GLI  SCIENZIATI  ITALIANI  ALL'ESTERO

di Isabella Vannutelli e Sandra Fiore

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Gli scienziati italiani
nell'era della globalizzazione

Due Convegni nell'arco di un anno: il primo a New York nell'ottobre '97, nell'ambito di una mostra sull'emigrazione italiana nel mondo ed il secondo a Roma presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche nel novembre '98. Entrambi promossi, tra gli altri, dall'American Academy of Italian Scientists ed organizzati dalla Conseco Servizi.

JETJoint European Thorus (JET),
Abingdon (UK)

Dal primo incontro era emersa l'indicazione di come la "fuga dei cervelli" si vada a collocare nel contesto più vasto della globalizzazione della ricerca scientifica, ovvero sia nell'ambito di un movimento reciproco di scambio di tecnologie e risorse umane tra i vari Paesi e tra le istituzioni pubbliche e private operanti nel campo del mercato mondiale della scienza.

Il secondo Convegno, che ha avuto luogo nei giorni 23 e 24 novembre scorso con l'appoggio del Ministero degli Affari Esteri e dello stesso CNR, ha voluto creare l'occasione per continuare, appunto, il "dibattito" iniziato negli States mettendo in evidenza come, nel quadro di questo mercato della scienza, generatore di ricchezze e prolifico di opportunità, gli innumerevoli scienziati italiani, che da anni operano presso università e centri di ricerca in tutto il mondo, continuano a portare altrove, con "l'Italia dell'eccellenza", il valore aggiunto dell'unica materia prima che può vantare il nostro Paese: i cervelli. Sembrerebbe datata la "fuga dei cervelli", ma i pochi che tornano a portare il frutto dei troppi anni passati all'estero ed i tanti che continuano a partire non permettono di parlare di inversione di tendenza. Troppi sono i giovani preparati nelle nostre università, nei nostri centri di ricerca che, non trovando un clima favorevole ("un Paese che quando non è antiscientifico è ascientifico", dirà il prof. Luciano Caglioti) al loro lavoro, alle elaborazioni del loro intelletto, alle applicazioni di tecnologie messe a punto, raggiungono altri lidi, dove vengono accolti con tutto il rispetto che si deve a chi lavora per lo sviluppo socio-economico del mondo, tenendo conto del ruolo internazionale che la scienza e la tecnologia svolgono nella progressiva globalizzazione dell'economia.

Molti sono gli scienziati che hanno partecipato al Convegno di novembre, nel corso del quale hanno raccontato le loro esperienze, le gratificazioni, le condizioni in cui hanno operato ed operano, le loro realizzazioni, le trasformazioni delle loro idee in prodotti riguardanti i settori più vari, senza sovvenzioni statali ma con l'appoggio finanziario di banche o privati che hanno riservato loro denaro solo perché hanno creduto in un'idea.

Insieme con i nostri connazionali affermatisi all'estero, Roberto Crea, Federico Capasso, Enzo Torresi, Mauro Ferrari, Lisa Cipolotti e molti altri - alcuni dei quali, reiteratamente nel corso degli ultimi dieci anni, sono venuti a scuoterci raccontandoci le loro esperienze - sono saliti sul palco studiosi che prestano la loro opera in Italia.

simulatore

Un simulatore
in uso a Berlino dà
all'automobilista
tutte le sensanzioni
della guida
nel traffico

Sono cervelli eccellenti, come Gelsomina De Stasio, Ignazio Ciufolini, entrambi del CNR ed altri ....... alcuni dei quali non solo sono rimasti a lavorare in Italia pur avendo ottenuto fondi stranieri, ma vedono messa in discussione la loro permanenza nel nostro Paese in termini burocratici.

Gli interventi previsti dal Convegno, di cui proponiamo alcune relazioni (nelle parti più significative) hanno cercato, tra l'altro, di mettere in evidenza i difetti che nel settore presenta il nostro Paese: i vincoli inutili da eliminare, la necessità di uno snellimento delle procedure e, soprattutto, l'esigenza di favorire la crescita di una cultura e di una mentalità più aperte alla scienza, all'innovazione, all'impresa, nonché la messa a fuoco di azioni concrete che debbono essere intraprese, soprattutto oggi che il concetto di nazionalità sembra essere stato superato da una realtà globale, la quale dalla scienza trae motivi e mezzi per un nuovo modello di produzione e di commercio.

Alla riforma del sistema di ricerca italiano, al centro dell'attuale dibattito politico, ha fatto riferimento il Presidente del CNR, prof. Lucio Bianco, nell'intervento di apertura del Convegno, mettendo in risalto soprattutto una debolezza strutturale della nostra realtà scientifica, ovvero "l'insufficienza delle risorse finanziare destinate alla ricerca, rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei e rispetto alle esigenze reali del Paese....... L'Italia è al quinto posto in Europa per Prodotto Interno Lordo, ma al ventesimo posto in percentuale d'investimenti nel campo della ricerca. Questa discrepanza si spiega, a mio avviso - continua il prof. Bianco - con il fatto che l'Italia ha mantenuto la capacità di competere facendo leva non sull'innovazione tecnologica e sulla ricerca, ma, piuttosto, sulla creatività e sulla svalutazione della moneta. Il fattore discriminante in termini di competitività, nell'età dell'euro, dovrà essere la capacità di innovazione tecnologica e organizzativa. La complessità della tecnologia con cui abbiamo a che fare impone anche una riorganizzazione dei modelli dei sistemi produttivi e gestionali della Pubblica Amministrazione". Da una panoramica sulla situazione della ricerca in Italia il prof. Bianco è passato ad un'analisi a volo d'uccello sul CNR, attualmente interessato da un profondo processo di riforma ed ha spiegato che "rimarrà sempre un Ente produttore di ricerca ma non avrà il compito di trasferire i risultati; in futuro, sarà sempre più accentuata la vocazione internazionale che lo ha caratterizzato fin dalla nascita". Del resto, secondo Bianco "in Europa si arriverà anche all'integrazione dei sistemi scientifici, operazione su cui già si sta discutendo a livello del Coordinamento dei Presidenti degli Organismi di ricerca europei", di cui egli stesso fa parte.

Dopo aver evidenziato come il Convegno fosse un'eccezionale occasione di scambio di esperienze e di suggerimenti che possono contribuire al miglioramento della realtà scientifica italiana, in merito al problema della "fuga dei cervelli" il prof. Bianco ha sottolineato la necessità di "creare le condizioni ottimali affinché chiunque, sia esso italiano o straniero, voglia operare nel nostro Paese possa farlo. Per raggiungere questa condizione ottimale bisogna intervenire rendendo più snelle le norme che vincolano l'attività scientifica e non invogliano i nostri ricercatori a restare e gli stranieri a venire a lavorare in Italia".

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