
L'uomo è il solo
architetto
del proprio futuro
Molti sono i problemi che riguardano la scienza nel dialogo con la società. Ad esempio, è sempre più acuta l'esigenza di un serio confronto tra scienziati e politici per stabilire un nuovo tipo di relazione e di dialogo nel reciproco rispetto...
Infatti, uno dei nostri principali problemi consiste nel riuscire a farci ascoltare da coloro che detengono il potere decisionale. Il potere ha diverse facce ed una delle più importanti è quella politica. Fortunatamente, in democrazia, il potere politico è conferito al Parlamento. È qui che dobbiamo esercitare pressioni per favorire la ricerca di base e far includere, ad esempio, la cooperazione scientifica negli accordi internazionali. Ci troviamo, poi, di fronte al potere economico, in particolare quello trans-nazionale, così grande da portarci a crederlo in alcuni casi impenetrabile, una macchina gigantesca regolata da leggi proprie. E c'è il potere legato all'educazione, molto influenzabile, e alla cultura. Le culture stesse sono usate, a volte, per bloccare i cambiamenti e come pretesto per dissuadere dallo sforzo di cambiare il mondo. Anche i problemi legati ai credi religiosi, di grande rilevanza oggi in molte parti del mondo inclusa l'Europa, sono problemi legati all'interpretazione e alle istituzioni, e non all'essenza della religione stessa.
Dobbiamo trarre vantaggio da tutti questi poteri e guardarci dal rimanere isolati nelle nostre torri d'avorio. Oggi più che mai è essenziale che il potere intellettuale si riversi per le strade allo scopo di comprendere le reali necessità e i desideri della gente. Ritengo che alla vigilia del nuovo secolo l'Unesco debba assumere un ruolo leader per far ascoltare agli uomini di potere la voce della scienza come soluzione ai problemi dell'uomo.
Sembra ormai urgente riconsiderare i rapporti tra scienza e
mezzi di comunicazione...
Per discutere il futuro della scienza abbiamo bisogno di riflettere sulla sua natura.
La scienza è principalmente, e soprattutto: conoscenza di base, ricerca, scoperta, riflessione, cambiamento ed invenzione che conduce ad un nuovo sapere e alle sue applicazioni.
Esiste, inoltre, la scienza nella sua forma divulgativa, usata per stabilire una consapevolezza globale a livello dei cittadini che influenzerà il processo decisionale attraverso i mass media. Poi esiste la scienza che viene insegnata, alla quale si deve prestare grande e profonda attenzione. Tuttavia, oggi, esiste anche un'altra funzione della scienza, di importanza vitale, quella persuasiva. A volte risulta necessario far ricorso ad argomentazioni scientifiche molto concise ed esatte per persuadere coloro che detengono il potere decisionale che, con le migliori intenzioni del mondo, sono resi ciechi dalle pressioni che su di essi sono esercitate.
Una simile persuasione scientifica, che deve servirsi dei migliori messaggeri possibili, personalità d'alto livello, dovrebbe concentrarsi soprattutto sul fenomeno della irreversibilità. La mia esperienza di biochimico mi ha insegnato che nel processo decisionale scientifico il tempo può costituire un fattore essenziale, una decisione tardiva può persino uccidere. Perciò la morale del tempo è un elemento chiave nella scienza. Ciò deve riflettersi nel modo in cui la scienza viene divulgata e nell'insegnamento. E se dobbiamo persuadere, un altro importante fattore consiste nel presentare sempre alternative possibili e positive. Un aspetto della scienza, infine, che i mediatori del potere devono osservare con attenzione è il ruolo della scienza di base, soggetto a rischio nel clima odierno di rapida commercializzazione della ricerca.
La comunità scientifica è cresciuta e gestisce un
enorme potere. Non è necessario dotarsi, ora, di nuove regole etiche e
deontologiche? Vi sono, infine, risorse scientifiche e tecnologiche sufficienti
per poter affrontare molti dei problemi che affliggono il pianeta. Qual è
il ruolo degli scienziati e quale quello di una istituzione come l'Unesco?
Dobbiamo affrontare i problemi degli abusi della scienza così come dobbiamo utilizzare la scienza e la ricerca per un'azione preventiva per una vasta gamma di problemi. Troppo spesso siamo colpevolmente impreparati per un intervento umanitario immediato per evitare tensioni o conflitti in aree geografiche lontane, ma anche nel cuore stesso dell'Europa. Siamo pronti alla guerra ma non siamo preparati ai doveri della pace.
È per ciò necessario un profondo cambiamento di mentalità nel nostro atteggiamento nei riguardi della conoscenza e dei modi con cui applicarla ed utilizzarla.
Grande è la responsabilità della comunità scientifica in tutto ciò. Abbiamo, inoltre, bisogno di elevate competenze per una valutazione etica, oltre che scientifica, degli usi della scienza e della ricerca. In questo settore di estrema delicatezza e di importanza cruciale per il futuro dell'umanità, l'Unesco ha costituito un comitato internazionale di bioetica come forum di dialogo, riflessione e di indicazioni per la comunità scientifica e per la più ampia comunità sociale.
Ma nonostante tutte le difficoltà, rimango sempre ottimista. Penso che i problemi morali possano essere risolti, che le politiche internazionali saranno sviluppate e che si possa ottenere una generale condivisione del sapere.
Possediamo gli strumenti, i metodi, i mezzi, persino le risorse. Tuttavia, al tempo stesso, dobbiamo chiarire che noi, istituzioni - governative o non - possiamo aiutare i Paesi a patto che loro vogliano aiutarsi. Uno dei momenti più gratificanti che ho vissuto all'Unesco è stato lo scorso anno a Nuova Delhi quando l'India ha preso la decisione di raddoppiare il suo investimento per l'educazione.
Dovremo assistere ad analoghe decisioni per miglioramenti in altri Paesi quali Cina, Nigeria, Egitto e Brasile.
Sia il gruppo come il singolo possono dare il proprio contributo alla rielaborazione delle priorità. La città costituirà un elemento chiave del processo in quanto luogo dove vivono i cittadini dove l'educazione può agire per rivelare il potenziale di tutti gli esseri umani ed inculcare valori di pace, responsabilità etica e dissenso costruttivo, con perseveranza e senza violenza. Di render concrete queste prospettive sono responsabili le nostre famiglie, gli insegnanti e i sindaci perché è a livello dei singoli cittadini che si trova la possibilità di democrazia. E la capacità che ha ogni singolo uomo di partecipare al processo decisionale deve essere posta alla base della cultura della pace.
Non possiamo permetterci di venir trascinati da forze esterne, dalla società e dalle leggi del mercato: spetta a noi anticipare per individuare le scelte migliori per il futuro, la nostra eredità migliore, il patrimonio, ancora integro, che l'Unesco ha il compito di proteggere. Il passato è stato diviso ingiustamente e le risorse sono state spartite in parti diseguali.
L'Unesco intende proteggere il futuro patrimonio dell'uomo da conflitti, dalla mancanza di sicurezza e dell'ingiusta distribuzione della ricchezza. Quel che è veramente importante è incoraggiare e promuovere la transizione da una cultura antica di guerra e di contrasti ad una cultura di pace, dalla logica della forza alla forza della ragione. Vogliamo una visione della scienza nel suo rapporto con la società, in cui l'uomo venga educato per far sì che assuma le proprie responsabilità, per essere il solo architetto del proprio futuro. *