EDITORIALE/2
di Nunzio de Rensis
Direttore generale del CNR


Ricerca scientifica
e Pubblica Amministrazione



Il tema è sempre stato l'argomento principale di tutti i miei interventi nelle sedi centrali e periferiche del CNR, nelle quali ho avuto modo di esprimermi. In questo primo numero della rivista del CNR, da tempo auspicata perché ritenuta essenziale per promuovere la conoscenza dell'Ente e delle realizzazioni concrete delle sue attività, mi sembra opportuno svolgere qualche considerazione sull'importanza del rapporto in tema e sull'esigenza di un'efficiente azione amministrativa al servizio della ricerca scientifica.

Il termine "servizio" non scredita una funzione importantissima e, alle volte, capace di condizionare i risultati dell'Ente di ricerca. Tutta l'Amministrazione è al servizio dello Stato e quindi del cittadino: è il suo naturale compito; i suoi attori, quindi, devono essere orgogliosi e fieri se contribuiscono efficacemente a conseguire i risultati finali del complesso in cui operano.

Questi semplici concetti, troppo spesso non assimilati e fatti propri dagli operatori amministrativi, sono la negazione della funzione concepita come potere. Infatti, nel termine funzione è, in primo luogo, insito il dovere di esercitarla per il buon andamento, evitando ogni omissione che è, fra i comportamenti censurabili, quello più dannoso al buon risultato, ma, in secondo luogo ed è quel che più conta, vi deve essere nell'operatore il convincimento che la funzione è un dovere di servizio in quanto complementare e propedeutico al raggiungimento dei risultati di ricerca scientifica ottenuti dagli operatori tecnici che in essa operano.

Dovrebbe essere chiaro che l'Amministrazione, nella ricerca scientifica, non consegue diretti risultati con provvedimenti che incidono immediatamente nella realtà economico-sociale dei cittadini; è soltanto di supporto per la regolarità e correttezza di altre attività di produzione (scientifica) essenziali per il Paese.

È questa la realtà che deve costituire la guida dei comportamenti di ogni addetto alla funzione amministrativa nella ricerca scientifica, al servizio della Legge e non delle persone.

Va anche detto, con pari forza, che gli addetti tecnici alla ricerca devono rispettare, nell'esercizio delle loro attività, le regole dell'Amministrazione che costituiscono garanzia del corretto operare e dell'uso delle risorse economiche utilizzate. Le finalità di ricerca scientifica, per quanto importanti, di alto livello, essenziali per un Paese moderno, non possono consentire ad alcuno momenti di arbitrio, situazioni di privilegio, irresponsabilità, imparzialità e quanto altro esuli dalle finalità di ricerca. Lo scienziato, per quanto sia alta la sua fama, grandi le sue capacità intellettuali, ha gli stessi, anzi maggiori obblighi, per la sua cultura, del cittadino comune e, quindi, degli operatori amministrativi.

Le considerazioni che precedono possono far sorridere coloro che ritengono di sapere come vanno o sono andate le cose in Italia. Questo modo di pensare, a mio avviso, è superato e non tiene conto dell'esigenza di cambiamento presente nel Paese.

Passando alle azioni concrete, ai lettori interesserà sapere cosa si è fatto e si sta facendo nel CNR per l'applicazione dei principi morali e giuridici che ho provato ad esprimere.

Si è cercato di dare concreta applicazione alla Legge 29/93, normativa di applicazione non facile e non semplice perché ha modificato decisamente la titolarità delle funzioni e delle competenze e quindi delle connesse responsabilità. Esiste la norma scritta, ma la sua attuazione progredisce faticosamente per le resistenze culturali presenti negli operatori che la devono applicare.

Un principio, tuttavia, emerge con chiarezza dalla citata legge: chi ha compiti di direttiva e, ovviamente di verifica dell'attuazione degli indirizzi dati, non può e non deve amministrare disponendo dei dirigenti e delle loro competenze, perché essi sono al servizio delle leggi dello Stato e non di persone, organizzazioni e gruppi. La predicata riforma della Pubblica Amministrazione, tanto importante per il Paese, avverrà soltanto se la Legge 29/93 sarà veramente applicata nel convincimento che il rispetto delle competenze, delle funzioni e quindi delle responsabilità è essenziale e condizionante per il buon andamento dell'Amministrazione. Non si può pretendere che soltanto sugli amministratori pubblici ricadano le responsabilità di ciò che è avvenuto e avverrà nel Paese.

La verità è che oggi gli amministratori, oltre ad essere sottoposti a procedure defatiganti, sono intimoriti dai molteplici controlli amministrativi e giurisdizionali che ne frenano la efficiente attività di gestione.

Il nuovo regolamento di contabilità presenta le stesse difficoltà di attuazione, ma anch'esso costituisce un gran passo avanti nella determinazione delle competenze e responsabilità; un più limpido assetto finanziario ed una maggiore autonomia e snellezza operativa nell'uso delle risorse di bilancio da parte dei Direttori degli Organi. Anche il decentramento amministrativo e contabile sta facendo i suoi primi ma decisivi passi. La razionalizzazione degli interventi mobiliari e immobiliari, unitamente al contenimento della spesa in tale materia, avviene ora in un assetto programmato nel rispetto del principio di economicità.

Infine il riesame degli interventi previsti dall'Intesa sul Mezzogiorno sulla base di una nuova impostazione che intende far coincidere l'investimento finanziario con precisi momenti di sviluppo dell'occupazione, che a sua volta coincide con il potenziamento e il progresso programmato delle attività della ricerca scientifica.

È qui auspicabile la fiducia dello Stato erogatore nei confronti del CNR, che in qualità di suo Organo, come prevede la legge, ha le capacità realizzative per tale programma di razionali ed economici investimenti, nonché per dimostrare responsabilmente i modi ed i tempi della sua azione e la qualità dei risultati raggiunti. In altri termini: meno lacci e laccioli, più affidamenti responsabili nell'autonomia dell'Ente, peraltro sottoposto a vigilanza e verifica.

Si potrebbe dire di più perché tante sono le cose fatte, ma ancora di più quelle da fare, l'impegno esiste, vi è unità di intenti, sulle linee accennate, anche da parte delle Organizzazioni Sindacali. Si spera di meritare il consenso e qualche apprezzamento, la comprensione per quello che ancora non si è realizzato e per non essere riusciti ad esaudire i desideri di tutti. Oggi che posso scrivere un articolo per la nostra rivista è comunque un bel giorno, perché è un altro piccolo passo avanti: abbiamo una cosa utile che prima non avevamo.