T E S T I M O N I A N Z E

di LUCIO BIANCO
Presidente del CNR

In ricordo di Vincenzo Caglioti
Un presidente
lungimirante

Dal 1967 ai primissimi anni dell 1970 il CNR ha avuto il suo maggiore sviluppo scientifico, in termini di costituzione di organi di ricerca in tutti i settori desciplinari ivi compresi quelli umanistici, in seguito all'approvazione della Legge di riordino dell'Ente ("Organizzazione e Sviluppo della Ricerca Scientifica in Italia", 2/3/63, n. 283), che dette luogo, fra l'altro, alla costituzione di ulteriori quattro Comitati Nazionali di Consulenza, tre dedicati alle discipline umanistiche (Comitato nazionale per le scienze storiche, filosofiche e filologiche, Comitato nazionale per le scienze giuridiche e politiche, Comitato nazionale per le scienze economiche, socialogiche e statistiche) ed un Comitato interdisciplinare per le ricerche tecnologiche, che andavano ad aggiungersi ai sette già esistenti. L'interprete principale dell'attuazione della Legge fu il Prof. Vincenzo Caglioti (Presidente del CNR dal 1965 al 1972), che si è spento recentemente, il 1· dicembre scorso, all'età di 96 anni. Considerato uno dei padri della moderna chimica inorganica, è stato fin dal 1937 Docente di Chimica Generale all'Università di Roma "La Sapienza", dopo aver espletato altri precedenti incarichi di docenza in diverse università italiane. Personalmente lo ricordo come uno dei pofessori carismatici del bienno delle facoltà di Ingegneria all'inizio degli anni '60. Dal 1959 al 1965, cioè fino al momento della sua nomina alla guida dell'Ente, il prof.Caglioti è stato Presidente del Comitato Nazionale per le Scienze Chimiche del CNR: egli conosceva, pertanto, tutti i problemi del maggiore Ente di ricerca scientifica del Paese, da cui, proprio in quegli anni, nacque anche il Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare (CNEN), trasformato poi nell'attuale Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente (ENEA). Il Prof. Caglioti, nato a Soriano Calabro nel 1902 e laureatosi in Chimica presso l'Università di Napoli nel 1924, perfezionò i suoi studi nel campo della chimica strutturistica in varie Università tedesche, ottenendo poi, come sopra accennato, la Cattedra a "La Sapienza", dove rimase per lunghissimi anni come professore fuori ruolo e professore emerito.
Nel 1957 l'Accademia dei Lincei gli assegnò un premio nazionale per la Chimica, in riconoscimento dei suoi numerosi studi nel campo della chimica strutturistica e dei composti di coordinazione, ricerche che si rivelarono fondamentali per lo sviluppo delle applicazioni della chimica in campo industriale e che ne fanno un pioniere nello sviluppo dei rapporti tra scienza ed industria. Il suo nome è legato, tra gli altri, ad alcuni grandi avvenimenti del progresso della scienza nel dopoguerra; primo tra tutti il "Progetto propilene" del premio Nobel Giulio Natta, che portò in Italia e nel mondo allo sviluppo della ricerca sui polimeri, che fu poi approfondita dalla Montedison e dal Politecnico di Milano. Membro del Comitato di redazione del "Journal of Inorganic and Radiochemistry", scrisse egli stesso oltre 100 pubblicazioni scientifiche tradotte in più lingue; fu, inoltre, tra i fondatori dell'Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno (Svimez) e, per numerosi mandati, Presidente dell'Ente Sila.
Si deve a lui, che consapevolmente aveva proseguito il lavoro proficuo svolto dal suo predecessore Prof. Polvani, l'impulso allo sviluppo delle attività scientifiche, sia in termini di posti di lavoro sia di finanziamenti, e la ricerca di un equilibrato rapporto tra CNR ed Università, nella visione di un CNR come punto di incontro di tutta la comunità scientifica nazionale e sede di coordinamento di tutta la ricerca pubblica. Sotto la sua presidenza si verificò un notevole aumento dei finanziamenti al CNR che salirono dai 9 miliardi del 1964 ai 54 miliardi del 1969 (pari all'1,05% del PIL). Durante il mandato di Caglioti alla guida dell'Ente nacque un Gruppo Nazionale per le Ricerche Spaziali, frutto dei successi ottenuti con i lanci equatoriali del satellite San Marco, che aveva lo scopo di rappresentare l'Italia nei programmi comunitari ELDO ed ESA e di incentivare nel nostro Paese le attività e le ricadute tecnologiche legate alla ricerca nello spazio.
La legge del 1963, pur avendo accresciuto il bilancio dell'Ente, aveva lasciato aperti spazi di trattativa per la sistemazione dello stato giuridico dei ricercatori a contratto, per l'aggiornamento della normativa interna, per la revisione degli Organi e la creazione delle Aree della Ricerca (tra cui quella di Montelibrettii, dedicata alla chimica, fu promossa proprio dal presidente Caglioti), ma nonostante la crescita e lo sviluppo scientifico, il vento del '68, la situazione del precariato e la contestazione stravolsero i programmi del Prof. Caglioti, dando luogo ad un lungo periodo difficile da gestire anche per un Presidente che aveva lavorato sodo per la crescita dell'Ente e che aveva avuto intuizioni molto avanzate in materia di applicazioni della ricerca e di trasferimento tecnologico. "Su tutto risultava l'assenza di un qualsiasi intervento governativo che lasciava il CNR in uno stato di incertezza tale da far ritenere che ci fosse una precisa volontà di ridurre il prestigio del principale Ente di ricerca scientifica in Italia". Così viene introdotto il quadro politico del Paese di quegli anni dalla storiografa Maria Rosaria Valensise nel volume "1923-1993 70 anni del CNR" (novembre 1993).
Il Prof. Caglioti in una riunione del Consiglio di Presidenza del marzo 1971 - si legge nella suddetta pubblicazione - dichiarava, tra l'altro, "...Si deve rilevare tuttavia che esistono vari gruppi che non hanno interesse all'esistenza in Italia di un organo responsabile e competente per i problemi della ricerca scientifica. L'esistenza di questi gruppi è apparente da tempo, almeno dalla occupazione della Sede Centrale del CNR nel luglio 1969. Anche la situazione d'incertezza e di rinvio per quanto riguarda i problemi del personale amministrativo del CNR possono trovare in parte spiegazione nella carenza di una chiarezza di indirizzo politico, a livello governativo, per quanto riguarda la ricerca. Il finanziamento della ricerca da parte dello Stato avviene principalmente oggi al di fuori del CNR e senza la sua consulenza: il CNEN, l'INFN, l'EURATOM, il CERN, l'ESRO, le attività spaziali, il progetto di aereo a geometria verticale, i fondi per la ricerca IMI, assorbono finanziamenti per centinaia di miliardi, dando luogo ad una spesa ingiustificata su un piano scientifico e sociale. Se si tiene conto che il CNR ha un bilancio di 57 miliardi dei quali circa 40 impegnati per spese fisse (spese generali, personale di ricerca, minimo di dotazione agli organi) si può concludere che le attuali manovre attorno al CNR non hanno l'obiettivo principale di conquista dei suoi finanziamenti potenziali, ma piuttosto tese ad indebolire il CNR e ad impedire che svolga la sua funzione di consulenza, mettendo in guardia il Governo sulle assurdità degli attuali sviluppi del finanziamento della ricerca". Queste parole sembrano scritte in questi giorni, in cui una grande attenzione, non sempre disinteressata, è dedicata alla riforma dell'Ente. Egli lascia un'impronta indelebile nel mondo della scienza ed una traccia ben precisa nello sviluppo degli ultimi trent'anni del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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