EDITORIALE/1
di Enrico Garaci
Presidente del CNR


Una rivoluzione culturale
per una nuova politica della ricerca



Da tempo pensavamo alla pubblicazione di una rivista che desse conto delle attività del CNR, che fosse di utilità sia all'interno, per i nostri ricercatori e per l'intera comunità scientifica, sia all'esterno per la conoscenza dei risultati delle ricerche per un pubblico più vasto. Da tempo volevamo colmare una lacuna con i nostri confratelli europei, per non parlare degli americani e giapponesi che ad ogni incontro o convegno, in ogni parte del mondo, ci fanno omaggio del loro "house organ". Da tempo avvertivamo l'esigenza di una pubblicazione che fosse di servizio ma, allo stesso tempo, permettesse a un maggior numero di persone la conoscenza dei fenomeni scientifici, dei risultati delle ricerche, che appagasse la curiosità di chi si interroga sul significato di un fenomeno, sulla sua funzione, sui motivi che portano a quei risultati scientifici, perché avverte sempre più l'importanza della ricerca nella vita pratica di tutti i giorni.

Questo desiderio di capire e di essere informati è sempre più diffuso e deriva dal fatto che, oggi, la vita umana è permeata e condizionata da numerosi e complessi fattori tecnici e tecnologici, con i quali bisogna convivere e, per una buona convivenza, bisogna conoscerli. La gente comune sta lentamente prendendo coscienza della necessità di apprendere, almeno nelle linee generali, gli argomenti della scienza e della tecnica che possono avere influenza sulla situazione attuale e futura del modo di vivere. Col passare del tempo, ad ogni nuova scoperta, si è sempre più consapevoli della enorme forza di impatto che l'evoluzione delle scienze e lo sviluppo del progresso tecnologico esercitano sulla società, sulla vita, sulle abitudini comportamentali, sugli stessi orientamenti politici (pensiamo alla difesa dell'ambiente, alle scelte energetiche), così che una chiara, obiettiva, autorevole comunicazione risulta essere non soltanto opportuna, ma indispensabile.

La fruizione di prodotti e servizi ad alta tecnologia può attuarsi solo se si forniscono ai potenziali utenti basi delle conoscenze adeguate.

Ma per fornire informazioni concrete e obiettive, per comprendere le conseguenze sociali del progresso scientifico e tecnologico, occorre uno sforzo comune, una rivoluzione culturale che inizi nelle scuole e scuota il mondo produttivo, gli stessi ricercatori e scienziati, gli operatori della comunicazione.

Ciascuno, per la sua parte, deve fare uno sforzo per rendere più comprensibile l'informazione scientifica presso il grande pubblico.

Viviamo in un mondo incerto, insicuro, in continuo cambiamento per il clima, la temperatura, la salute. L'uomo sta modificando il pianeta. Prepararsi ai mutamenti in corso è un impegno etico e morale e la divulgazione sulle conseguenze sociali del progresso scientifico e tecnologico è un atto di democrazia.

Il CNR, in sintonia con la società che cambia a ritmi vertiginosi, ha in corso una profonda opera di revisione e ristrutturazione delle sue componenti, tra le quali l'amministrazione che si è dotata di un nuovo regolamento tendente al decentramento gestionale e alla sburocratizzazione dell'Ente, onde rendere più snelle le procedure legate all'attività di ricerca; ha avviato, inoltre, la realizzazione degli Istituti Nazionali di Coordinamento, con lo scopo di concentrare in precisi gruppi tematici le attività dei propri Organi, per una migliore valorizzazione delle risorse umane e finanziarie.

Tale riforma si colloca nel disegno più ampio ed ambizioso di un processo di maggiore internazionalizzazione della ricerca italiana e di un suo inserimento nella catena scuola-formazione-università-ricerca-impresa.

Solo dalla sinergia di queste componenti potrà scaturire il circolo virtuoso tra produzione delle risorse umane, produzione del sapere e la sua immissione nei processi produttivi, crescita dell'impresa e crescita delle risorse umane. Insomma, il famoso triangolo che il Presidente Prodi ha sintetizzato così bene, quando ha sostenuto che l'economia funziona davvero se è completa la catena invenzione-innovazione-diffusione all'interno del sistema economico.

Il CNR ha avuto il merito storico di essere un importante incubatore di conoscenze innovative che riguardano numerosi settori, tra cui la biologia molecolare, l'informatica, i materiali e l'ambiente.

Noi dobbiamo e vogliamo rendere conto di come vengono utilizzate le risorse che devono servire per il progresso del Paese che, oltre alla nota creatività e fantasia, ha bisogno, per competere sui mercati mondiali, di ricerca e la nostra, se messa in condizioni di competere, è di ottimo livello.

Il CNR deve essere una casa di vetro, limpida e trasparente, sempre capace di rendere visibili i risultati delle proprie attività, anche attraverso la realizzazione di "Ricerca & Futuro".

Ci auguriamo che la nostra rivista possa rappresentare un agile strumento per divulgare ampiamente i risultati scientifici e per seminare con profitto quella pianta della cultura della ricerca che nel Paese non ha avuto la meritata attenzione.

La scelta del nome "Ricerca & Futuro", vuole essere una indicazione, un programma, un monito per ricordare a tutti, addetti ai lavori e non, che il futuro si gioca sulla ricerca e che senza ricerca non c'è futuro.

L'avvenire dipenderà da come sapremo affrontare i problemi della scienza, dall'approccio che ognuno avrà con le nuove tecnologie, dall'atteggiamento mentale che ognuno assumerà nei confronti del progresso scientifico.

Tale atteggiamento deve ispirarsi ad un sentimento di solidarietà tra gli uomini e tra l'uomo e la natura.

La scienza è nata con l'osservazione della natura. Dobbiamo maturare una maggiore consapevolezza di appartenere alla natura e di doverla rispettare.

Abbiamo già detto che la rivista deve essere utile, deve servire ai ricercatori per comunicare tra loro, per far conoscere il loro parere sulle cose fatte e su quelle non fatte, sui loro dissensi, sulle loro aspirazioni e richieste.

La rivista è al vostro servizio.

Una cosa è certa, con l'avvento alla Presidenza del Consiglio dell'On. Romano Prodi e al Ministero della Ricerca dell'On. Luigi Berlinguer, siamo più ottimisti per il futuro, perché entrambi, per averlo insegnato ai giovani all'Università, per averlo scritto in saggi e riviste, per averlo sostenuto in numerosi convegni e dibattiti, sanno bene che la ricerca non è un lusso, ma un investimento produttivo e strategico per un Paese moderno e competitivo, come ha dichiarato il Ministro Berlinguer nell'intervista che ci ha rilasciato.