LE AREE DI RICERCA
di Romano Cipollini
Presidente del Comitato nazionale di Consulenza per le Scienze
Chimiche del CNR e Presidente dell'Area di Roma-Montelibretti


LA SCHEDA
Area della ricerca di Roma

ISTITUTI


SERVIZI


La pianta di
Montelibretti

Una ricerca
dinamica
per il nuovo corso
del CNR

Il ruolo delle Aree di Ricerca,
insieme con quello degli Istituti Nazionali,
produttori di scienza pura ed applicata,
è fondamentale per rendere più moderna e funzionale
l'opera di revisione avviata dall'Ente



Nel Consiglio Nazionale delle Ricerche si sta iniziando una profonda opera di revisione e conseguente ristrutturazione di tutte le componenti fondamentali del Sistema Ente.

Ricerca Extra-Murale, Ricerca Intra-Murale, Rete di Ricerca Propria, Progetti Finalizzati, Progetti Strategici, Amministrazione, Risorse Umane: insomma tutto nel CNR è oggi posto in discussione, una discussione costruttiva naturalmente, tutto è rivisto alla luce di una politica di rilancio dell'Ente nell'ambito del Sistema Italia.

Uno dei punti focali delle analisi e delle proposte operative che via via vengono discusse in seno al Consiglio di Presidenza (CdP) dell'Ente riguardano, per l'appunto, la rete degli Organi e delle Aree di Ricerca del CNR.

Il problema non banale che il CdP si trova a dover affrontare è il seguente: coniugare lo sviluppo dell'Ente con uno scarso o addirittura nullo impatto sul Bilancio dell'Ente stesso.

Personalmente non credo che si possano fare ristrutturazioni pesanti in momenti di ristrettezza di bilancio. Però è anche vero che, di questi tempi, i cittadini richiedono alle Istituzioni una prova di credibilità, che dimostri la loro piena capacità di operare sul campo senza ricorrere, almeno in prima istanza, ad un aggravio del Bilancio.

Inoltre sono per lo meno tre decenni che la Comunità Scientifica Nazionale si lamenta dello scarsissimo rapporto fra fondi complessivamente dedicati dal Paese alla Ricerca e Sviluppo ed il PIL. Purtroppo queste lamentazioni continue ed anche molto autorevoli non sono fino ad oggi servite a nulla. Anzi il rapporto fondi R&S/PIL è passato dall'1,4 del '94 all'1,25 del '95.

Il CNR vuole, quindi, agire in maniera proattiva, rendendosi più visibile ai propri utenti, rendendo più efficaci le strutture che al proprio interno fanno ricerca, rileggendo l'intera frontiera della scienza mondiale al fine di indirizzare i futuri sviluppi delle proprie ricerche, migliorando la propria capacità di programmazione e pianificazione, semplificando al massimo le proprie infrastrutture amministrative nel pieno rispetto dei principi di trasparenza ed efficacia, cercando di creare un legame stabile con eventuali investitori, pubblici o privati, realmente intenzionati a lavorare nell'ambito del mercato dei venture capitals per R&S.

Il concetto che sta alla base degli interventi del CdP sulle strutture e sulle infrastrutture del CNR è quello di rete. Tale rete deve essere caratterizzata da nodi a connettività dinamica e deve potersi sviluppare contemporaneamente su tre piani differenti:

Il CNR, per rendere chiaro agli utenti della propria struttura le proprie finalità, il proprio ruolo e le proprie potenzialità, sta facendo un'opera di distinzione, si badi bene distinzione e non separazione, fra Organi di Ricerca da un lato ed infrastrutture tecnologico-scientifiche dell'altra. Gli attori principali di queste due classi di Organi CNR sono rispettivamente gli Istituti Nazionali (IN) e le Aree di Ricerca (AdR). Su questi due nuclei primigeni e sulle loro diverse funzioni aggreganti deve essere costruita la Rete cui prima si accennava.

Se questo deve essere vero, chi si deve occupare della creazione, della gestione, e del mantenimento conservativo ed evolutivo delle strutture ed infrastrutture tecnologiche nel cui ambito gli IN si trovano ad operare? Le Aree di Ricerca (AdR). Strutture ed infrastrutture tecnologiche e loro gestione e mantenimento costituiscono gli elementi fondamentali che oggi caratterizzano un moderno ed efficiente Ente dedito alla Ricerca.

Le AdR del CNR sono 18 e sono strutture che vengono guidate di concerto sia dalla Dirigenza Scientifica sia dalla Dirigenza Amministrativa. Di conseguenza il loro organigramma gerarchico all'interno dell'Ente richiama le strutture del cosiddetto co-management.

Nell'ambito delle Aree andrà ad operare in maggioranza personale tecnico, iscritto nei ruoli dei Tecnologi.

In questo la Dirigenza dell'Ente e le OO.SS. sono state molto lungimiranti quando con il DPR 271 del 1991 hanno creato quei ruoli, i cui profili sono oggi divenuti essenziali per la gestione dell'Ente rinnovato.

Tramite le Aree ed il personale specializzato ad esse afferente il CNR giocherà una carta importante in ambito nazionale qualora si vada ad una struttura federale degli Organismi, una volta gerarchicamente piramidali e centralizzati.

È, a questo proposito, molto significativa l'evoluzione che nel tempo ha avuto la prima AdR costruita dal CNR nei primi anni '70: l'Area della Ricerca di
Roma - Montelibretti.

La nascita di Montelibretti è connessa, fra le altre cose, ai problemi avuti alla fine degli anni '60 da molti Organi dei CNR, una volta attivi all'interno dell'Università di Roma 'La Sapienza', a rimanere in quella sede. Sotto la spinta sia di quella contingente emergenza sia dell'onda di un ragionamento generale che all'inizio degli anni '70 attraversava tutti i grandi Organismi Internazionali di Ricerca, nell'Ente si stava cercando una via per ricreare una sintesi nell'ambito dello sviluppo della Rete CNR che si era progressivamente frammentata.

L'Area di Montelibretti, partita come prima riallocazione di una serie di Organi, ha, però, avviato un proprio originale processo di sviluppo sinergico, seppur distinto dalla crescita e dallo sviluppo degli Istituti CNR ad essa afferenti