altimetricamente più basso della città. È soggetta, da Ovest, allo sversamento delle acque di superficie del "bacino scolante", coincidente con la parte terminale della Pianura Padana settentrionale, caratterizzata da una forte vocazione agricola e zootecnica, ma anche da un'importante presenza di piccola e media industria. Su di essa, inoltre, incombe la presenza del polo industriale di Porto Marghera a caratterizzazione prevalentemente chimica, tra le principale cause, nel passato, del degrado ambientale della Laguna stessa. Da una parte, infatti, gli scarichi industriali e fognari hanno determinato il degrado generalizzato della qualità dell'ambiente (acqua, atmosfera, sedimenti), dall'altra i forti emungimenti di acqua dolce dal sottosuolo, necessari per esigenze produttive, hanno prodotto un abbassamento di quota della città di 23 cm rispetto al livello medio del mare dall'inizio del secolo agli anni '70, che giustifica l'aumento annuale dei casi di "acqua alta" nello stesso periodo. Ancora negli anni '70 il potenziamento delle capacità portuali, legato allo sviluppo industriale, impone lo scavo del Canale dei Petroli (destinato alle grandi navi mercantili), che collega la zona industriale direttamente alla bocca di Malamocco ed evita il transito per il canale della Giudecca e la bocca di Lido; i materiali di risulta dallo scavo vengono depositati nelle casse di colmata, immediatamente a sud della zona industriale, allo scopo di aumentare la disponibilità di superficie da destinare alle industrie!
La crisi del settore di questi ultimi anni e la conseguente necessità di riconversione delle attività produttive concorrono, oggi, a rafforzare la definizione della laguna di Venezia quale laboratorio ambientale e socioeconomico naturale unico al mondo, data la grande attualità di rendere "compatibili" con l'ambiente e con la città tutte le componenti di un nuovo modello di sviluppo, che costituisce una delle sfide del terzo millennio.
La prima Legge speciale
La tristemente famosa alluvione del 4 novembre 1966 ("acqua alta" eccezionale di 194 cm sopra il livello medio del mare) è il segnale dell'indifferibilità di por mano seriamente ai problemi della laguna e della città che al centro di essa convive: ci si rende conto della necessità di un approccio scientifico, abbandonando quella cieca improvvisazione che aveva determinato il rovesciamento di equilibri delicatissimi in nome di uno sviluppo industriale selvaggio.
Nella seconda metà del 1969, il CNR istituisce a Venezia il Laboratorio per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse, al quale viene affidato l'incarico di studiare le problematiche del comprensorio veneziano (subsidenza, maree, inquinamento, processi costieri, ecc.), valutare le cause, i rapporti causa-effetto e suggerire adeguate soluzioni.
| Movimento delle paratoie |
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Nel 1970 il Laboratorio esperisce un bando di concorso internazionale per la chiusura mobile delle Bocche di Porto, individuata come unica soluzione per proteggere Venezia dalle acque alte, precludendo temporaneamente l'ingresso della marea in laguna. Partecipano aziende specializzate italiane, francesi e olandesi: viene giudicato quale più interessante il progetto costituito da paratoie a spinta di galleggiamento, incernierate sul fondo, presentato dalla Ditta Riva Calzoni di Bologna. Questa proposta è quella che, fin d'allora, ispirerà sia tutto il complesso e tormentato iter istituzionale delle opere di salvaguardia sia il complesso di progetti presentati in seguito dal Consorzio Venezia Nuova ed attualmente in discussione.
Nel 1973 lo Stato promulga la Prima Legge Speciale per Venezia (Legge 171/73). Essa introduce il concetto fondamentale di unitarietà e continuità fisica della laguna quale problema di preminente interesse nazionale; garantisce la salvaguardia dell'ambiente paesistico, archeologico, storico, artistico della città e della laguna; prevede la tutela dell'equilibrio idraulico e la preservazione dell'ambiente dall'inquinamento atmosferico e delle acque; ne assicura la vitalità socioeconomica. Diventano di competenza dello Stato: le opere di regolazione delle maree, le opere a difesa dei litorali, i marginamenti lagunari. La Legge fa esplicito riferimento al Laboratorio Grandi Masse, nella persona del suo direttore prof. Roberto Frassetto.
Da queste premesse si può facilmente intuire come il ruolo del Laboratorio non si possa limitare alla sola ricerca scientifica, quale tradizionalmente intesa, per la rilevanza delle domande delle varie Amministrazioni alle quali è chiamato a fornire risposte. Questo aspetto giustifica le tensioni che lo hanno investito in alcuni periodi, date le contrapposizioni originatesi nell'affrontare taluni problemi. A ciò deve aggiungersi una sostanziale disattenzione da parte dello Stato al ruolo anzidetto, nel senso che il Laboratorio deve continuare a svolgere le sua attività senza finanziamenti dedicati. Ciò nonostante, vengono prodotti risultati di assoluto rilievo, quali il primo modello di previsione della marea, la descrizione della subsidenza, la mappatura morfologica della Laguna. Tutto ciò viene prodotto con finanziamenti ordinari: nulla lascia intravedere un ruolo "mirato" della ricerca scientifica sui problemi veneziani, con assegnazioni specifiche.
Nel 1975 il Ministero dei Lavori Pubblici bandisce un appalto-concorso internazionale per la progettazione e l'esecuzione degli interventi intesi alla conservazione dell'equilibrio idrogeologico della laguna e all'abbattimento delle acque alte nei centri storici.
A seguito di una nuova disastrosa "acqua alta" (22 dicembre 1979), il Consiglio Comunale di Venezia auspica che i progetti presentati all'appalto-concorso vengano acquisiti per legge, il che avviene il 10 marzo 1980. Nel giugno dello stesso anno, il Ministero dei Lavori Pubblici incarica una commissione di sette scienziati (i sette "saggi": proff. Augusto Ghetti, Enrico Marchi, Pietro Matildi, Roberto Passino, Giannantonio Pezzoli, Juan F. Agema e Roberto Frassetto) di redigere un progetto di fattibilità delle opere di regolazione dei flussi di marea alle bocche di porto, unificando i progetti acquisiti; circa un anno dopo, la commissione consegna l'elaborato (esso prenderà il nome di "progettone"), che prevede di regolare le maree mediante restringimenti fissi alle bocche di porto, integrati da opere mobili. Tra i "saggi" figura anche il già citato prof. Frassetto, primo Direttore del Laboratorio (divenuto Istituto nel 1979).
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| Piazza S. Marco durante l'eccezionale acqua alta del 4 novembre 1966 |
Nel 1982 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici approva il "progettone", con la raccomandazione di subordinare l'avviamento di ulteriori fasi progettuali ad un insieme di verifiche tecniche e scientifiche (esame globale di tutte le principali componenti del sistema lagunare) per definire interventi graduali, flessibili, reversibili e tali da fornire ampie garanzie circa i risultati.
La seconda Legge speciale
Nel 1984 viene promulgata la seconda Legge speciale per Venezia (Legge 798/84), che costituisce la sintesi di un lungo processo attraverso il quale si è giunti a stabilire l'esigenza di affrontare in modo unitario ed organico l'insieme di interventi per la salvaguadia di Venezia e della sua laguna. La Legge, di particolare rilevanza, prevede:
La Legge, inoltre, individua anche le competenze della Regione Veneto (salvaguardia ambientale) e dei Comuni di Venezia e di Chioggia (salvaguardia socioeconomica e patrimonio monumentale); impegna, infine, il Governo al rifinanziamento della Legge stessa.
È da osservare che l'affidamento ad una struttura privata (il Consorzio) di una concessione unitaria, costituisce un'innovazione voluta dal Governo dell'epoca; il CVN, infatti, costituisce il braccio operativo del Magistrato alle Acque (Ministero LLPP), con il risultato di superare la viscosità e la scarsa efficienza operativa proprie della Pubblica Amministrazione ed ottenere un'accelerazione altrimenti non ipotizzabile di progetti ed azioni. Tuttavia, proprio l'unicità della concessione ingenera una sorta di rumore di sottofondo presente nei dibattiti sulla salvaguardia che si accendono negli anni a venire.
Nel 1987 il Magistrato alle Acque e il Consorzio, sentiti la Regione e i Comuni interessati, redigono la "Proposta di piano generale degli interventi" e, in parallelo, la "Proposta di piano generale degli studi e delle sperimentazioni" con Io scopo di dare risposta ai quesiti progettuali e valutare le alternative. Nel 1988 il "Comitatone" approva la proposta di piano generale degli studi e delle sperimentazioni che, quale logica integrazione, entra a far parte della "Proposta di piano generale degli interventi": inizia la prima fase di esercizio del MOdulo Sperimentale Elettromeccanico (il MOSE, appunto, prototipo di una paratoia in scala reale), posto in opera nel canale di Treporti, presso la bocca di porto di Lido. Le fasi di sperimentazione continuano fino al 1990, consentendo di mettere a punto le varie parti meccaniche ed idrauliche.
Nel 1989 il CVN completa il "Progetto preliminare di massima delle opere da realizzare alle bocche di porto per la regolazione dei flussi di marea in laguna (Progetto REA)" che, dopo aver ottenuto parere positivo da parte del Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque, viene sottoposto al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Negli anni a seguire, il CVN porta a compimento numerosi studi ed interventi di vario tipo per il riequilibrio idraulico e morfologico dell'ambiente lagunare, consentendo, con l'esperienza acquisita, un aggiornamento del piano generale degli interventi ed il completamento del progetto di massima delle opere mobili alle bocche, sui quali, nel 1994, la commissione ad hoc del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (della quale è chiamato a far parte lo scrivente, allora Direttore dell'Istituto Grandi Masse) esprime parere favorevole.
Nel frattempo (1991) prende il via il Progetto Scientifico "Sistema Lagunare Veneziano", finanziato e coordinato dal MURST e la cui segreteria tecnica e affidata all'Istituto Grandi Masse. Esso costituisce il primo finanziamento specifico alle istituzioni pubbliche per attività di ricerca sulla laguna veneta e, quindi, il primo coinvolgimento sostanziale della ricerca pubblica nelle attività di salvaguardia.
Nel 1995 il Comune di Venezia propone al Comitatone di sottoporre il progetto delle opere per la regolazione dei flussi di marea alle bocche, alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte di un collegio di cinque esperti internazionali, nominato nel 1996 dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Tra gli altri studi, il CVN nel 1997 produce lo Studio di Impatto avvalendosi della consulenza di eminenti scienziati del MIT (Massachusetts Institute of Technology di Boston), tra i quali la prof.ssa Paola Malanotte, docente di Oceanografia presso il MIT, di origine veneziana ed ex ricercatrice dell'Istituto Grandi Masse. Lo Studio, opera imponente e di grande valore per l'ampiezza degli argomenti trattati, viene presentato al collegio di esperti internazionali, ai Ministeri dei Lavori Pubblici, dell'Ambiente e dei Beni Culturali, alla Regione Veneto, all'Amministrazione Provinciale di Venezia, ai Comuni di Venezia e Chioggia.
Il 1998 è, se cosi si può dire, l'anno dei pareri, formulati dagli organismi sopra citati, dopo mesi di esame del SIA ed audizioni e confronti anche con la comunità scientifica. A giugno dello stesso anno il collegio di esperti internazionali consegna al Presidente del Consiglio, ai Ministri dell'Ambiente e dei Lavori Pubblici, il proprio parere unanime e positivo sulle opere mobili, definendole l'unica soluzione possibile per la salvaguardia di Venezia, in combinazione con interventi locali di innalzamento di rive e fondamenta, come già prevede il progetto di massima predisposto; in luglio il Comitatone recepisce questo parere. In settembre la Commissione tecnica della Regione esprime parere favorevole ed anche l'analoga Commissione del Ministero dei Beni Culturali si esprime positivamente (dicembre). Sempre in dicembre, la Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del Ministero dell'Ambiente, nuovamente istituita appena un anno prima, formula un parere nettamente negativo sul progetto, tanto che i Ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali emanano un decreto congiunto in cui viene espresso un giudizio di compatibilità ambientale negativo, lasciando, tuttavia, il margine per un riesame del progetto stesso dopo un sostanziale progresso delle opere di riequilibrio idraulico e morfologico dell'ambiente lagunare. Detto decreto affonda, di fatto, il progetto delle opere mobili per la regolazione dei flussi di marea alle bocche.
Il netto contrasto tra i pareri del collegio di esperti internazionali e della Commissione VIA ingenera una serie di dibattiti, più o meno costruttivi, tra studiosi, forze politiche, stampa, enti locali e addetti ai lavori, nel corso del quale tutte le restanti Amministrazioni interessate si esprimono, investendo direttamente il "Comitatone" al quale compete il parere definitivo, in quanto espressione del Governo. Nel marzo 1999 il progetto viene discusso in "Comitatone" presieduto personalmente dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Esso "recupera" il progetto, ritenendo che, prima di una definitiva bocciatura del passaggio dalla fase di massima a quella esecutiva del progetto stesso, il Magistrato alle Acque debba provvedere entro il 31 dicembre dello stesso anno a:
1) perseguire il raggiungimento di un'adeguata affidabilità dei modelli di previsione dell'acqua alta;
2) rivedere il piano generale degli interventi, con particolare riguardo al riequilibrio idraulico e morfologico della laguna;
3) riesaminare il progetto di chiusura mobile alle bocche, al fine di individuare gli eventuali adeguamenti che discendano dalla revisione di cui ai punti precedenti.
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| 1. Schiera di paratoie in esercizio 2. Paratoie in esercizio (particolare) |
Il Comitatone, inoltre, affida al MURST il mandato di fornire adeguato supporto ai punti di cui sopra, mediante approfondimenti opportuni da parte delle Istituzioni di ricerca.
Quest'ultimo passaggio è oltremodo significativo. L'anno precedente, infatti, in seguito ad una precisa indicazione dello stesso Comitatone, le Università di Venezia e Padova, l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia ed il CNR si consorziano, dando vita al Centro di Coordinamento della Ricerca Lagunare, strumento operativo locale del MURST. Al Centro sono demandati il coordinamento delle attività di ricerca inerenti il sistema lagunare sull'ambiente, sui beni culturali, sulla socioeconomia e la risposta alla domanda di approfondimento conoscitivo proveniente dalle Pubbliche Amministrazioni, mediante finanziamenti a valere sulla Legge Speciale (798/84) o provenienti da altre fonti. Questo passo ha il significato di riconoscere l'insieme delle Istituzioni scientifiche locali quale soggetto di riferimento per quanto attiene la ricerca e la conoscenza del sistema lagunare, potenziando soprattutto la loro capacità sinergica nella direzione prevista dalle recenti riforme della rete pubblica di ricerca e dalla necessità, derivante dall'applicazione di una specifica direttiva dell'Unione Europea, di rivedere lo status di concessionario unico del CVN.
L'anno in corso, dunque, rappresenta la fase finale di un
processo evolutivo del sistema ricerca veneziano, al quale finalmente viene riconosciuto
un ruolo istituzionale nella fase progettuale degli interventi di salvaguardia ed al quale
viene richiesto di contribuire, con il proprio patrimonio di conoscenza, a decisioni
definitive, tanto sofferte quanto attese. Alle istituzioni scientifiche spetta ora il
compito di diventare polo di aggregazione tra tutti gli operatori veneziani, pubblici e
privati, utilizzando la "conoscenza" come patrimonio di interesse comune e,
soprattutto, come strumento di crescita. ![]()
(1) Il Dr. Dallaporta, Dirigente Tecnologo del CNR, lavora dal 1970 presso l'ISDGM (Istituto per lo Studio della Dinamica delle Grandi Masse) del CNR di Venezia, del quale è stato Direttore dall'aprile 1987 al luglio 1998; è stato coordinatore CNR del Progetto Scientifico "Sistema Lagunare Veneziano"; rappresenta il CNR nel CdA del neocostituito Centro di Coordinamento Ricerca Lagunare che amministra e coordina l'attività di ricerca finanziata dalla Legge Speciale.